Biodiversità

Piccoli condomini crescono per accogliere il Falco grillaio

Spinte a nord dai cambiamenti climatici, le coppie di rapaci - figlie delle colonie materane - sono disorientate dalla ricostruzione post-sisma in Emilia-Romagna. Ma ad aiutarle, alla vigilia della nuova stagione riproduttiva, arriva il progetto "Life Falkon"

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L’ultimo ostacolo per la riproduzione del Falco grillaio, in Pianura Padana, è la ricostruzione post-terremoto. Proprio così: l’avviato abbattimento di vecchi ruderi e casolari, danneggiati dal sisma del 2012 e decisamente idonei per la riproduzione dei rapaci, "spiazza" le cento coppie che scelgono, da qualche anno, l’Emilia Romagna per nidificare. Così, a tendere simbolicamente una mano al piccolo falchetto migratore (Falco naumanni il nome scientifico), controbilanciando il prevedibile disorientamento per l’improvvisa scomparsa di siti riproduttivi, è il progetto “Life Falkon” coordinato dal Cnr-Irsa con la partecipazione – tra gli altri - di Ispra e Università degli Studi di Milano.

Negli ultimi due anni i ricercatori avevano avviato un censimento delle colonie di Grillaio, scoprendone di nuove (esattamente 18) nelle province di Mantova, Modena, Bologna e Ferrara: il riscaldamento globale induce la specie a puntare sempre più a nord, la progressiva sostituzione delle culture di mais con erbe mediche e cereali vernini è un ulteriore incentivo. Quanto basta, dunque, per intuire l’interessante ripresa di un rapace che, nel ventesimo secolo, aveva subito un drastico declino della popolazione.


Ma ora bisogna fare i conti con gli interventi di ricostruzione dei vecchi ruderi, avviati con i fondi governativi. Di qui l’idea di sostituirli - alla vigilia della nuova, imminente stagione riproduttiva - con l’installazione di cassette nido (anche su pali elettrici a bassa tensione, grazie a un accordo con e-distribuzione) e la costruzione di torrette di nidificazione, piccoli “condomini” per grillai, alti 5 metri e attrezzati per ospitare le coppie. Alternative artificiali ai vecchi nidi, con la complicità di agricoltori e proprietari di terreni, a loro volta parte integrante del progetto.


In particolare, tre ‘primillares’ (è il nome tecnico delle torrette, dal corrispettivo spagnolo del Grillaio, Cernicaloprimilla), ultimate nei giorni scorsi, ospitano un totale di cento cavità nido. “Proprio così. - conferma l’ornitologo Michelangelo Morganti, project manager di Life Falkon - Se pienamente colonizzate, queste cavità saranno l’asse portante della popolazione di Grillaio del nord Italia, la più settentrionale d’Europa, e diverranno una importante sede di studio per le ricerche sulla specie”.


Di più: la sopravvivenza delle colonie emiliane sul lungo periodo “fornirà alla specie la capacità di adattarsi al cambiamento climatico, quella che oggi definiamo resilienza, visto che per le popolazioni meridionali si prevedono anni duri in un futuro molto prossimo”. Il riferimento è anche alle consistenti popolazioni che nidificano nell’area apulo-lucana e, in particolare, a Matera (nei celebri ‘sassi’ nidificano circa 1000 coppie di Grillaio), minacciate dalla riduzione delle piogge primaverili, dall’innalzamento delle temperature e dalla conseguenteminore disponibilità di prede. Circostanze che in Sicilia e in Spagna hanno già causato un netto calo del numero dei Grillai nidificanti.

“Oggi quelli che arrivano in Pianura Padana - aggiunge Morganti - sono i ‘figli’ dei falchetti lucani: lo abbiamo stabilito con un accurato studio di tipo genetico, parte integrante del progetto. E con 53 zainetti gps abbiamo anche ricostruito le rotte di migrazione, scoprendole omogenee tra i Grillai del nord e del sud Italia: entrambi trascorrono l’inverno nella fascia arida appena a sud del Deserto del Sahara.

La prossima estate, la squadra Life Falkon di Matera preleverà dalla popolazione locale una trentina di pulcini che, trasferiti nelle torrette che abbiamo installato in Emilia Romagna, diffonderanno anche al nord l’abitudine di utilizzare strutture artificiali (e sicure) per riprodursi: una tecnica che ha già permesso di ottenere un notevole successo in esperienze precedenti ad esempio in Spagna e Bulgaria. Questi pulcini lucani saranno accuditi da genitori adottivi e qui torneranno negli anni successivi spontaneamente, per nidificare a loro volta”.


Strategie volte a soccorrere una piccola popolazione che – per definizione – è a rischio di estinzione, tanto più - annota Morganti – “in aree in cui le attività umane sono molto presenti come in Pianura Padana”. Ecco perché il 2021 è un anno chiave: bisognerà comprendere se i grillai “habitué” torneranno e, soprattutto, sesaranno in grado diaccettare l’aiuto dei ricercatori e approfittare  nel migliore dei modi della nuova geografia di siti riproduttivi, che scopriranno al loro imminente ritorno dall’Africa.