Trasporto marittimo

La dieta dei giganti del mare. E la crociera diventa sostenibile

Le navi si trasformano in smart city galleggianti, con escursioni a piedi o in bicicletta per i turisti e una più attenta gestione delle risorse e dello smaltimento a bordo. Ma è a terra che si gioca la vera partita a favore dell'ambiente. Con il cold ironing si punta ad alimentare i giganti dei mari con l’energia elettrica

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Intelligente lo è per definizione, con i suoi sofisticati sistemi hi tech che consentono di governarla, garantendo il controllo della navigazione in ogni istante. Ma la nave da crociera del futuro, quella che in gran parte si sposta già nel presente, è smart per la sua capacità di farsi sostenibile, rispettosa dell’ambiente che la circonda, financo resiliente, per la sua capacità di resistere alle varie crisi che si susseguono ormai da anni, dettate non solo dalle tensioni internazionali, ma ancor più dalle nuove emergenze sanitarie. Eccola, allora, la nave da crociera intesa come smart city galleggiante, un villaggio, meglio una città di migliaia di persone che si sposta nei mari in cerca di un attracco e di un qualcosa che, a terra, valga la pena visitare, magari a piedi o in bicicletta, con escursioni più ridotte nel raggio d’azione ma non per questo meno suggestive.

Il cantiere della ''Symphony of the Seas'', la nave da crociera più grande mai costruita da Royal Caribbeans (Getty) 

Non sorprende che questa trasformazione epocale della nave da crociera si vada concretizzando proprio adesso, il periodo più cupo per un settore che non è stato fermato da nulla e che ora si trova ancorato a terra, in attesa di ripartire, davanti a un nemico invisibile ma talmente potente da imporre il più clamoroso colpo di freno al comparto del “cruise” nella sua giovane storia di business globale. Quello che infatti accadrà quando tutto questo sarà un ricordo deve necessariamente essere impostato adesso, con un nuovo modello di nave, pensato per un pubblico esigente che non chiede solo divertimento, ma innanzitutto sicurezza e si fa sempre più sensibile ai temi ambientali, della lotta all’inquinamento, del rispetto dell’ecosistema e sostenitore di un’economia circolare che punta a recuperare quanto più possibile prodotto a bordo. Da questo punto di vista la risposta che le compagnie armatoriali stanno mettendo in atto è un’azione dettata dall’agenda internazionale 2030 dell’Onu che impone regole stringenti per quanto riguarda le emissioni di sostanze tossiche e profondamente nocive per l’uomo e l’ambiente che lo circonda. L’obiettivo è anticipare il più possibile questo arco di tempo, centrando se possibile i parametri fin dal presente sul fronte dell’abbattimento delle percentuali di anidride carbonica e di ossidi.

Come? Attraverso un’azione combinata che si gioca sia sulla sua terra, sia in navigazione. A bordo, infatti, è già scattata da anni un’azione forte di attenzione ai consumi e di gestione del rifiuto, con una raccolta differenziata al 100%, il conferimento di plastiche, vetro, alluminio ai consorzi attivi nei porti per il loro riciclo e il reimpiego nel sistema produttivo, la riduzione dei consumi di cibo e la consegna di tutte le eccedenze alimentari agli enti caritatevoli. Ma è soprattutto a terra che si gioca la sfida più impegnativa. Già da anni, infatti, le compagnie puntano all’impiego di un fuel, un carburante che riduca la dispersione in aria delle sostanze inquinanti. Per farlo è fondamentale impiegare anche degli scrubbers, filtri catalitici che trattengono le emissioni in uscita dalla nave.

Ma la vera sfida che si gioca quando la nave è ferma in banchina è quella di spegnere i motori, consentendo comunque di alimentarla secondo le sue necessità. Quel “fil di fumo” cantato anche dalla lirica è quanto di meno intonato si possa chiedere dal punto di vista ambientale. D’altra parte i motori accesi sono un’esigenza fondamentale per la vita di bordo della nave, quando è in sosta in banchina ma ha necessità di vivere e di consumare, esattamente come avviene per una città. E qui parliamo di una popolazione che in media, sulle unità di ultima generazione, fra passeggeri ed equipaggio sfiora le 10 mila persone. La risposta è doppia e non riguarda soltanto le compagnie armatoriali, ma ancor più gli enti preposti al controllo della navigazione e dell’attività portuale e marittima. Tocca infatti alle autorità di sistema portuale, gli enti che governano e controllano per conto dello Stato quanto avviene all’interno di uno scalo, mettere in atto quei sistemi che possano appunto favorire un nuovo approccio al consumo di carburante e più in generale all’alimentazione della nave da terra.

Grazie anche a finanziamenti europei e statali, la sfida che i porti sono chiamati a giocare da questo punto di vista si gioca sul cold ironing e su un carburante green che possa affiancare e sostituire in prospettiva il fuel. Con il cold ironing, infatti, si punta ad alimentare le navi con l’energia elettrica fornita da terra attraverso appositi impianti. E’ quello che volgarmente viene chiamata “la nave con la spina” perché in effetti in questo modo si può fornire energia alla nave, facendola vivere anche nella sua sosta in banchina,  consentendole di spegnere i motori. L’altro aspetto fondamentale della questione è legato al rifornimento con l’impiego di un carburante green che sostituisca il fuel. Si tratta dell’Lng, gas naturale liquefatto. Ma per tutto questo, è ovvio, è necessario che vengano create a terra quelle strutture in grado di favorire questi sistemi innovativi. Altrimenti si rischia di lasciare tutto com’è.

La Liguria, da questo punto di vista, rappresenta una sorta di laboratorio. Genova è home port di Msc, ma qui sono tornate anche le navi di Costa, che ha sede a Genova e ha Savona come home port. E ancora Costa e Msc, insieme a Royal Caribbean, gestiranno la nuova stazione marittima del porto della Spezia, che si già attrezzando per i rifornimenti di lng alle navi (la nuova ammiraglia di Costa, la “Smeralda”, si prepara a fare qui il suo primo “pieno” di gas naturale liquefatto). Si viene così a creare un circolo virtuoso con le compagnie armatoriali che affidano ai cantieri navali la costruzione di grandi navi che verranno poi rifornite di Lng. Scontato dire che queste cercheranno quei porti in grado di offrire loro la nuova tipologia di carburante e la stazioni di rifornimento. E’ uno sforzo corale, insomma, quello che attende il mondo del mare, non più circoscritto alle navi, ma allargato ai cantieri e alle strutture portuali. E rappresenta ormai una rotta obbligata.