Biodiversità

Com'è pescoso l'Adriatico. Merito dei fosfati?

Un trabucco da pesca sul litorale vicino a Termoli. Paroli Galperti/REDA&CO/Universal Images Group via Getty Images 
L'apporto di nutrienti dai fiumi, in primis il Po, provoca fenomeni come le mucillagini ma lo rende anche estremamente ricco di vita marina
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Il Mare Adriatico è così ricco di nutrienti che non teme confronti col resto del Mar Mediterraneo. Solo il fiume Po immette il 15% delle acque dolci dell’intero mare nostrum. Proprio grazie alla sua circolazione antioraria, al bacino chiuso e alle acque dolci che immettono in mare fosfati ed azoto si è assistito in passato ed anche ai giorni nostri ad alcuni fenomeni particolari come quello delle mucillaggini.

 

“A dir la verità – osserva Michele Giani, ricercatore della sezione oceanografica dell’Istituto oceanografico di Trieste – è anche il mare rispetto a tutti gli altri che riserva un maggior numero d’informazioni storiche da almeno trecento anni e passa”. Mauro Marini, ricercatore della sezione oceanografica del Cnr in un articolo divulgativo ha addirittura riportato le tracce documentali di avvistamenti di mucillagini fin dal 1700.

 

 “Le condizioni ideali – spiega Marini sono una forte luce, il caldo, la diminuzione di ossigeno, il mare calmo e l’estate, il periodo più indicato”. In sostanza, nella parte più calda in superficie si forma uno strato che galleggia, più sotto a scalino ci sono temperature più fredde. Gli zuccheri che si sono liberati dal fitoplancton si aggregano con altri organismi andando a costituire la mucillaggine tanto invisa ai turisti. “L’unico pericolo per gli organismi viventi è quando queste sostanze diventano pesanti – osserva Marini  - e possono andare a fondo. Qui vengono aggredite dai batteri in un processo che genera la diminuzione di ossigeno e potrebbe uccidere i bivalvi presenti”. 

“Si tratta di un fenomeno a macchia di leopardo – sostiene Giani -  che consente alla natura di rigenerarsi autonomamente”.   “Intanto proprio in questi giorni a Trieste – ricorda Giani – abbiamo il fenomeno della schiuma bianca di origine fitoplantonica”. Sono proprio i fiumi a condurre nel mare fosfati e azoto in grandi quantità:

“È un po’ come la benzina nel motore – spiega Luca  Bolognini ricercatore Cnr Irbim – e grazie a questo funziona la catena trofica che partendo dal fitoplanton permette di nutrire l’ambiente marino”. Due episodi  nel recenti passato hanno consentito di limitare i nutrienti: i depuratori per ripulire le acque reflue e la limitazione di fosfati avviati da procedimenti legislativi.

Ma nonostante ciò il livello della produttività è molto alto rispetto agli altri mari. Nel Mediterraneo si raggiunge lo 0,3% di tonnellate di pescato per km quadrato, mentre nell’Adriatico si arriva ben all’1,3. Numeri che mostrano come  le sostanze immesse dai fiumi di acqua dolce producano un unicum mondiale in miniatura. Eppure, nonostante  i dati mostrino segni di un certo ottimismo dal 1980 in poi la pesca è andata sempre più diminuendo mostrando un quadro che desta qualche timore.

“Ci sono teorie scientifiche ed ipotesi – spiega Bolognini – che riportano tutto alla diminuzione di fosfati in Adriatico”. Insomma mancando il carburante che alimenta tutta la catena trofica a rimetterci in primis sono i pesci e poi ovviamente i pescatori.

“Ci troviamo di fronte a numeri del pescato in diminuzione – spiega Bolognini – anche stando alle moderne imbarcazioni più performanti rispetto al passato.  Tutto è coinciso proprio con questi cambiamenti strutturali”. Ovviamente si sta studiando e monitorando la situazione per avere qualche spiegazione plausibile sulla diminuzione del pescato che mette in difficoltà chi ci lavora e potrebbe essere la conseguenza più seria della  diminuzione delle biodiversità marine”.