Emergenza clima
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L'America brucia. E il fumo oscura la Grande Mela

Gli incendi imperversano e salgono i livelli di particolato per i fumi che impestano l'aria dell’intero continente nordamericano

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Il Sole è rosso, il cielo arancione. Ma i tramonti e le albe che si stanno vivendo negli Usa hanno ben poco di romantico; sono, semmai, la conseguenza inquietante degli incendi che devastano la costa occidentale. Il National Interagency Fire Center ha calcolato che sono bruciati 1,3 milioni di acri di terra e, soltanto questa settimana, ha registrato 80 grandi incendi in 13 diversi Stati. Ad affrontare la situazione peggiore è l’Oregon, dove il “Bootleg Fire” è stato contenuto solo al 30%. Adesso anche la costa orientale (compresa la Grande Mela) subisce i danni della catastrofe. Il fumo impesta l’aria dell’intero continente nordamericano.

I pennacchi emanati dalla fiamme, infatti, raggiungono l’atmosfera ad altitudini così elevate da essere poi trasportati dalle correnti e dai venti a migliaia di chilometri verso Est. Un nuovo elemento di preoccupazione si aggiunge in questo periodo difficile, tra siccità, caldo torrido già all’inizio dell’estate, scarsità di neve nell’arco di un inverno secco e di una primavera troppo mite. Ora foschia e ceneri rabbuiano i cieli, compromettono la circolazione aerea e rappresentano una minaccia per la salute. In primis, per quella dei bambini piccoli e di chi soffre di malattie cardiorespiratorie.

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Una vera e propria nebbia ha avvolto i Grandi Laghi e la fascia orientale; anche se la coltre si è via via diradata e nonostante le condizioni meteo siano buone, la luce solare fatica ancora a filtrare. Le esalazioni si sono spinte pure verso le pianure settentrionali e verso Sud, fino al Texas e al New Mexico. Mentre il fumo degli incendi divampati in Canada, oltre a soffocare vaste aree dell’Ontario, sta arrivando su Minnesota e Nord Dakota.

Ma la novità è che il fumo ha raggiunto il livello del suolo. I rischi aumentano, come hanno appurato le persone con irritazioni a occhi, naso e gola. Allerte sulla qualità dell’aria sono state emesse a centinaia di miglia dal fuoco, fino all’Est della Pennsylvania e a New York (sia in città sia nello Stato).

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Nella Grande Mela, appunto, l’indice di qualità dell’aria per il particolato fine ha toccato quota 170, picco pericoloso persino per gli individui sani e nove volte superiore alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Meglio, comunque, del 172 segnalato a Filadelfia.

Chad Myers, meteorologo della Cnn, ha sperimentato il fenomeno nella Vail Valley, in Colorado. Nel 2018 e nel 2020, durante una stagione degli incendi da record a livello nazionale, lo Stato ha contato quattro dei cinque maggiori incendi scoppiati nella sua storia. In estate, il fumo si trova spesso ai piedi delle Montagne Rocciose e gli abitanti sono abituati all’idea di dover essere sempre pronti a evacuare rapidamente a causa del fuoco in avvicinamento. Lo stesso Myers ha raccontato di essere stato svegliato la mattina dall’odore di fumo e di aver trovato i cieli della valle completamente offuscati.

Le previsioni del tempo mostrano che un fronte freddo potrebbe aiutare almeno la parte centrale e nordorientale degli Stati Uniti a risolvere il problema. La foschia si sposterà probabilmente sulla Virginia occidentale e sul resto della Pennsylvania. E chissà se anche qui le particelle di fumo – molto più grandi rispetto a quelle dell’aria – diffonderanno le lunghezze d’onda rosse della luce, dando al cielo la tipica tinta gialla o arancione.