Sentinelle del clima

Come l'uomo stressa l'insetto

In 400 milioni di anni di evoluzione mosche, lucciole, coleotteri e tutti gli altri si sono adattati ai cambiamenti climatici.  Ma ora molte specie rischiano l'estinzione

2 minuti di lettura

Quante volte li abbiamo incontrati, amati, calpestati, ammirati e ignorati gli insetti, questa incredibile moltitudine di esseri che popolano ogni angolo della terra. Dalle scomode mosche alla sognante lucciola attraverso grilli, api, formiche, coleotteri e molti altri, gli insetti sono caratterizzati da un esoscheletro chitinoso, il corpo divisibile in tre parti (testa, torace e addome), tre paia di zampe articolate, occhi composti da un insieme di unità elementari e un paio di antenne. È stato a lungo riconosciuto che il numero di specie di insetti è maggiore di qualsiasi altro gruppo, con 900mila tipi diversi di insetti viventi noti al mondo, pari a circa l’80% delle specie del mondo. Tuttavia, gli scienziati suggeriscono che il numero effettivo di specie sia di 2 milioni, con alcune stime che parlano anche di 30 milioni.


Gli insetti si sono diversificati attraverso 400 milioni di anni di evoluzione, adattandosi al clima mutevole della Terra in diverse occasioni nel passato e giocando un ruolo fondamentale sugli ecosistemi terrestri e la biodiversità; basti pensare al processo di impollinazione, per avere una prima idea della loro importanza. Se da un lato è vero che nel passato gli insetti si sono adattati a diversi cambiamenti climatici, è pur vero che lo stress legato alle conseguenze del cambiamento climatico odierno si combina con decenni di altri fattori di stress, sempre legati all’attività dell’uomo, quali la conversione e il degrado del territorio, perdita dell’habitat e inquinamento (per citarne solo alcuni).


Inoltre, gli effetti legati al cambiamento climatico sono più pervasivi da un punto di vista geografico rispetto agli altri “mali”, avendo perciò un’alta probabilità di interagire con altri effetti negativi o fattori di stress. Questo, secondo molti scienziati, rende il cambiamento climatico moderno più incisivo sugli insetti che nel passato. Le lezioni che siamo riusciti ad imparare a proposito dell’adattamento degli insetti a cambiamenti climatici passati ci arrivano dalla documentazione paleontologica mostrando, per esempio, come i coleotteri si siano mossi da un continente all’altro.

In generale, però, il numero di studi in cui sono utilizzate serie temporali a lungo termine (con 10 o più anni campionati in modo continuo) è molto basso e aiuta poco nel contesto delle fluttuazioni climatiche. Gli scienziati anticipano che il cambiamento climatico in atto avrà effetti positivi su alcune specie di insetti e negativi su altre, con il saldo (di effetti positivi e negativi) determinato dalla latitudine e da altri fattori specifici alla geografia. Le perdite degli ecosistemi e del territorio potrebbero essere accelerate o alterate dalla modifica della temperatura e umidità dovute al cambiamento climatico.


Per esempio, alcuni dati sperimentali mostrano già come il numero degli insetti in alcune aree della Germania – e secondo alcuni anche altre aree – si sia ridotto del 75 % nei ultimi quindici anni.  Un altro esempio è quello delle farfalle della California settentrionale, dove troviamo un forte declino della popolazione nelle aree ad alta quota, sempre a causa degli effetti legati al riscaldamento globale e alla perdita di habitat. L’aumento delle temperature medie potrebbe anche favorire un aumento del metabolismo degli insetti i quali consumeranno più cibo e, di conseguenza, metterebbero a rischio i raccolti, alterando gli equilibri di molti ecosistemi.