Siccità
Il "Ponte delle barche" sul Ticino, tra Bereguardo and Zerbolo. Miguel Medina/AFP via Getty Images 

L'Italia ha sete, da nord a sud soffrono regioni e raccolti. "Serve un piano per il futuro"

Situazione critica in Piemonte, l'Umbria mai così arida da 15 anni. Arrancano Sicilia e zone adriatiche. Fiumi a secco e pochi invasi quasi ovunque. Per Anbi e Coldiretti servono risposte alla crisi climatica

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La secca Italia spera nelle pioggie, sempre che non siano devastanti e letali per i raccolti. Perché in questa estate 2021 del record di caldo in Europa, lo Stivale paga già un prezzo altissimo sia a livello di siccità sia di danni alle coltivazioni: quasi ogni regione è in estrema sofferenza per terreni aridi, fiumi a secco, desertificazione e carenza di pioggia e in quelle dove si è riusciti a portare avanti i raccolti grandine ed eventi meteo intensi hanno fatto disastri.
 
A metà settembre l'Italia si presenta dunque come un territorio aridissimo, a rischio frane, con zone dove è necessario - con la crisi climatica che avanza - trarre una lezione da questa estate siccitosa investendo in invasi, rete idrica, soluzioni per l'approvvigionamento delle acque in vista del prossimo anno.  
 Due fotografie, una legata ai dati diffusi dall'Anbi, e l'altra dall'osservazione satellitare di Eumestat, restituiscono infatti l'immagine di uno Stivale che da nord a sud paga piogge finora troppo a "macchia di leopardo" e terreni sempre più secchi che mettono in ginocchio coltivazioni come quelle legate alla frutta.


 
L'Umbria per esempio non osservava una siccità del genere da almeno 15 anni, il Molise vede i livelli addirittura inferiori di due metri rispetto alla forte siccità del 2017 se si guarda per esempio la condizione della diga del Liscione a Guardalfiera.
 

In Abruzzo è stato sospeso il servizio irriguo della diga di Penne per esaurimento della disponibilità d'acqua e in generale tutte le regioni adriatiche sono in estrema carenza idrica. Soffrono le Marche (con il fiume Sentino sempre più basso), arrancano le zone costiere della Romagna dove non piove. Non va meglio in una Emilia con fiumi a secco (il Trebbia, il Taro) o a livelli di minimo storico mensile, mentre il Po resta in regime di magra.

In Piemonte per molti versi - come nell'area di Cuneo - la situazione è drammatica. Diversi fiumi hanno portate dimezzate rispetto alla media storica e, secondo l'Arpa, vi è "una siccità estrema per tutta la fascia centro orientale della regione". La regione ha registrato il terzo agosto più secco degli ultimi 65 anni, dietro solo al 1961 e al 1962 e al pari di 1991 e 2011.
Record negativo anche per l'Adige in Veneto (-20% di precipitazioni) e diverse altre aree di Lombardia e Trentino.
Mentre l'Anbi ricorda la necessità di un efficientamento idrico, dell'ampliamento della rete irrigua e della realizzazione di nuovi invasi, la Colidretti ribadisce come crisi climatica e siccità stiano portando le rese di produzione alimentare in calo di quasi un terzo (oltre il 27%) quest'anno rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Il raccolto di frutta 2021, stima l'associazione degli agricoltori, è stato probabilmente il peggiore di questo secolo.
 La resa delle pere per esempio è scesa del 70% quest'anno rispetto alla media degli ultimi cinque anni, quella delle pesche di quasi il 50%. Diversi agricoltori hanno perso l'intero raccolto tra carenza di pioggie o, al contrario, per inondazioni improvvise e grandinate micidiali.  
Fra le regioni che sembrano reggere parzialmente la siccità c'è il Lazio dove fiumi come Liri e Sacco appaiono in buone condizioni, oppure in Campania il Sele, Volturno e Garigliano risultano in aumento. Un po' peggio la Toscana, dove è allarme siccità in Calvana, mentre va male invece la Sicilia, isola a fortissimo rischio di desertificazione, i cui invasi registrano i dati peggiori degli ultimi 11 anni. In Puglia, se si escludono brevi temporali, la pioggia manca quasi da 4 mesi, con i bacini pugliesi che hanno perso oltre 14 milioni di metri cubi d'acqua solo nella settimana di Ferragosto.


 
In attesa e nella speranza delle piogge autunnali, quello attuale è dunque un quadro estremamente preoccupante "in cui si conferma la crescente instabilità climatica sulla Penisola, di cui è prima vittima l'agricoltura. La risposta sta solo nell'incremento della capacità di resilienza dei territori, anche adeguando e potenziando la rete idraulica del Paese. È necessario uscire dalla logica dell'emergenza, che costerà anche quest'anno milioni di euro all'economia nazionale. Trascorso il periodo più caldo dell'estate, i Consorzi di bonifica ed Irrigazione riprendono la stagione delle inaugurazioni di nuovi impianti, ma non basta: servono nuovi investimenti, utilizzando anche i fondi del Recovery Plan" ha ricordato Francesco Vincenzi, presidente dell'Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue.