Emergenza clima

Alluvioni: come evitare che la metropolitana diventi una trappola

(afp)
Cresce il rischio inondazioni e occorrono investimenti consistenti per mettere in sicurezza le reti metropolitane. Ecco alcune delle strategie per renderle più sicure, da New York a Osaka
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Le metropolitane possono trasformarsi in micidiali trappole d’acqua. Dalla Cina agli Usa, le piogge eccezionali hanno provocato alluvioni in molte parti del pianeta e hanno invaso anche scale, tunnel e stazioni dei servizi di trasporto pubblico sotterraneo. Il cambiamento climatico anticipa e amplifica un problema che era stato previsto solo in teoria (e nella convinzione che fosse al di là da venire) o non era stato proprio considerato al momento della progettazione e della costruzione delle infrastrutture.


Come racconta un’inchiesta del New York Times, il terrore nei vagoni allagati a Zhengzhou, i torrenti che scorrono nell’Underground di Londra o lo strato torbido che invade il metrò di New York potrebbero diventare scene sempre più frequenti. Occorrono investimenti consistenti per mettere in sicurezza le reti delle principali città del mondo, ma l’impresa potrebbe rivelarsi complicata sia dal punto di vista delle tecnologie necessarie sia per la disponibilità di fondi. Il numero di passeggeri è già calato per la pandemia, ma potrebbe ridursi ulteriormente per la paura di finire sott’acqua.

Meno persone che viaggiano in metropolitana comportano, nella maggior parte dei casi, più spostamenti in automobile. Quindi più emissioni di gas serra e più inquinamento, con il risultato di aggravare il riscaldamento globale. Un circolo vizioso. Robert Puentes, amministratore delegato dell’Eno Center for Transportation (organizzazione senza scopo di lucro impegnata a migliorare le politiche di mobilità), spiega che l’adeguamento delle linee sotterranee “è uno sforzo enorme, ma si ridimensiona se lo si confronta con i costi in termini economici e di vite umane che avrebbe il non agire”.

Alcune metropolitane sono nate più di un secolo fa e vanno in affanno nell’affrontare la sfida delle inondazioni. Come a New York. La Metropolitan Transportation Authority ha investito 2,6 miliardi di dollari, dopo che l’uragano Sandy aveva mandato in tilt la rete cittadina nel 2012. Sono stati rafforzati 3.500 prese d’aria, scale e vani degli ascensori; sono state installate pompe che, anche in giornate di Sole, prosciugano grandi quantità d’acqua presente nel sottosuolo e la scaricano fuori. Tuttavia, gli eventi meteorologici estremi e improvvisi hanno mostrato che la Subway della Grande Mela rimane vulnerabile.

Pure la metropolitana di Londra è obsoleta. Bob Ward del Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment lo dice chiaramente: “Gran parte del sistema di drenaggio proviene dall’età vittoriana. E ciò ha un impatto diretto sulla rete sotterranea della capitale inglese, che non è in grado per ora di reggere l’aumento delle forti piogge”. Eppure, la devastazione che ha colpito la Cina nei giorni scorsi rivela che persino infrastrutture più recenti come quella di Zhengzhou – che ha meno di un decennio – possono essere sopraffatte: l’alluvione ha travolto i passeggeri in piedi nei vagoni, provocando 12 vittime.

Il dramma che si è verificato nella città cinese corrisponde alle previsioni formulate in passato da Taisuke Ishigaki, ricercatore presso il dipartimento di Ingegneria civile dell’Università del Kansai di Osaka, in Giappone. Ha realizzato il diorama di un centro urbano munito di metropolitana, poi ci ha scatenato sopra un diluvio: in pochi minuti, l’acqua ha sfondato diversi ingressi e ha iniziato a fluire per le scale. Un quarto d’ora più tardi, la piattaforma era sommersa.

Così, lo studio ha ispirato i gestori della rete di Osaka: speciali telecamere monitorano le inondazioni e, quando si supera una certa soglia di pericolo, si attivano protocolli di emergenza. I varchi più deboli sono rapidamente sigillati e la gente viene evacuata. Anche in altre zone del Giappone si è investito per arginare i danni degli allagamenti, costruendo cisterne sotterranee e sbarramenti ai cancelli delle metropolitane. Ma se arrivassero piene particolarmente gravi dei numerosi fiumi del Paese, Ishigaki avverte che nemmeno queste difese sarebbero sufficienti.

Perciò c’è chi sostiene che non sia possibile proteggere costantemente le metropolitane, mentre sarebbe più utile potenziare i trasporti pubblici di superficie come le linee degli autobus, le piste ciclabili o le ferrovie leggere a livello stradale.