Milano
Un rendering del progetto per il nuovo Piazzale Loreto a Milano. Cetrus Nhood 

Cinquecento alberi per far respirare il nuovo piazzale Loreto

Il progetto firmato Ceetrus-Nhood dovrebbe riportare la piazza, al momento invivibile, a una fruizione da parte dei cittadini. Una riqualificazione basata sui principi di sostenibilità e inclusività

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Piazzale Loreto cambia volto e diventa “verde”: il famoso slargo, un luogo storico al momento nodo cruciale - e congestionatissimo - del traffico per la zona nord di Milano, si trasformerà grazie al progetto “LOC – Loreto Open Community”, firmato da Ceetrus-Nhood, uno dei principali attori dell'industria immobiliare in Italia specializzato in interventi di riqualificazione urbana. Il progetto ambisce a “tornare a far respirare” Piazzale Loreto e le vie limi­trofe, con una serie di interventi tra cui la piantumazione di 500 alberi: un’anticipazione della “foresta urbana” che sorgerà nella piazza è stata presentata nel corso della Milano Design Week con l’installazione Let’s Break It Up!, in cui sono stati esposti 16 alberi di Quercus Palustris, una delle specie protagoniste della riqualificazione.

 

Un progetto che nasce nel segno della sostenibilità e dell’inclusività, come spiega a Green&Blue Marco Balducci, ceo di NHood Italy.

Marco Balducci, ceo di NHood Italy 

“Siamo molto orgogliosi di guidare la cordata di progettisti vincitori del bando Reinventing Cities che porterà Piazzale Loreto da attuale non-luogo della città di Milano, congestionato dal traffico, a diventare una piazza a cielo aperto, uno spazio di dominio pubblico, ipogeo e distribuito su più livelli, in linea con gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile”.

In dettaglio, sottolinea Balducci, “torneremo a far respirare la piazza e le vie limitrofe attraverso la piantumazione a terra di 500 alberi ad alto fusto assorbenti che, insieme agli specchi d’acqua che verranno creati, restituiranno oltre 10mila metri quadri di spazio pubblico verde e contribuiranno alla riduzione dell’inquinamento e delle isole di calore”. Un sistema “integrato, mirato alla minimizzazione di sprechi e consumi, grazie alla presenza delle aree verdi assorbenti e alla gestione dell’intero ciclo delle acque con soluzioni che permettono il recupero delle acque meteoriche e i loro utilizzi per scopi irrigui e usi nobili”. Inoltre, “i volumi della piazza e l’edificio di via Porpora, che è incluso nel progetto, saranno realizzati con tecnologie costruttive sostenibili e funzionali, con strategie di progettazione volte a ridurre al minimo i consumi energetici di tutto il complesso ed efficientare il ciclo di vita degli edifici”.

L’obiettivo del progetto è giungere alla “carbon neutrality”.

“La conformazione ribassata della piazza, le caratteristiche energetiche delle superfici e le alte prestazioni degli impianti utilizzati ci consentono di contenere significativamente i consumi”, osserva Balducci. “Per farlo, abbiamo studiato le prestazioni energetiche e ambientali di base e abbiamo tenuto conto di una serie di scenari migliorativi, ovvero un ventaglio di strategie energetiche attive e passive, che includono oltre 4mila metri quadri di pannelli fotovoltaici, pompe di calore geotermiche, luci Led, ventilazione naturale, travi fredde per piazzale Loreto e soffitti radianti per via Porpora, sistemi di automazione basati sull’intelligenza artificiale e un sistema di cogenerazione alimentata a idrogeno verde. L’insieme delle nostre analisi e l’impiego di tecnologie innovative ridurranno il consumo energetico e l’impronta carbonica di piazzale Loreto e dell’edificio di via Porpora con valori prossimi a zero; solo sulla piazza, il risparmio energetico complessivo è stato stimato in circa il 97,6%. In LOC l’approvvigionamento verrà garantito dalle superfici di accumulo solare che abbiamo individuato sull’area e sulle vie limitrofe, mentre la restante parte verrà soddisfatta da energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili fuori dal sito”.

 

Un luogo in cui la comunità torna a essere al centro

“L’altro aspetto inedito del progetto è la sua nuova natura di grande piazza animata, evidente fin dal nome del progetto, Loreto Open Community. Per comunità intendiamo le persone che la abitano, secondo il modello della ‘città entro i 15 minuti’, ma anche le associazioni del territorio e tutti i cittadini che potranno riappropriarsi della piazza e popolarla di vita, attraverso i suoi servizi culturali, di intrattenimento, ristorativi e dedicati al commercio di prossimità”, spiega Balducci. “Intendiamo fare del nuovo Piazzale Loreto un luogo rispondente alle necessità dei cittadini che potranno dire la loro e conoscere da vicino il progetto nello spazio di ascolto del territorio che sarà aperto a tutti, reso ben visibile dall’attuale piazza, ben segnalato dalla stazione della metropolitana: sarà un luogo che accompagnerà i cittadini in tutte le fasi di pre-progettazione e di cantiere, fino all’inaugurazione. La nostra sfida non riguarda solo un progetto di riqualificazione urbana, ma la generazione di una piazza catalizzatore sociale e multiculturale che creerà un collegamento tra Porta Venezia, Corso Buenos Aires e le vie limitrofe, come via Andrea Doria, via Porpora, il quartiere di Casoretto, fino a Nolo”.

Piazzale Loreto nel 2020, incredibilmente senza traffico per il lockdown. Getty 

Nel progetto di ecologia integrata di LOC “un altro elemento caratterizzante sarà l’alta pedonabilità. Guidati da MIC – Mobility in Chain, abbiamo analizzato il tema del traffico, che sarà indirizzato lungo i perimetri esterni, senza compromettere la fluidità del traffico veicolare e delle vie adiacenti. In questo modo aumenteremo del 69% gli spazi destinati alla mobilità dolce, anche attraverso la creazione di 1.100 metri quadri di superficie ciclabile. Verranno quindi installate centraline per le ricariche elettriche, stalli per le biciclette e circa 1.300 metri quadri di tetti verdi. Tutte queste azioni concorreranno ad abbattere del 35% le emissioni di anidride carbonica che oggi affliggono l’area”.

 

“LOC è stato pensato fin dall’inizio come icona di sostenibilità ambientale, di mobilità lenta e socialità”, spiega Carlo Masseroli, city executive di Arcadis Italia, società incaricata di coordinare l’intero progetto. “Abbiamo deciso di trasformare un non-luogo in una piazza inclusiva che tornerà a essere simbolo di vita e di qualità per la sua città e i suoi cittadini. Loreto diventerà una nuova agorà verde con una grande area di riforestazione e uno spazio pubblico pensato ad hoc per il contesto in cui si inserisce. Questa strategia green si evince nell’intero progetto di riqualificazione: dalle scelte dei materiali da costruzione, di origine naturale e certificata, alla creazione di un ambiente che metta al centro le persone e il loro benessere. Entrando nel merito della sostenibilità e della sua declinazione reale, possiamo individuare tre punti principali: le strategie di progettazione a livello impiantistico, come la produzione di energia da fotovoltaico, geotermia e cogenerazione, che renderanno LOC autosufficiente; le strategie passive, alla base dell’approccio progettuale, grazie a cui si ridurranno significativamente i consumi del complesso costruito e, non ultima, la progettazione resiliente, garante della capacità di adattamento ai cambiamenti, primi fra tutti quelli climatici”.