Conservazione

Da disoccupate a guardiane del parco, le donne del Guatemala paladine dell'ambiente

Grazie al programma dell'Onu per lo sviluppo il Parco nazionale Sipacate-Naranjo avrà le prime 25 addette alla protezione della riserva scrigno di biodiversità. E con i microfinanziamenti oltre al turismo si finanzia anche la ricerca
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Il Covid non ha solo distrutto, cancellato vite e lavori, messo in crisi economie e sistemi. Ho anche offerto l’opportunità di una svolta che ha riacceso speranze e fatto ricominciare a vivere intere fette di popolazione. Afflitte da una pandemia che aveva contagiato 450 mila persone e provocato la morte di altre 11 mila, rimaste senza lavoro, con i negozi chiusi, molti falliti, e la pesca, un tempo rigogliosa e fonte di reddito per la maggioranza della gente, ormai scomparsa, un gruppo di donne di Sipacate, piccolo centro a 132 chilometri sudest di Città del Guatemala, affacciato sul Pacifico, ha deciso di reinventarsi e diventare guardiane ecologiche.

Grazie all’iniziativa del Programma dell’Onu per lo sviluppo (PNUD), racconta El País, è stata lanciata una sottoscrizione che ha raccolto dei fondi utilizzati poi per organizzare dei corsi di addestramento per aspiranti operatori ambientali. Secondo l’Asies, l’Agenzia di Investigazione e Studi Sociali, l’intera regione dal marzo del 2020 aveva subito a causa del Covid il crollo del turismo e della pesca, le due maggiori attività produttive. Il 77 per cento dei negozi aveva chiuso i  battenti e il 5 per cento di questi era definitivamente fallito. Il 27 per cento dei dipendenti aveva perso il lavoro e gli ingressi delle visite, con il blocco dei viaggi e delle vacanze, avevano subito una contrazione del 76,7 per cento.

Un vero disastro. Per mesi la gente aveva cercato un’alternativa senza molto successo. Ma piuttosto che chiudersi in casa, cedendo alla depressione e allo sconforto molte donne si sono guardate in giro e hanno puntato su un sito ambientale che nonostante abbia una dimensione di soli 20 km quadrati ha sempre rappresentato un polo d’attrazione. È il Parco nazionale Sipacate-Naranjo, proclamato zona protetta sin dal 1969. Al suo interno conserva 36 specie di flora, 200 di uccelli migratori, 23 di anfibi e rettili, 40 di mammiferi. L’iniziativa del PNUD risale al 2019 ma ha avuto nuovi impulsi un anno dopo. È stato approvato un sotto progetto che puntava alla raccolta di piccoli fondi sufficienti a organizzare dei corsi di formazione e cultura ambientale, con studi delle varie specie presenti, analisi dei movimenti migratori, conservazione dei luoghi e vigilanza. Il corso ha avuto subito successo.

Nella prima sessione si sono iscritti in 36: 25 donne e 15 uomini. Hanno seguito un seminario di 180 ore al termine del quale c’è stata una selezione. Hanno prevalso le donne che hanno potuto seguire un ulteriore corso di approfondimento di 60 ore. Al termine hanno ricevuto un attestato e sono state assunte come guardiane ecologiche. Quest’anno c’è stato un nuovo corso a cui hanno aderito in 100. Un vero successo. Il Covid ha mollato la sua presa anche se il turismo fatica a riprendersi e la pesca è tuttora limitata per motivi sanitari e di movimento. Ma le Nazioni Unite sono soddisfatte e indicano le micro raccolte di fondi come soluzione che spesso, nella realtà complicate e lontane dai grandi circuiti economici, riescono a costituire una valida alternativa. Oggi sono 50 le nuove guardiane del Parco, le prime di un mestiere che era scomparso.