Non più auto d’élite Consensi e vendite in continua crescita

L’incrocio con il coupé, l’articolazione delle varie “taglie”:  i segreti di una tipologia di vettura che ha cambiato il mercato



Spendere di più per avere meno spazio. Giudicata semplicemente col metro della razionalità, l’idea del Suv-coupé sarebbe dovuta finir dritta nel cestino. E probabilmente a qualcuno venne pure il sospetto che fosse il caso di buttarla, una decina d’anni fa, quando la Bmw decise di affiancare alla X5, suo primo classico grande Suv, la X6. Che portava all’esordio la formula del Suv-coupé e che, all’atto pratico, pur costando di più della sorellona offriva un posto in meno, e meno spazio per i bagagli. E invece quelli del marketing avevano visto giusto: sì, esistono mercati, quello tedesco in primis, che dalla razionalità non possono prescindere. Ma ne esistono altri, tipo quello italiano, dove l’immagine conta come se non più della sostanza. Tant’è che la possente, muscolosa, tutt’altro che aggraziata X6 divenne presto la regina dei circoli alla moda, oltre che la preferita di tanti calciatori.

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Fenomeno isolato? Niente affatto, anche perché da dieci anni a questa parte il mercato ha cambiato volto. E i Suv, che ai tempi erano roba per pochi, sono arrivati a conquistarsi un terzo delle vendite in Europa, oltre a conservare la maggioranza assoluta dall’altra parte dell’Atlantico. È evidente che a questo punto la semplice articolazione della gamma su un modello per ogni taglia, grande, media e compatta, non basta più. Così, a Monaco hanno presto deciso di affiancare alla X6 la X4, oggi già alla seconda generazione, e la risposta dei rivali di Stoccarda non si è fatta attendere: accanto a Glc e Gle, nei listini Mercedes oggi troviamo le rispettive coupé, incluse le versioni ipervitaminizzate firmate Amg da contrapporre alle M bavaresi, tanto per far contenti gli amanti dello scatto bruciante al semaforo, ormai orfani delle coupé vere e proprie.

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Né poteva mancare la presenza dell’Audi, concretizzatasi di recente nella Q8, un po’ più bassa e dal look più cattivo rispetto alla classica Q7. Dopo di che non c’è voluto molto perché l’idea del Suv-coupé finisse per contagiare molti costruttori. Inclusa una marca storicamente legata al classico qual è la Toyota, che con la C-Hr ha stupito un po’ tutti: sì, dietro si sta stretti e in manovra si vede poco o nulla, ma vuoi mettere la scena con quella coda inclinata e scolpita? L’elenco potrebbe continuare con la Mitsubishi Eclipse o la Renault Arkana ed è destinato ad accogliere presto nuovi arrivi: la Ds, per esempio, chiamata a sostituire la Ds3, carina e sfiziosa finché si vuole ma ormai condannata dall’obsoleta carrozzeria a tre porte, ha pensato bene di puntare sulla Ds3 Crossback, altrettanto originale nel look ma più alta e muscolare.

E ancora, la Seat, che nel momento in cui ha deciso di elevare al rango di sub brand la sigla delle sue sportive, Cupra, ha puntato su un suv sportiveggiante, sulla falsariga della concept 20V20 vista qualche anno fa (debutterà di qui a un anno). Insomma, sono tante ormai a presentarsi con un corpo vettura fatto così, un po’ più basso (ma non troppo) rispetto ai veri Suv, un po’ più profilato nella linea laterale e nell’inclinazione della coda, ma senza rinunciare a un frontale alto e muscoloso.

In pratica, all’appello mancano soltanto le italiane: nei mesi scorsi s’era parlato di un Suv coupé Alfa sulla base della Stelvio, ma nel piano di gamma per gli anni a venire presentato da Fiat-Chrysler lo scorso giugno non se ne trova traccia. Del resto, la Stelvio è già abbastanza sportiva di suo, e allora meglio pensare a una versione a passo lungo per cercare di ritagliarsi un po’ di spazio su mercati come quello cinese, dove l’abitabilità conta ancora più del look. Senza dimenticare però che pure da quelle parti i gusti cambiano in fretta: oggi i Suv spopolano anche a Pechino e Shanghai, dove sino a qualche anno fa si vendevano solo e soltanto berline a tre volumi. E non è detto che fra qualche tempo pure i cinesi finiscano per farsi contagiare dall’idea di un prodotto dove sport viene ben prima di utility. —




 

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