Il personaggio

Le due facce di Bill Gates, il latifondista americano che vuole salvare il Pianeta

Bill Gates 
L’ex icona della Silicon Valley, ora filantropo e paladino della rivoluzione verde, oltre a essere il terzo uomo più ricco del mondo è il più grande proprietario terriero americano: possiede 98 mila ettari, parte dei quali nel territorio dei nativi americani. "Ma comprare terra e cambiare dieta basta per salvare il Pianeta?", chiede su "The Guardian" Nick Estes, membro della "Lower Brule Sioux Tribe" e docente dell'università del New Mexico
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Immaginare un Bill Gates che trascorre le sue giornate a bordo di un trattore tra le sterminate distese agricole del lontano West, sotto un sole cocente o al gelo dei rigidi inverni della Corn Belt (la cintura del granturco) appare un vero e proprio esercizio metafisico. Eppure, l’ex icona dell’industria hi-tech a stelle e strisce, ora filantropo nonché paladino della rivoluzione verde è stato soprannominato "Farmer Bill” (Bill l’agricoltore) dalla rivista trimestrale Land Report. Il punto è che il terzo uomo più ricco del Pianeta non ha il pollice verde ma è il più grande proprietario privato di terreni agricoli negli Stati Uniti. Un acquisto nel 2018 di quasi seimila ettari nella porzione orientale dello Stato di Washington - tradizionale territorio dei nativi Yakama - per un valore di 171 milioni di dollari, lo ha elevato di diritto all’apice della classifica dei possidenti a stelle e strisce. In totale, Gates vanta quasi 98 mila ettari di terreno agricolo, un patrimonio complessivo di oltre 690 milioni di dollari, quasi la dimensione di Hong Kong.


“Gli Stati Uniti sono definiti dagli eccessi della sua classe dirigente. Ma perché una manciata di persone possiede così tanta terra?”, è il quesito che pone Nick Estes, membro della “Lower Brule Sioux Tribe” e professore presso il dipartimento di studi americani della università del New Mexico. “Gates possiede il doppio della superficie della tribù a cui appartengo. Un uomo bianco possiede più terreni agricoli di tutta la mia nazione nativa - prosegue Estes in un commento su The Guardian -. Eppure Gates non conosce affatto il lavoro massacrante delle persone umili che producono il nostro cibo e da cui ricevono ben poche lodi. Quel tipo di duro lavoro non è ciò che lo ha reso ricco”.
 

Secondo il docente che nel 2014 ha fondato “Red Nation”, organizzazione di resistenza del macrocosmo indigeno, la terra è potere, la terra è ricchezza e, cosa più importante, la terra riguarda razza e classe. Il rapporto con la terra - chi la possiede, chi la lavora e chi se ne prende cura - riflette livelli osceni di disuguaglianza ed eredità del colonialismo e della supremazia bianca negli Stati Uniti e anche nel mondo. “L'accumulo di ricchezza va sempre di pari passo con lo sfruttamento e l'espropriazione. In questo paese, la manodopera nera ridotta in schiavitù ha costruito per la prima volta la ricchezza degli Stati Uniti sulla terra natia. L'Homestead Act del 1862 ha concesso oltre un milione di km quadrati di acri di territorio indigeno - che ammonta al 10% della terra degli Stati Uniti - per gli insediamenti bianchi. I neri, messicani, asiatici e nativi, ovviamente, erano categoricamente esclusi dai benefici di un programma federale che sovvenzionava e proteggeva generazioni di bianchi”.
Bill Gates non è il solo Paperone americano ad essere un latifondista del XXI secolo, anche “il miliardario Ted Turner incarna queste disparità”. Il magnate dei media possiede quasi 810 mila ettari di terreni e possiede la mandria di bufali più grande del mondo. “Quegli animali, che sono sacri per il mio popolo e sono stati quasi cacciati fino all'estinzione dai coloni, sono conservati oggi nei possedimenti di Turner entro i confini del territorio del trattato di Fort Laramie del 1868 nella porzione occidentale di quello che ora è lo stato del sud Dakota, terra che una volta era garantita dal governo degli Stati Uniti come una ‘casa permanente’ per i Lakota”.
 
Secondo l’attivista se una volta le terre si conquistavano con la pistola e la frusta oggi lo sono da parte della classe miliardaria spendendo il loro “presunto ruolo” di filosofi e investitori attenti al clima. “Non si tratta altro che di stratagemmi per accaparrarsi terre nell’ambito di un’economia a scopo di lucro che cerca soluzioni verdi" .

“La nostra era è dominata dagli ultraricchi, dalla crisi climatica e da un fiorente capitalismo verde. E col nuovo libro su come evitare un disastro climatico di Bill Gates si posiziona come un leader ambientalista una sorta di maestro che da lezioni su come smettere di immettere gas serra nell'atmosfera e su come finanziare quella che altrove ha chiamato una ‘rivoluzione verde globale’ per aiutare gli agricoltori poveri a mitigare il cambiamento climatico - chiosa l’editoriale di The Guardian - Quale competenza in scienza del clima o agricoltura possiede Gates oltre ad essere maledettamente ricco?”

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L’attivista racconta che quando il co-fondatore di Microsoft è stato sollecitato, durante una discussione sul social Reddit, sul motivo per cui stesse fagocitando così tanti terreni agricoli, egli ha affermato: “Non è collegato al cambiamento climatico”. La decisione, ha detto, è venuta dal suo “gruppo di investimento". Cascade Investment, il veicolo finanziario controllato da Gates è "molto favorevole all'agricoltura sostenibile". Ed è anche azionista delle società di proteine vegetali Beyond Meat e Impossible Foods, nonché del produttore di attrezzature agricole John Deere. La più grande acquisizione di terreni agricoli da parte della sua azienda è avvenuta nel 2017, quando ha acquisito 61 proprietà agricole da una società di investimento canadese per un importo di 500 milioni di dollari.

Secondo uno studio Oxfam del 2020, l'1% dei più ricchi al mondo emette il doppio del carbonio del 50% più povero. Secondo Forbes, i miliardari del mondo hanno visto la loro ricchezza aumentare di 1.900 miliardi di dollari nel 2020, mentre oltre 22 milioni di lavoratori statunitensi, per lo più donne, hanno perso il lavoro. Come la ricchezza, la proprietà della terra si sta concentrando in un numero sempre minore di mani, determinando una maggiore spinta verso monocolture e tecniche di agricoltura industriale più intensiva per generare maggiori rendimenti. Secondo alcuni studi citati da The Guardian, l'1% delle aziende agricole del mondo controlla il 70% dei terreni agricoli del mondo. Il più grande cambiamento negli ultimi anni dalle piccole alle grandi aziende agricole è stato negli Stati Uniti.

“La terra coltivabile non è solo redditizia. C'è un calcolo più cinico". Secondo il professore, le imprese di investimento sostengono che i terreni agricoli raggiungeranno gli obiettivi carbon neutral per portafogli di investimenti sostenibili, anticipando al contempo un aumento della produttività e delle entrate agricole. “E mentre Bill Gates si preoccupa di mangiare cheeseburger nel suo libro - per la quantità di gas serra che l'industria della carne produce in gran parte per il consumo dei paesi ricchi - la quota di carbonio da lui prodotta ha poco a che fare con la sua dieta personale e non può essere perdonato semplicemente comprando terra”.