L'intervista

Barbara Mazzolai: "Ogni pianta è al centro di una rete di relazioni"

Barbara Mazzolai 
L'ingegnere e biologa che dirige il Laboratorio di Robotica Soft Bioispirata all’Istituto Italiano di Tecnologia ha scritto un libro per ragazzi in cui spiega il valore delle piante. "Rispettarle significa dare una chance in più all’umanità"
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Ci sono ancora tante domande senza risposta, persino sulle piante. Esseri che hanno colonizzato la terraferma ben prima di noi, oltre 400 milioni di anni fa, e che per Homo Sapiens, fin dalla sua comparsa 200mila anni or sono, hanno rappresentato fonte di cibo, di calore, di riparo. E oggi forse sono una delle poche vie di salvezza per sfuggire all'eccesso di CO2 nell'atmosfera, al riscaldamento globale, all'emergenza climatica prossima ventura.

Nonostante il lungo cammino fatto insieme, gli alberi continuano a svelarci i loro misteri un po' per volta, con la stessa lentezza che caratterizza la loro crescita e i loro movimenti. A molte delle domande sul mondo vegetale ha dato risposta in questi ultimi anni Barbara Mazzolai, ingegnere e biologa che dirige il Laboratorio di Robotica Soft Bioispirata dell'Istituto Italiano di Tecnologia. E ora Mazzolai risponde a sua volta a 15 quesiti in un libro per ragazzi curato da Pierdomenico Baccalario e Federico Taddia: Gli alberi parlano? Il libro che ti spiega tutto sulle piante (Il Castoro, pp. 114, 15,00 euro). Con un messaggio di fondo: salvare le piante equivale a salvare noi stessi.

Barbara Mazzolai, abbiamo ancora negli occhi le immagini degli incendi che hanno devastato molte zone del pianeta quest'estate. Cosa va in fumo quando brucia un albero?

"Molto più della singola pianta. Va in fumo tutto un ecosistema. I vegetali sono alla base della catena alimentare e quindi la loro scomparsa condiziona tutte le specie che direttamente o indirettamente se ne cibano. Ma non è solo questo: ormai sappiamo che ogni singolo albero è il nodo di una rete che lo collega a migliaia di altri esseri viventi. Altre piante, uccelli, ma soprattutto funghi e microrganismi che non vediamo perché sotterranei. Le piante comunicano con gli insetti impollinatori emettendo sostanze volatili e permettono la vita rilasciando ossigeno e assorbendo CO2. Un incendio distrugge in pochi minuti questa rete di relazioni che ha impiegato secoli a essere intessuta".

Lei studia le piante per costruire robot che le imitino nei movimenti. Ma perché è così difficile imitare un'altra loro caratteristica, e cioè la capacità di assorbire CO2 dall'aria? Sarebbe fondamentale che catturare l'anidride carbonica in eccesso e combattere il riscaldamento globale.

"La difficoltà risiede proprio nella complessità della rete di cui gli alberi fanno parte. Non si può replicare il funzionamento di una singola pianta senza replicare anche le funzioni di batteri, funghi, insetti che le ruotano intorno. Ci si sta provando con soluzioni tecnologiche innovative, ma si rischia di creare più problemi di quanti se ne risolvano. Occorre energia, e materie prime che vanno poi smaltite. Lo dimostrano i pannelli fotovoltaici o le auto elettriche: l'idea di base è imitare le piante e cioè sfruttare l'energia del Sole, ma si deve valutare l'impatto ambientale di tutto il ciclo produttivo".

Finora piantare alberi sembra l'unica soluzione per compensare le emissioni di carbonio. È sempre una buona azione?

"Piazzare una pianta isolata in un paesaggio cementificato è sempre meglio di niente. Ma non si ricrea certo quella rete di relazioni di cui parlavamo e l'albero non sarà mai forte quanto quello cresciuto in un bosco. E comunque bisogna stare attenti a cosa si pianta: ci sono alberi che non si parlano loro o che non comunicano con gli altri organismi già presenti in un certo habitat".

Alcuni ecologi propongono di usare il legno delle foreste come materia prima. In tal modo la CO2 immagazzinata da quegli alberi nel corso dei secoli rimarrà intrappolata per sempre in travi, mobili o parquet. Senza rischiare di essere liberata nell'atmosfera nel caso prenda fuoco il bosco. Che ne pensa?

"Tagliare una pianta significa comunque privare la rete di un nodo. E anche se al posto di quell'albero si colloca un seme o una piantina, ci vorranno secoli prima di ripristinare le relazioni abbattute".

Dobbiamo dunque preoccuparci per il futuro delle piante?

"Io sarei più preoccupata per il nostro di futuro. Gli alberi hanno avuto oltre 400 milioni di anni per imparare a diventare resilienti, ne hanno viste di cose. Non invece siano sulla Terra da poco più di 200mila anni, siamo una specie giovane e molto più vulnerabile".

In effetti, all'epoca dei dinosauri c'era molta più CO2 nell'atmosfera rispetto a oggi, le temperature erano assai più alte e le piante prosperavano, perché la Terra era una sorta di gigantesca serra. Le piante non hanno quindi nulla da temere dal riscaldamento globale?

"Loro starebbero benissimo, come è successo nella preistoria. Qualsiasi cosa accadrà le piante rimarranno, siamo noi gli esseri in pericolo. Ma rispettare le piante significa dare una chance in più all'umanità".

Perché ha accettato di scrivere un libro per ragazzi su questi temi?

"Solo attraverso la conoscenza si possono prendere decisioni mirate. E penso sia giusto iniziare con la formazione dei bambini, insegnare loro ad amare gli animali, le piante, gli ecosistemi. Mi ritengo fortunata, perché i miei genitori l'hanno fatto con me e ora vorrei dare il mio contributo: sogno per esempio di portare nelle classi i miei robot che imitano le piante per spiegare ai ragazzi cosa possiamo imparare dalla natura".