Emergenza clima

Legambiente: "Ecco la mappa dell'Italia 'estrema': serve un piano anticrisi"

(ansa)
Allagamenti, trombe d'aria, esondazioni da nord a sud: nel nostro Paese in aumento i fenomeni meteorologici intensi. Cosa serve per fronteggiare la crisi climatica
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Italia sempre più "estrema". Per l'emergenza climatica che sta diventando sempre più grave ed evidente anche nel nostro Paese. A confermarlo sono i dati aggiornati dell'Osservatorio nazionale CittàClima di Legambiente presentati qualche giorno fa in concomitanza con il G20 dedicato ad ambiente, energia e clima a Napoli. Dall'inizio del 2021 fino allo scorso 19 luglio sono stati registrati oltre 200 fenomeni meteorologici intensi: esattamente 208. I casi di allagamenti da piogge intense sono stati 116,  56 quelli per danni da trombe d’aria, 3 per esondazioni fluviali, 4 casi per siccità prolungata, uno di frane provocate da piogge battenti e un altro per danneggiamenti del patrimonio storico a causa di piogge insistenti.

 


Basti pensare che, a partire dal 2010 ad oggi, si contano 1.052 eventi estremi che hanno provocato danni su tutto il territorio nazionale e in 567 Comuni si sono verificati episodi rilevanti, circa il 7,1% del totale. E non vanno dimenticate le persone vittime del maltempo: 256 in 11 anni. E quelle, oltre 50mila evacuate sempre nello stesso periodo per frane e e alluvioni.

La mappa interattiva CittàClima che raccoglie e elabora informazioni sugli impatti degli eventi climatici nei confronti di aree urbane, infrastrutture, beni storici è continuamente aggiornata. E i numeri qui indicati al momento della pubblicazione del servizio saranno già cambiati.

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Per accelerare la transizione ecologica ed energetica, fronteggiare la crisi climatica e tutelare ambiente e biodiversità l'organizzazione ambientalista "servono scelte chiari e radicali a partire dallo stop ai sussidi alle fonti fossili da realizzare in pochi anni iniziando dalla prossima legge di bilancio all’approvazione di un Pniec più ambizioso e in linea con i nuovi obiettivi europei, da un piano nazionale per l’economia circolare e per l’adattamento climatico a più aree protette entro il 2030".

A spiegare il piano per l'economia circolare è il presidente di Legambiente Stefano Ciafani: "Il piano nazionale per l'economia circolare che il governo dovrebbe adottare dovrebbe contenere sostanzialmente tre cose. Primo, la semplificazione degli iter autorizzativi per gli impianti di riciclo e dell'iter di approvazione dei decreti che fanno cessare la qualifica di rifiuti e permettono più facilmente di riciclarli trasformandoli in materie prime. Seconda cosa serve una definizione delle necessità impiantistica degli impianti di riciclo in tutto il Paese a partire dal centro sud. Terza l'obbligatorietà dei processi partecipativi sul territorio per realizzare gli impianti".

Ciafani insiste nel dire che il prossimo decennio sarà decisivo per le sorti del Pianeta e per fermare la perdita di bioversità: "Non esiste scusa legata al Covid che tenga perché l’emergenza climatica sta diventando sempre più grave e perché ogni euro non più regalato a chi inquina può liberare investimenti in innovazione ambientale anche per far uscire il Paese dalla crisi economica e sociale che sta attraversando da inizio pandemia".

Ribadita l’urgenza di arrivare all’azzeramento dei sussidi statali ai combustili fossili: 35,7 miliardi di euro "sottratti a investimenti in innovazione ambientale e utili a uscire dalla crisi economica e sociale che il Paese sta attraverso da inizio pandemia". Da ricordare inoltre "che l’Italia è scesa al 27° posto nel Climate Change Performance Index 2021, secondo il rapporto Germanwatch, per il rallentamento dello sviluppo delle rinnovabili (31°) e a una politica climatica nazionale inadeguata agli obiettivi di Parigi, peraltro non raggiunti da nessun Paese: infatti, il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima consente un taglio delle emissioni entro il 2030 del solo 37%, con una riduzione media annua di appena l’1,7% a partire dal 2020, obiettivo fortemente inadeguato".

 

Per raggiungere il traguardo di 1.5°C, secondo l’Emissions Gap Report dell’Unep, le emissioni andrebbero ridotte in media del 7.6% all’anno fino al 2030. Per l’Italia una riduzione di almeno il 65%.