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Energia verde, cambiare l'opzione standard in bolletta fa la differenza

E' l'effetto default spiegato in uno studio dell'ETH di Zurigo e dell'Università di Warwick. Famiglie, lavoratori autonomi e PMI hanno maggiori probabilità di acquistare elettricità prodotta in modo sostenibile se questa è l’offerta predefinita del loro fornitore
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Forse è proprio vero che le piccole cose fanno accadere le grandi cose. Qualche anno fa due compagnie elettriche svizzere hanno cambiato il loro contratto standard di fornitura rendendo l’energia verde l’opzione predefinita, mentre quella non verde diventava la scelta alternativa. L’opposto di quanto fatto fino ad allora. Il risultato è stato sbalorditivo: la maggior parte dei clienti ha sottoscritto l’offerta contrattattuale di default (quella che prevedeva elettricità da fonti ecosostenibili), anche se costava di più. Ma non si è trattato di scelte inconsapevoli o fatte senza leggere bene le scritte in piccolo: quattro anni dopo l’80% dei clienti utilizzava ancora tariffe verdi e non ne voleva sapere di tornare ai combustibili fossili, seppure più economici in bolletta. Insomma, per risparmiare tonnellate di CO2 è bastata una piccola cosa, una modifica in un contratto. È quello che gli economisti e i sociologi definisco il "default effect" che indica la predisposizione delle persone a scegliere l’opzione predefinita, ed è uno è uno dei più potenti strumenti usati nell’architettura delle scelte al fine di influenzare il comportamento degli individui. In questo caso un modo semplice per incoraggiare le famiglie e le aziende a procurarsi energia da fonti sostenibili e a ridurre le emissioni di CO2.


I ricercatori dell’ETH di Zurigo e dell’Università di Warwick nel Regno Unito hanno dimostrato chiaramente questo effetto con uno studio appena pubblicato su Nature Human Behaviour: le famiglie, ma anche i lavoratori autonomi e le PMI, hanno maggiori probabilità di acquistare elettricità prodotta in modo sostenibile se questa è l’offerta predefinita del loro fornitore.

Il gruppo di ricerca ha esaminato 234.000 famiglie e 8.000 aziende che si servivano da due fornitori di energia elettrica che hanno cambiato le loro offerte predefinite, di default: se prima il contratto standard prevedeva un’offerta 'tradizionale' e chi voleva energia verde doveva sceglierla, la nuova offerta prevedeva l’energia pulita come offerta base e i clienti che volevano elettricità convenzionale, più economica, dovevano chiederla esplicitamente alla propria compagnia elettrica. Prima della modifica solo il 3% sceglieva energia pulita, dopo tra l’80 e il 90%. Nonostante i consumatori residenziali abbiano dovuto pagare almeno il 3-8% in più e le imprese abbiano visto aumentare i loro costi fino al 14%.

Sorprendentemente, questi costi aggiuntivi non sono stati sufficienti per spingere i consumatori a cambiare le loro tariffe con quelle da combustibili fossili. E cinque anni dopo circa l’80% delle famiglie continuava a utilizzare l’elettricità verde. Stessa storia per le piccole imprese: diversi anni dopo il passaggio oltre il 70% utilizzava ancora la tariffa verde, più costosa. Nel caso delle grandi aziende, che avevano una scelta considerevole in termini di forniture di energia, la stragrande maggioranza è rimasta con l’energia verde anche se costava loro circa 2.300 dollari in più all’anno. È questo lo straordinario 'effetto default': lo stesso meccanismo per cui in molti Paesi le leggi sulla donazione degli organi sono cambiate in modo che le persone debbano scegliere se non donare, e non viceversa, o più banalmente il motivo per cui la stampa fronte-retro è diventata l’impostazione predefinita in molti uffici per ridurre gli sprechi.

Tuttavia, gli autori dello studio svizzero sono rimasti sorpresi che questo effetto abbia resistito così bene all’energia, visti i maggiori costi coinvolti.