Cgia: crollano i debiti delle famiglie venete

A Treviso e Vicenza si registra una netta flessione di richieste di mutui e prestiti. A Padova l’indebitamento è sopra la media nazionale. In regione il calo è del 2,1%

PADOVA. Cala il debito delle famiglie venete, ma con quelle padovane ancora al di sopra della media regionale e nazionale. Mentre quelle vicentine e trevigiane vedono ridursi sensibilmente i passivi, a seguito dello stop alle erogazioni da parte della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Nel 2017 le famiglie venete erano indebitate per un importo medio pari a 22.161 euro (-2,1%), che sommato fa un debito complessivo regionale pari a 46 miliardi di euro.

La ricerca è stata elaborata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che segnala a livello provinciale come le famiglie patavine siano quelle più esposte: dato medio pari a 24.340 euro (15esimo nella classifica nazionale). Seguono i nuclei familiari trevigiani (22.984 euro), quelli veronesi (22.136) e vicentini (21.991). Poi Venezia (21.825), Rovigo (17.762) e Belluno (16.806).

Crollo a Treviso e Vicenza

Rispetto al 2016 l’indebitamento delle famiglie consumatrici a Vicenza ha subito un crollo del 7,1% e a Treviso del 4,9%. Nel calcolo dell’indebitamento troviamo l’accensione di mutui per l’acquisto di un’abitazione, prestiti personali, prestiti contro la cessione dello stipendio, aperture di credito in conto corrente (in genere forme di credito al consumo). «Premesso che i territori più esposti ai debiti sono anche quelli che registrano i livelli di reddito più elevati – ha segnalato il segretario della Cgia, Renato Mason – è evidente che anche in queste zone tra gli indebitati vi sono molti nuclei appartenenti alle fasce sociali più deboli. Le forti esposizioni bancarie di questi territori, soprattutto a fronte degli investimenti nel settore immobiliare, non destano particolari problemi che, invece, si riscontrano in altre realtà storicamente con maggiori problemi economici, come buona parte delle province di Rovigo e di Belluno».

Ripresa e divario
Purtroppo i dati testimoniano che la ripresa sta aprendo il divario tra le famiglie. «La maggiore incidenza del debito sul reddito - ha spiegato il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo - si riscontra nelle famiglie economicamente più deboli, a rischio esclusione sociale che, statisticamente, sono tornate a crescere, visto che gli effetti della crisi hanno accentuato, anche se nel Veneto in misura più contenuta che altrove, il divario tra poveri e ricchi».

A livello nazionale le famiglie sono indebitate per un importo medio pari a 20.549 euro, per un totale di quasi 534 miliardi di euro. Le famiglie più “esposte” sono quelle che abitano in Lombardia (le milanesi hanno un debito record di 29.595 euro), le meno esposte ad Enna (9.169 euro). Come sottolineano dalla Cgia il ruolo economico delle famiglie è importantissimo: il 60% circa del Pil è riconducibile infatti ai consumi dei nuclei familiari.

E l’eventuale aumento dell’Iva potrebbe compromettere ulteriormente la tenuta economica di queste ultime, soprattutto di quelle ubicate nelle realtà più in difficoltà del Paese. «Anche se fosse solo selettivo – ha concluso Zabeo - l’eventuale aumento dell’Iva peggiorerebbe, in particolar modo, la situazione economica delle famiglie meno abbienti. Nemmeno l’operazione “meno Irpef più Iva” sarebbe a saldo zero: i contribuenti Irpef che rientrano nella “no tax area”, tra i quali i disoccupati e coloro che percepiscono una pensione di invalidità, non avrebbero alcun benefico dall’introduzione della flat tax. Per contro, subirebbero un aumento dei prezzi di beni e servizi che toglierebbe loro ulteriore liquidità».
 

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