Inquinamento
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Nuovo digitale terrestre, 17 milioni di tv all'assalto delle discariche

Il nuovo digitale terrestre rischia di gravare sulle tasche e sull'ambiente. Ecco cosa bisogna sapere per evitare di cambiare apparecchio e cercare di inquinare meno

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Il passaggio al nuovo digitale terrestre non è imminente. A partire da metà ottobre si procederà con una pre-transizione che non comporterà grossi cambiamenti per i telespettatori. La rivoluzione è prevista a partire dal mese di giugno del 2022. Non tutti però dovranno cambiare tv: in molti casi sarà sufficiente dotarsi di un apposito decoder e, chi ha acquistato un nuovo televisore in tempi recenti, è probabilmente già in possesso di un apparecchio predisposto. Il rischio, oltre a quello di spendere denaro inutilmente, è quello di produrre una quantità di rifiuti non necessaria.

Stringiamo il campo

Un'indicazione precisa arriva da Marco Sabbadini, esperto dell'Associazione di consumatori Altroconsumo: "Le tv acquistate dal 2018 sono già pronte. Le persone che hanno acquistato una tv dopo il 2015 possono verificare con un semplice esperimento se è compatibile con gli standard che verranno adottati".

Un test che può essere svolto in modo rapido sintonizzandosi sul canale 100 o sul canale 200 (rispettivamente il canale di test Rai e quello Mediaset). Se la scritta "Test HEVC Main10" è visibile, significa che il televisore è abilitato e non occorre comprarne uno nuovo né dotarsi di un decoder.

Raee: cosa sono e come smaltirli

Se così non fosse potrebbe essere necessario risintonizzare manualmente i canali, facendo ricorso al manuale d'uso del proprio apparecchio, e rieseguire il test. Nel caso fosse ancora infruttuoso, questo costituirebbe soltanto un indizio e non la prova definitiva della necessità di acquistare un nuovo tv.

"Anche queste persone però - spiega Sabbadini - possono evitare una spesa di centinaia di euro, acquistando un decoder esterno, una scatoletta del tutto simile a quella che molti di noi hanno usato tra il 2008 e il 2009, quando c'è stato il passaggio dall'analogico al sistema digitale. Il costo di un decoder parte dai 20-30 euro".

Chi invece avesse acquistato il tv a ridosso del 2010 sarà quasi certamente costretto a sostituirlo.

La questione rifiuti

Diverse fonti riportano dati differenti: c'è chi stima che i tv da cambiare saranno circa 10 milioni e chi si spinge fino a 15-20 milioni.

Non essendoci una stima ragionevolmente affidabile, abbiamo consultato l'edizione numero 53 del Rapporto Censis sulla situazione del paese nel quale viene riportato che in Italia ci sono 42,3 milioni di televisori (il dato risale alla fine del 2018) e, contemporaneamente, il rapporto FUB - Auditel 2021 (documento a cui ha fatto riferimento il Governo per conoscere i numeri della transizione) nel quale appare che, a marzo del 2021, il 45,8% delle famiglie italiane non aveva tv compatibili con l'avvento del nuovo digitale terrestre (erano il 57,6% a febbraio del 2020). Avvalendoci dei dati ISTAT risulta che in Italia ci siano 26 milioni di famiglie e che ognuna, sempre tenendo fede ai dati Censis, possegga in media 1,7 televisori. Ci sono quindi tutti gli elementi per abbozzare un calcolo il cui risultato dà pressappoco 20 milioni di tv da rottamare.

Considerando anche che il bonus tv da 100 euro sta prendendo piede, ci spingiamo a sottrarre al totale ottenuto 2,5 milioni di apparecchi tv, considerando i 250 milioni di euro stanziati dalla Legge di bilancio del 2019, arriviamo a sostenere che gli apparecchi tv da sostituire saranno circa 17,5 milioni. Un numero che può essere ridotto informandosi a dovere o ricorrendo all'apposito decoder esterno.

Come riciclare i vecchi tv

Il corretto smaltimento è essenziale, ancorché non risolva da sé il problema dell'ingente quantità di tv che invaderanno le discariche nei prossimi mesi.

Ogni consumatore ha il diritto di consegnare gratuitamente il vecchio tv al rivenditore da cui acquista quello nuovo e, in alternativa, dovrebbe fare ricorso all'isola di raccolta del proprio Comune.

I componenti di un apparechio tv possono essere in gran parte riciclati, considerando che sono fatti in parte di rame, argento, plastica, vetro e in minima parte anche d'oro. Materiali che, se correttamente raccolti, possono essere reinseriti nei cicli produttivi sgravando così l'ambiente di un'evitabile zavorra.

Agire con calma

Gli standard tecnologici imposti dal nuovo digitale terrestre, ovvero il passaggio dal Dvb-T al Dvb-T2 che comporta una nuova modalità di trasmissione del segnale tv e un nuovo modo di codificare i filmati, non si diffonderanno tanto in fretta come si è portati a credere.

L'inizio della transizione, inizialmente previsto per il primo settembre 2021, è stato fatto slittare dal Governo dietro richiesta di diverse associazioni di categoria dei media televisivi e radiofonici. Oggi si parla di una transizione che inizierà a giugno del 2022 per terminare a gennaio del 2023.

Questo induce a considerare che, tenendo conto dello slittamento previsto dal Governo (al quale potrebbero aggiungersene altri) e tenendo conto della roadmap che prevede un passaggio graduale al nuovo digitale, spalmato nel tempo e per regione, non è per forza di cose necessario affrettarsi a cambiare tv, soprattutto se un decoder è sufficiente a garantire la compatibilità con i nuovi (ma non imminenti) standard.

Per continuare, nel corso dei prossimi anni, a ricevere i canali tv sarà necessario adeguarsi agli standard del nuovo digitale terrestre ma il tempo non è così stringente. "Si potrà aspettare ancora un annetto. Finché il tv funziona consiglio di non cambiarlo" dice Sabbadini.

Il perché della transizione

Nel 2014, l'allora commissario europeo per l'agenda digitale, Neelie Kroes, ha voluto capire come usare in modo più efficiente le frequenze radio e, con il passare degli anni e con l'avvento del 5G, il quale usa bande di altissima frequenza (quella 3,6 - 3,8 GHz e quella 26,5 - 27,5 GHz) e anche la banda dai 694-790 MHz sulla quale si sovrappongono parzialmente le trasmissioni tv, si è reso necessario liberare quest'ultima, appannaggio della telefonia mobile.

"Quando questa banda sarà liberata ci troveremo con circa il 60% di spazio a disposizione in termini di frequenze per la tv. Poiché la tv terrestre ha molte analogie con i sistemi di trasmissione in streaming, come per esempio YouTube, succede che riducendo la banda occorra ridurre la qualità delle trasmissioni e per evitare questo si è pensato di introdurre tecnologie più recenti. Il nuovo digitale terrestre prevede infatti un sistema più efficiente di compressione delle immagini e un sistema di trasmissione dei canali televisivi più robusto, il Dvb-T2" conclude Sabbadini.

Durante l'autunno 2021 si inizierà con una pre-transizione, verranno introdotti principi di compressione video più efficienti ma che vengono già usati dai canali ad alta definizione (HD). Chi possiede un tv con il quale già usufruisce di servizi in HD può stare tranquillo almeno fino a gennaio del 2023. Affrettarsi a cambiare tv è fuori luogo, spinge a un acquisto non necessario (tra un anno i prezzi dei televisori potrebbero essere inferiori a quelli odierni) e a un carico inutile a danno dell'ambiente. Un ricorso alla discarica che in molti casi può essere inevitabile ma può essere scaglionato nel tempo.