Inquinamento

Grigio e diroccato: il futuro che aspetta il Colosseo se non si corre ai ripari

Uno studio del Cnr incrocia modelli climatici e big data sui monumenti europei pere evidenziare le principali criticità cui sono sottoposti e immaginare sistemi per difenderli

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Il Colosseo, i templi megalitici a Malta, e poi cattedrali e castelli in giro per l'Europa. Sono tutti monumenti che da secoli suscitano l'ammirazione del mondo e che sono messi a serio rischio da fattori ambientali legati all'impatto dell'uomo.  A lanciare l'allarme sulle conseguenze nefaste del cambiamento climatico è uno studio dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del clima del Cnr insieme a diverse università del continente e ad alcune private, che stanno mettendo a punto una piattaforma che raccoglie dati da tutta Europa per comunicare all’opinione pubblica, agli studiosi e ai politici lo stato dell’arte.

Ecco alcuni esempi significativi di un quadro che sin da ora sta mutando e che in alcune aree ha trovato valide soluzioni per difendere il nostro patrimonio artistico e culturale. Nel caso del Colosseo, assisteremo al suo progressivo annerimento per colpa dell’inquinamento: una crosta grigiastra che si sovrapporrà al suo iconico color crema. Ma non è sono un problema di estetica: a causa dello stress termico con temperature elevate di giorno e fresco di notte, causato dal cambiamento climatico, alcune parti dei blocchi calcarei di cui è costituito si polverizzeranno, mentre gli eventi di pioggia intensa provvederanno alla dissoluzione chimica di parti esposte a diretto dilavamento. 

 

Alessandra Bonazza, coordinatrice di “Protecht 2 save” e “Strench”, i due progetti europei che si integrano incrociando i dati sullo studio in laboratorio dei materiali dei siti insieme ai modelli climatici, punta direttamente l’indice su due fenomeni che condizioneranno la scena europea: “Acqua e l’inquinamento sono i nemici peggiori dell'Anfiteatro Flavio, ma l’instabilità atmosferica rappresenta un’arma letale per molti dei nostri tesori culturali”.

Una catastrofe annunciata, emerca con evidenza dal mosaico di dati che tassello dopo tassello sono stati analizzati. Stessa fotografia a Malta con i templi megalitici. Qui il mare, l’aerosol marino, il vento e la radiazione solare possono fare danni inimmaginabili. Tanto per cominciare l’erosione genererà buchi grossi come palline da pingpong. Da quelle parti piove poco, ma quando capiterà sarà sufficiente per dissolvere alcuni materiali preziosi del sito. In questo caso le autorità hanno deciso di proteggere il monumento con una tensostruttura che assore sia il vento sia le radiazioni solari.

La tensostruttura che protegge i templi megalitici di Malta. Unesco 

 

Un rimedio simile sarebbe ipotizzabile per il Colosseo di Roma, anche se la ricercatrice italiana spiega che “la decisione, in questi casi, spetta al governo. Sono elementi ad alto impatto che rendono poco fruibili i servizi. Sta ai politici recepire il messaggio dello studio che noi portiamo avanti”. Per esempio sia a Santa Maria del Fiore a Firenze sia nei pressi della Cattedrale di Siviglia si è scelto di isolare i siti dal traffico, e i risultati legati all’inquinamento sono stati evidenti. 

Nella Cattedrale di Colonia si assiste invece a un fenomeno opposto: l’atmosfera meno satura di elementi inquinanti ha favorito la crescita di muschi e licheni che richiedono la manutenzione ordinaria.

La cattedrale di Colonia, attaccata da muschi e licheni.  

Nell’hinterland praghese, il castello di Troja per non subire alluvioni nei prossimi anni è stato già circondato da barriere di calcestruzzo, un antidoto pratico ed efficiente. Per il progetto è stata impiegata la tecnologia dell’azienda italiana Meeo, la cui spin off Sistema è a Vienna: “Creiamo indicatori climatici – spiega il suo Ad Stefano Natali – diamo le probabilità che un certo evento si verifichi nel tempo”.