Finanza

Con Sicit l’economia circolare della concia delle pelli si prepara a salutare la Borsa

'Il Dito' di Maurizio Cattelan davanti a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Italiana in Piazza Affari a Milano. Vittorio Zunino Celotto/Getty Images 
Al via l’Opa del fondo Nb Renaissance sull'azienda vicentina che trasforma i residui di lavorazione in biostimolanti per l'agricoltura e ritardanti per il gesso 
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Mentre molte società quotate in Borsa guardano al "green" con sempre maggiore attenzione, un'azienda dell'economia circolare, la vicentina Sicit, che trasforma i residui di lavorazione della concia delle pelli, potrebbe a breve dire "addio" al segmento Star di Piazza Affari. Prenderà, infatti, il via il 14 giugno per terminare il 7 luglio l'offerta pubblica di acquisto (Opa) volontaria e totalitaria da 350 milioni lanciata da CircularBidCo, veicolo di Nb Renaissance a sua volta riconducibile alla società di investimento Neuberger Berman Group, al prezzo di 15,45 euro per azione, pari al corrispettivo di 16 euro già annunciato ad aprile meno il dividendo di 0,55 euro distribuito dalla società lo scorso 12 maggio.

Il perfezionamento dell'Opa, finalizzata a condurre la società via dalla Borsa (delisting), è condizionato al raggiungimento da parte di CircularBidCo del 95% delle azioni di Sicit, salvo rinuncia concordata anche con Intesa Holding. Quest'ultimo veicolo, composto principalmente da imprenditori conciari dell'area vicentina, è il primo socio di Sicit al 40,67% e si è già impegnato a consegnare le proprie azioni all'Opa, reinvestendo il ricavato, come si legge in una nota, "per acquisire una partecipazione paritaria con Nb Renaissance nel controllo indiretto di Sicit, in tal modo rimanendo azionista industriale di riferimento dell'azienda leader mondiale nel trasformare con tecnologie proprietarie i residui dell'industria conciaria in biostimolanti per l'agricoltura e ritardanti per l'industria del gesso, realizzando un modello di economia circolare sostenibile".
 

Di recente Intesa Holding si era schierata al fianco dell’offerta di Nb Renaissance anche dopo l’interesse per Sicit manifestato dal colosso svizzero del settore agroindustriale Syngenta insieme con Valagro, intenzionato ad attribuire alla società vicentino un prezzo di 17,3 euro per azione (prima della distribuzione del dividendo), quindi più generoso rispetto a quanto messo sul piatto da Nb Renaissance. A fare gola al gruppo svizzero era, in particolare, la produzione di biostimolanti per l’agricoltura (settore in cui opera anche la stessa Valagro), che più di tutto ha consentito a Sicit di accrescere i ricavi in piena pandemia, sia nel 2020, a 63,2 milioni, sia nel primo trimestre di quest'anno, a 22 milioni. Principalmente per via della presa di posizione di Intesa Holding, Syngenta si è però tirata indietro, lasciando campo libero su Sicit a Nb Renaissance.
 

Per capire meglio cosa fa l’azienda vicentina, e perché rientra tra quelle che operano secondo il principio dell’economia circolare, occorre ricordare che trasforma i residui di lavorazione provenienti dalla concia delle pelli del distretto vicentino, e di Arzignano in particolare, in idrolizzati proteici, utilizzati principalmente come biostimolanti per l’agricoltura e come ritardanti per l’industria del gesso, sostanze che la stessa società assicura siano “totalmente biodegradabili, senza rischi per la salute pubblica e l’ambiente, limitando quasi a zero la produzione di rifiuti”.

Tornando ai numeri, come spiegato da Sicit, sbarcata a Piazza Affari appena due anni fa al prezzo di 11,40 euro per titolo, “la crescita del primo trimestre conferma le buone prospettive nel settore biostimolanti, sostenuto dal crescente orientamento verso la sostenibilità dei sistemi produttivi”. Più ancora nel dettaglio, come si legge nel prospetto dell'Opa dove si spiega l'attività di Sicit, "i biostimolanti di origine animale sono in grado di stimolare/accelerare le attività metaboliche delle piante al fine di: resistere alle sempre più frequenti condizioni di stress abiotico (quali siccità, grandi piogge, gelo, salinità dei terreni, etc.); migliorare qualità e resa delle colture; favorire lo sviluppo della microflora dei terreni; migliorare l’efficienza di assorbimento degli elementi nutritivi e di difesa delle colture, così da poterne utilizzare in quantitativi minori".
 

Nel primo trimestre del 2021, inoltre, a trainare i ricavi di Sicit è stato anche “il grasso animale per la produzione di biocombustibili per la produzione energetica”. Se, però, la crescita dei ricavi da biostimolanti è stata guidata essenzialmente dall’aumento dei volumi venduti, l’incremento del fatturato da grasso animale ha beneficiato anche di più elevati prezzi medi di vendita, con un incremento del 18,4% che va a inserirsi nel generale rincaro che, in questa fase, sta riguardando molte materie prime.