Isole Eolie

Capperi, che pannelli: Salina lascia il gasolio

L’isola del film “Il Postino” di Neruda è stata selezionata come territorio Ue per la  transizione energetica delle isole minori: grazie al fotovoltaico
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Il mare, i capperi, la malvasia, i luoghi dei film Il postino e Caro diario, il patrimonio dell’umanità Unesco ma anche il ruolo di modello europeo per la transizione energetica delle isole minori. Nel curriculum di Salina la sfida per l’energia pulita è la referenza meno nota. Eppure l’isola si è fatta notare dall’Europa, che l’ha selezionata – tra oltre 2200 – come una delle prime 6 "isole pilota" per la transizione energetica (seguita successivamente dalle altre italiane "isole pioniere" Favignana e Pantelleria). Questi territori (per certi versi marginali, perché insulari, per altri centrali, perché meta di importanti flussi turistici) hanno equilibri ambientali delicati, messi a rischio dalla crisi climatica. Possono essere per questo una sorta di laboratorio.


La scelta di Salina come isola pilota è legata alla sua visibilità ma soprattutto al fatto che l’Europa "ha trovato qui un contesto attivo", spiega Francesco Cappello dell’Enea: "prima fra le isole italiane, ha iniziato nel 2013 un percorso verso l'energia pulita con la firma del Patto delle isole. I tre comuni hanno redatto i bilanci di energia ed emissioni ed elaborato Piani d’azione per l’energia sostenibile". Dietro alla candidatura di Salina c’è un partenariato guidato dall’Enea del quale fanno parte i comuni – Malfa, Santa Marina di Salina e Leni – la Regione Sicilia, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l’associazione ambientalista Marevivo e quella degli albergatori locali ("Il nostro bene primario sono l’ambiente e il territorio – racconta il presidente Giuseppe Siracusano – che hanno un grande valore anche in termini turistici").

Sull’isola abitano circa 2.500 persone, ma l’estate fa schizzare le presenze a 12.500. E con le presenze schizzano anche i consumi energetici: da un picco invernale di 1100 kW ai 3800 estivi. Dal continente non arrivano né gasdotti né cavi sottomarini per l’elettricità: transizione energetica qui significa altro rispetto alla terraferma, energia qui vuol dire petrolio. L’elettricità la producono due centrali Enel a gasolio. Una fetta importante dei consumi è legata all’edilizia (oltre 26 mila MWh, il 25% del totale), in gran parte dovuti ai boiler elettrici. Scooter e veicoli sono per la grande maggioranza a benzina e gasolio. I trasporti da e per l’isola, a bordo di navi a gasolio, sono però la voce più ingombrante (61 mila MWh, il 60% circa dei consumi totali): acqua, rifiuti lo stesso gasolio, qui tutto arriva o parte per nave.

L’agenda per la transizione energetica presentata da Salina ha obiettivi ambiziosi, soprattutto se consideriamo che tutto va fatto nel pieno rispetto di un territorio che è patrimonio Unesco. Tra i target per il 2025 c’è il passaggio parziale delle centrali Enel a biocombustibile, quello del trasporto pubblico a mezzi ibridi o full electric, l'installazione di 580 kW di fotovoltaico e 570 m2 di solare termico e l’approfondimento delle potenzialità del geotermico. Al 2050 si prevede di arrivare al 50% dell’elettricità prodotta da rinnovabili, al 50% della mobilità privata elettrica o ibrida, alla sperimentazione di sistemi di accumulo di acqua piovana e dissalazione dell’acqua di mare.

Il cammino è già avviato: gli alberghi hanno messo a disposizione dei turisti bici, scooter e quadricicli elettrici; i comuni si sono dichiarati plastic free; si discute già di area marina protetta e di sperimentazione di comunità energetiche. Ma l’aspetto forse più rilevante è l’installazione di un impianto fotovoltaico da 9,6 kW sul tetto di un hotel (il Principe di Salina): perché, benché minimale all’apparenza, è finalmente un precedente replicabile sull’isola e su altri territori "sensibili" come Salina, ed è un passo importante, insieme agli impianti di accumulo in fase di progettazione, verso l’autosufficienza energetica. Le perplessità della Soprintendenza sono state superate dalla qualità del progetto: 144 celle monocristalline ad alta efficienza, impianto complanare rispetto alla superficie del tetto, invisibile da terra e perfettamente integrato nell’architettura locale. E dalla solida premessa normativa che lo ha accompagnato. Entrambi messi a punto da un architetto locale, Gianluca Proto, cha non a caso è l’animatore del locale gruppo di acquisto solare (progetto ERiC).