Mustier: blindare Generali, Nagel promuove il cda

Il numero uno di Unicredit: «La compagnia deve restare indipendente e italiana». L'ad di Piazzetta Cuccia: venderemo il 3% solo per finanziare acquisizioni

TRIESTE. In una giornata dominata dall'effetto spread e dalla crisi diplomatica Italia-Francia, due importanti banchieri italiani hanno fatto riflessioni non casuali sul controllo delle Generali, che restano il vero crocevia della finanza tricolore. Considerando che le liste per il rinnovo del cda della compagnia triestina andranno presentate entro aprile, si può dire che i giochi siano cominciati.

Mentre il gruppo triestino in primavera sarà chiamato a rinnovare i vertici, due imprenditori di primo piano come Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio, si sono mossi gradualmente con acquisti importanti e sono entrambi vicini al 5%. Mediobanca, che originariamente aveva intenzione di vendere quest'anno una quota del 3% del gruppo assicurativo, grazie all'estensione del compromesso danese (che limita l'assorbimento di capitale della partecipazione che Mediobanca ha in Generali) non ha più questa necessità e rimane dunque forte del suo 13%. Una discesa nel capitale del Leone, ha detto Nagel, resta «nell'interesse strategico» della banca, chiamata a sostituire la redditività che la partecipazione genera con attività bancarie. La quota nel Leone resta la partecipazione più importante e la vendita del 3% indicata in un primo tempo entro giugno prossimo non avverrà se non per finanziare acquisizioni in ambito bancario.

Sul cda triestino, poi, l'ad di Mediobanca ha detto di auspicarne «uno che sia in continuità» con quello uscente, che ha appena presentato un piano «che va nella direzione giusta». Promozione piena quindi da parte di Piazzetta Cuccia per il Ceo francese Philippe Donnet che a novembre ha illustrato il nuovo piano strategico triennale 2019-2021 che promette di distribuire agli azionisti qualcosa fra 4,5 e 5 miliardi di dividendi in tre anni. Di recente il consiglio delle Generali ha deciso di proporre all'assemblea di abolire i limiti di età, mossa che potrebbe preludere a una conferma del presidente Gabriele Galateri.

Del «primo assicuratore italiano» ha parlato ieri anche il numero uno di Unicredit (e primo azionista di Mediobanca) Jean Pierre Mustier. Rispondendo a una domanda su Mediobanca e sul patto light che riunisce alcuni dei suoi principali azionisti, il manager francese ha detto a sorpresa che ne avrebbe voluto uno «più forte». Per Piazzetta Cuccia e il Leone di Trieste, dice il banchiere, «una base forte di azionisti» è necessaria per «proteggerle» e fare in modo che «restino italiane, indipendenti e quotate in Italia». Dichiarazioni non irrituali. Con oltre 500 miliardi di euro di fondi gestiti, Generali custodisce una fetta importante del risparmio degli italiani. Il fronte tricolore nelle Generali capitanato da Mediobanca oggi arriva al 26%, una quota abbastanza pesante per bloccare il passo a possibili mosse ostili in un sistema europeo delle polizze dominato dalla tedesca Allianz e dalla francese Axa, storiche rivali di Generali.

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