Biodiversità

I roditori giganti invadono l'Argentina: così il capibara diventa un rivoluzionario

Centinaia di esemplari si sono riversati per le strade dell'area residenziale recintata di Nordelta, a Nord di Buenos Aires, che prima dell'espansione urbana era il loro habitat naturale. Diventando il simbolo della lotta di classe e l'indicatore delle scelte ambientali, sociali e urbane del Paese
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La lotta di classe ha un nuovo simbolo in Argentina. Da due settimane centinaia di capibara, i più grandi roditori al mondo, hanno invaso le strade di Nordelta, una zona ricca a Nord di Buenos Aires che un tempo era una palude. La loro.

I capibara hanno deciso di riprendersi l'habitat da cui sono stati cacciati. Quattrocento esemplari sono tornati tra le strade curate di Nordelta: cercano cibo, rovistano nei cassonetti, devastano prati e piante ornamentali, lasciano in giro i propri escrementi. E non sono mancati incidenti stradali e cani feriti. Molti abitanti della zona sono scesi in strada coi fucili, ma non hanno potuto fare nulla contro questo roditore che può raggiungere il metro e 30 di lunghezza e pesare fino a 60 chili: oltre alle dimensioni, per difendersi il carpincho - come viene chiamato in Argentina il capibara - ha una folta schiera di sostenitori.

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"La domanda non è perché sia tornato, ma perché se ne fosse andato", tuonano gli animalisti, puntando il dito contro i ricchi che "ancora una volta fanno come vogliono a spese dei più deboli". In un Paese dove il 42% della popolazione vive in povertà, il carpincho è diventato così l'indicatore delle scelte ambientali, sociali e urbane dell'Argentina. Un novello Che Guevara che si batte contro le disguaglianze sociali. E che è diventato il protagonista di una miriade di meme.

Argentina, i capibara invadono Nordelta

Con i suoi 40mila abitanti, Nordelta è una delle gated community - aree residenziali sorvegliate - più esclusive del Paese. Si trova nel territorio di Tigre, città nella provincia settentrionale di Buenos Aires, ed è stata costruita poco più di venti anni fa sul delta del Paranà, il fiume sudamericano più importate dopo il rio delle Amazzoni. Quella che un tempo era una palude è diventata così un'enclave per le élite - una città nella città con scuole e ospedali, chiese e centri sportivi - che ha alterato l'habitat di molte specie autoctone, capibara compreso.

Vista aerea di Nordelta (afp)

Per l'avvocato ambientale argentino Enrique Viale è infatti sbagliato parlare di invasione. "Al contrario: è Nordelta ad aver invaso l'ecosistema dei carpinchos". Viale da 10 anni sta conducendo una campagna con molti altri gruppi ambientalisti affinché il Congresso argentino approvi una legge per difendere le paludi e la loro biodiversità dallo sviluppo incontrollato.

Queste aree sono state devastate dall'allevamento intensivo di bestiame e dalle coltivazioni di soia, senza contare l'espansione urbana. "Militiamo - racconta al quotidiano locale La Nacìon Marcelo Álvarez, ambientalista sceso in piazza per i capibara - per conservare le ultime zone paludose continentali rimaste. Non può essere che questi ecosistemi, che sono enormi falde acquifere e riserve di biodiversità, non abbiano una legislazione per impedire che vengano distrutti dall'industria agricola o immobiliare".

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E mentre residenti e il dipartimento della Flora e della Fauna di Buenos Aires stanno cercando una soluzione, al problema ambientale si aggiunge quello sociale, che ha eletto il carpincho portavoce della lotta di classe: "Le gated community come Nordelta - spiega Viale - eliminano la capacità del terreno di assorbire l'acqua. Quindi quando ci sono eventi meteorologici estremi sono i quartieri circostanti più poveri che si allagano. Come sempre, sono i meno abbienti che finiscono per pagare il prezzo più alto".