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Gettiamo via un terzo del cibo che coltiviamo: ecco cosa fare per combattere lo spreco

Se gli sprechi alimentari fossero una nazione sarebbero al terzo posto dopo gli Stati Uniti e la Cina per emissioni di gas serra

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La pandemia di coronavirus ha dimostrato la fragilità delle nostre catene di approvvigionamento alimentare mondiali, con molti supermercati e ristoranti, in quasi tutti i Paesi, che hanno sperimentato penurie nelle forniture. Milioni di persone, solo nel Regno Unito, hanno vissuto una situazione di grave insicurezza alimentare durante l’epidemia, secondo un recente rapporto dell’Agenzia per gli standard alimentari del Paese. Ma le penurie di prodotti alimentari erano molto diffuse già ben prima della pandemia.

 

Al tempo stesso, un terzo di tutto il cibo prodotto ogni anno finisce per andare sprecato o per marcire prima di poter essere consumato. Le ricerche indicano anche che i Paesi ad alto reddito sprecano una quantità di cibo pari a quella che produce l’Africa subsahariana.

Questi sprechi alimentari finiscono a marcire nelle discariche e rilasciano gas serra. E se ci sommiamo la quantità di energia necessaria per produrre, fabbricare, trasportare e immagazzinare questo cibo, aggiungono alla nostra atmosfera la sconvolgente cifra di 3 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Per contestualizzare questo dato, se gli sprechi alimentari fossero una nazione sarebbero al terzo posto dopo gli Stati Uniti e la Cina per emissioni di gas serra.

Ma la buona notizia è che esistono numerose tecniche, tecnologie e politiche che insieme possono contribuire a ridurre lo spreco alimentare mondiale in ogni punto del processo di produzione e consumo.

Perché il cibo viene sprecato?

Secondo la Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione e agricoltura, la mancanza di infrastrutture e la limitatezza delle conoscenze in materia di stoccaggio e gestione degli alimenti, combinate con condizioni climatiche sfavorevoli, possono provocare deperimento e spreco di cibo su larga scala nei Paesi a basso reddito.

Per altro verso, nei Paesi ad alto reddito, le preferenze estetiche e le date di scadenza arbitrarie spingono a buttare via il cibo. I difetti estetici, la frutta e la verdura troppo matura, troppo grande, troppo piccola o anche semplicemente della forma sbagliata possono far sì che prodotti alimentari assolutamente buoni da mangiare finiscano per essere buttati via.

Il continuo aumento della popolazione mondiale mette concretamente sotto pressione la produzione alimentare mondiale. L’industria alimentare dovrà crescere di almeno due terzi entro il 2050 per garantire un’adeguata nutrizione a tutti nel mondo.

Eppure, nonostante la drammatica necessità di diventare più efficienti, lo spreco e la perdita di cibo sono ai massimi storici, e questo ci fa capire chiaramente che se non prenderemo subito delle contromisure le situazioni di scarsità di cibo diventeranno ben presto una realtà duratura.

Che cosa si può fare?

L’elemento chiave per affrontare il problema è avere un approccio resiliente e ingegnoso, dal coltivatore al consumatore, per contribuire a ridurre gli sprechi alimentari e garantire la sicurezza alimentare in futuro. Ecco alcune delle cose che possono aiutarci a combattere lo spreco alimentare:

Droni automatizzati e agricoltura di precisione. La collaborazione con i produttori di cibo e maggiori investimenti nelle applicazioni tecnologiche e nell’infrastruttura complessiva delle prime fasi della catena di approvvigionamento alimentare possono ridurre drasticamente lo spreco e la perdita di cibo nei Paesi a basso reddito.

È importante, perché le malattie delle piante e i parassiti, uniti a tecniche di raccolto scadente, possono contribuire notevolmente allo spreco alimentare in questo punto della catena.

Le nostre ricerche indicano anche che i droni automatizzati possono aiutare i coltivatori a diventare più ingegnosi e limitare un eccessivo ricorso ai pesticidi nella produzione alimentare. Questo è importante, perché i pesticidi possono produrre effetti negativi sull’ecosistema alimentare: inquinano le acque, riducono la fertilità dei terreni e contaminano i terreni erbosi, tutte cose che possono tradursi in perdita e spreco di cibo. Questo approccio accresce anche la resa delle colture e riduce i costi operativi, oltre a migliorare la salute del bestiame. Insomma, è meglio anche per l’ambiente.

Mirare al portafoglio. Una parte importante del problema degli sprechi alimentari è legata al nostro modo di comprare e concepire il cibo, e alle nostre idee su cosa sia lo spreco. Ma le ricerche dimostrano che il modo migliore per affrontare il problema degli sprechi alimentari fra i consumatori è mettere l’accento sul potenziale risparmio monetario oltre che sul valore morale (cioè il fatto di sentirti contento perché hai la consapevolezza che stai facendo bene all’ambiente).

Un recente studio sulle famiglie condotto a Londra e in Ontario ha riscontrato che un intervento di due settimane focalizzato sul risparmio monetario (chiamato "riduci lo spreco di cibo e risparmia denaro") ha aiutato i partecipanti a buttare il via il 30% di cibo in meno. Gli organizzatori dello studio fornivano ai partecipanti informazioni locali sugli sprechi alimentari e i costi, oltre a suggerimenti su come migliorare la pianificazione dei pasti e come acquistare, conservare e preparare il cibo in modo efficiente (e usare gli avanzi per creare nuovi pasti).

Allo stesso modo, le nuove tecnologie possono aiutare le cucine commerciali a ridurre gli sprechi stabilendo un collegamento diretto tra modifiche dei comportamenti e aumento dei profitti. Per esempio, il software Winnow calcola i costi del cibo buttato via, creando una correlazione tra sprechi alimentari e vendite. Questo sistema automatizzato ha consentito ai negozi Ikea di ridurre gli sprechi alimentari del 50% nel 2020, risparmiando 1,2 milioni di pasti.

Approcci circolari e riciclo creativo. Un approccio più creativo agli sprechi alimentari consiste nel mettere in piedi un sistema alimentare circolare, che impedisca di buttare via il cibo. Per esempio, il cibo scartato può essere trasformato in energia rinnovabile, o anche in altro cibo da destinare alla consumazione umana (come il tofu ricavato dai semi di soia avanzati) e a quella animale.

Cambiamenti personali. Come consumatori, è facile avere la sensazione che il problema degli sprechi alimentari non dipenda da noi, ma ci sono alcune cose che possiamo fare per migliorare la situazione.

Per esempio, sostenere quelle imprese o ristoranti che usano avanzi alimentari per preparare i loro prodotti o i loro pasti; pianificare i vostri pasti sulla base delle date di scadenza; non buttare via il cibo se è un po’ avvizzito o ammaccato e comprare solo quello che vi serve, soprattutto per le occasioni speciali, quando spesso il cibo non viene mangiato e va sprecato.

Un’altra cosa che potete fare è dimostrare ai supermercati che la frutta e verdura "stortignaccola" è buona quanto quella "normale", comprando questa invece di pere o patate dalla forma perfetta. Insomma, non esiste una singola azione che possa risolvere il problema dello spreco di cibo, ma un approccio collettivo potrà metterci nelle condizioni di operare i cambiamenti necessari.

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Assistente in analisi della catena logistica all’Università di Bradford
** Professore di gestione tecnologica ed economia circolare all’Università di Bradford

(Traduzione di Fabio Galimberti)

Questo articolo è tradotto da The Conversation. Per leggere l'originale vai qui