Clima

I cento occhi del Polo Nord sull'ambiente

Svalsat è la base di tracciamento dei satelliti più a Nord del mondo si trova alle isole norvegesi Svalbard. Con le migliaia di dati che raccoglie il suo è un compito cruciale nella ricerca sul cambio climatico
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Allineate lungo un pianoro su un’isola nell’alto artico norvegese, le 100 cupole geodetiche della Svalbard Satellite Station sembrano piuttosto funghi astratti appena emersi dal terreno innevato. Dall’esterno non sembrano fare granché. Ma ogni cupola contiene un’antenna parabolica attiva giorno e notte, che individua con precisione i satelliti non appena spuntano all’orizzonte e li tiene agganciati nella loro traiettoria arcuata attraverso il cielo. Pochi minuti prima che il satellite tramonti all’orizzonte opposto, il software invia comandi dal basso, e quasi certamente riceve dati dall’alto.

SvalSat, questo il soprannome della stazione, è una stacanovista indispensabile, che lavora dietro le quinte a sostegno della ricerca scientifica. Appena fuori dalla città di Longyearbyen, nell’arcipelago delle Svalbard, dista circa 1300 chilometri dal Polo Nord, ed è quindi la stazione satellitare più a nord del mondo. È anche una delle più estese. Le sue 100 antenne, alcune larghe quasi 13 metri, registrano ogni giorno più di 3500 passaggi di parecchie centinaia di satelliti, inclusi molti adibiti al telerilevamento, essenziali per studiare l’impatto del cambiamento climatico.


Tra questi, i due satelliti attivi per Landsat, il programma congiunto di NASA e United States Geological Survey, che forniscono immagini di scioglimenti di ghiacciai, cambiamenti forestali, erosione delle linee costiere e altri sintomi del riscaldamento globale. SvalSat segue anche molti altri satelliti, ad esempio quelli del programma Sentinel dell’Agenzia Spaziale Europea e il Suomi NPP della National Oceanic and Atmospheric Administration, che misura temperature superficiali marine, quantità di energia solare riflessa dalla Terra e molte altre variabili legate al clima.


Questi e altri satelliti per il telerilevamento tracciano orbite polari, completando ogni ora e mezza un giro completo attraverso i due poli. Alcune orbite sono eliosincrone, ovvero i satelliti sorvolano ciascun punto della superficie alla stessa ora solare locale. Ciò è particolarmente utile per quei satelliti che acquisiscono immagini, perché l’angolo di illuminazione del Sole si mantiene uguale per ogni foto.


I satelliti si agganciano a più stazioni di terra disseminate nel mondo, per garantire una copertura lungo tutta l’orbita. Ma secondo Maja-Stina Ekstedt, direttrice della stazione, l’alta latitudine di SvalSat le garantisce un vantaggio particolare. A causa della rotazione terrestre, una stazione che si trovi all’Equatore, allineata a un’orbita satellitare mentre il satellite attraversa un polo, si ritroverà ruotata molto più a ovest, fuori dalla sua portata, quando il satellite dovrebbe sorvolarla. Grazie all’alta latitudine, invece, SvalSat ruota relativamente poco, e si mantiene entro il campo del satellite. Così la stazione riesce a collegarsi a un satellite in orbita polare in ciascuno dei suoi circa 15 passaggi quotidiani. «Si tratta di una caratteristica unica della Svalbard» afferma Ekstedt. «Possiamo scaricare i dati e inviare comandi ogni volta che il satellite passa». E così la stazione scarica un gran numero di dati, che attraverso cavi sottomarini in fibra ottica raggiungono la terraferma norvegese.


SvalSat è dotata di una sala di controllo per le antenne, alcune delle quali gestiscono passaggi di satelliti differenti con appena qualche minuto di intervallo, e per l’invio e la ricezione dei segnali. La stazione può essere diretta anche da una sala di controllo a Tromsø, un porto norvegese 800 chilometri a sud, sede della compagnia che dirige SvalSat, la Konsberg Satellite Services. Ekstedt coordina una squadra di circa 40 persone che si occupa di manovrare le antenne e riparare e preservare le apparecchiature. Le cupole lasciano passare le onde radio, ma la neve può degradare i segnali. In un luogo dove nevica in media 170 giorni l’anno, tenere pulito l’esterno delle cupole è una mansione ricorrente.


Le condizioni meteorologiche possono anche influire sull’accesso alla stazione. Pur essendo ad appena dieci chilometri circa dal centro di Longyearbyen, SvalSat si trova in fondo a una lunga strada scoscesa.
«Anche solo guidare fin qui può essere un’impresa interessante», sostiene Ekstedt. «D’inverno controlliamo attentamente il meteo giorno per giorno, considerate le difficili condizioni di guida e il rischio di valanghe». Se una forte nevicata si accumula sulla strada, tutti eccetto chi gestisce i satelliti possono lasciare il sito prima che diventi del tutto impraticabile. A volte succede che gli operatori debbano essere portati via in elicottero.

Traduzione di Antonio Casto
© 2021, The New York Times