Quando l'estate sarà lunga sei mesi

Estate a Berlino 
Studio sul clima nell'emisfero nord. Verso il 2100 addio alle classiche quattro stagioni, ecco come cambierà il ciclo estate-inverno
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L'idea di un'estate infinita non dovrebbe farci esultare più di tanto ma, al contrario, preoccupare. Se andremo avanti di questo passo, in termini di emissioni climalteranti e crisi climatica, le estati dell'emisfero settentrionale entro il 2100 potrebbero durare addirittura sei mesi. E' quanto stima un gruppo di scienziati dell'American Geophysical Union in un nuovo studio pubblicato su Geophysical Research Letters. Estati di sei mesi che diventano normalità con impatti devastanti su agricoltura, ecosistemi e salute, questo è quello che prevedono, attraverso modelli climatici e analisi, gli scienziati. 

Le famose quattro stagioni a cui siamo abituati e che rientrano in modelli abbastanza uniformi per l'emisfero nord almeno dagli anni Cinquanta in poi, rischiano di non esistere più, prefigurando invece estati lunghissime e altri mesi di instabilità climatica. Come stiamo già in parte osservando anche ora, con il 2020 anno più caldo di sempre insieme al 2016, le temperature medie aumentano e l'inizio delle stagioni classiche è sempre più irregolare e difficile da definire. Questi cambiamenti, definiti drammatici dai ricercatori, potrebbero diventare più estremi in futuro. "Le estati stanno diventando più lunghe e più calde mentre gli inverni più brevi e più caldi a causa del riscaldamento globale" ha precisato Yuping Guan, oceanografo del State Key Laboratory of Tropical Oceanography, South China Sea Institute of Oceanology, Chinese Academy of Sciences, autore principale dello studio.

Guan e colleghi hanno elaborato e analizzato i dati climatici giornalieri storici dal 1952 al 2011 per misurare per esempio i cambiamenti nella durata e nell'inizio delle quattro stagioni dell'emisfero settentrionale. Il nuovo studio rivela che in media l'estate è passata da 78 a 95 giorni tra il 1952 e il 2011, mentre l'inverno si è ridotto da 76 a 73 giorni. La primavera e l'autunno si sono contratti rispettivamente da 124 a 115 giorni e da 87 a 82 giorni. Primavera e estate iniziano prima, autunno e inverno invece in ritardo. La maggior parte dei dati utilizzati nello studio, tra l'altro, non tengono conto delle temperature dell'ultimo decennio, quasi tutte da record. 
 

Lo scenario che attende entro il 2100 l'emisfero nord potrebbe essere questo: l'estate in grado di iniziare ai primi di maggio e terminare a fine ottobre, l'autunno durare pochissimo, fino a metà dicembre, l'inverno terminare già negli ultimi giorni di gennaio e la nuova primavera iniziare i primi di febbraio per poi concludersi a fine aprile.
 

Osservando l'emisfero nord, secondo gli scienziati le aree del mondo che hanno subito un maggiore cambiamento nei cicli stagionali sono quella in cui viviamo, ovvero la regione mediterranea, e l'altopiano tibetano. Attraverso l'uso successivo di modelli climatici gli esperti sostengono che se queste tendenze continueranno, se in sostanza non riusciremo a mitigare e fermare l'avanzata del surriscaldamento, entro ottanta anni l'inverno durerà anche meno di due mesi, le primavere e gli autunni saranno più brevi e l'estate potrà essere lunga anche sei mesi. 
 
Sebbene il concetto di estate sia spesso associato a temperature più calde, periodi di vacanza e in generale una stagione spesso amata per le possibilità di attività all'aperto, questa previsione si tradurrebbe in eventi catastrofici dal punto di vista delle coltivazioni,  allevamenti, equilibri degli ecosistemi e intensità degli eventi meteo estremi.
 
"Numerosi studi hanno già dimostrato che il mutare delle stagioni causa significativi rischi per l'ambiente e la salute" ricorda Guan. A livello di ecosistemi stiamo già osservando chiaramente gli impatti di questo cambiamento: dalle fioriture e le maturazioni in anticipo sino agli uccelli che per esempio cambiano le loro migrazioni o diversi animali che si spostano verso i poli. Disequilibri e discrepanze che in un futuro prossimo incideranno anche sull'approvvigionamento al cibo per gli esseri umani. In Italia, diverse stime delle associazioni dei coltivatori parlano di danni per decine di miliardi di euro in agricoltura legati per esempio a false primavere, tempeste improvvise e inverni ridotti. Inoltre, in molte zone dell'emisfero nord estati più lunghe saranno sinonimo anche di maggiore presenza di polline e allergie, oppure di zanzare portatrici di malattie.
 

Come già stabilito da numerose ricerche, fra le preoccupazioni maggiori c'è soprattutto il fatto che estati più lunghe significano anche fenomeni meteo più intensi, da temporali a inondazioni, passando per Medicane (uragani del Mediterraneo) sino all'accelerazione della riduzione dei ghiacciai, con potenziali conseguenze catastrofiche. C'è poco da esultare per una estate infinita.