Smog, a Treviso va peggio che a Taranto

Ozono, polveri sottili e gas di scarico: l’Arpa registra più sforamenti nel capoluogo che davanti all’acciaieria Ilva

Treviso è tra le trenta città più inquinate del vecchio continente, come dice l'Agenzia Europea dell'Ambiente, ma non finisce qui. L'aria che si respira nella Marca è addirittura peggiore di quella con cui si trovano a fare i conti gli abitanti del quartiere Tamburi di Taranto, quello dell’Ilva per capirsi. Sulle teste dei residenti del rione pugliese sono passati per anni i gas dell’acciaieria, la più grande d'Europa, ma anche di un cementificio, un impianto termoelettrico e altri insediamenti industriali. Taranto, fra le altre cose, è divenuta l’emblema dello smog e il quartiere Tamburi è il cuore del problema. Ma se si guardano i livelli di inquinamento da Pm10 (particolato), ozono e benzopirene presenti nelle due province Treviso non è da meno, anzi.

«Treviso è messa peggio di Taranto se ci soffermiamo, ad esempio, sui giorni di superamento dei valori massimi consentiti per legge del Pm10 e dell'ozono», spiega Giulio Morossi, chimico ambientale già dirigente dello Spisal dell'Usl 9 che ha spulciato i report Arpav, eseguiti in via Lancieri di novara, a Treviso, comparandoli con quanto pubblicato da Arpa Puglia e Rapporto Sentieri (Istituto Superiore di Sanità). Risultati alla mano, per 88 giorni nel 2012, a Treviso, il Pm10 ha sforato il limite di 50 microgrammi al metro cubo mentre nel quartiere Tamburi i giorni di superamento sono stati “solo” 44, conferma Morossi. Accade lo stesso anche per l'ozono, continua Morossi: «Parliamo del “fratello maggiore dell'ossigeno” che può avere azione cancerogena. Noi rispetto a Taranto abbiamo superato di più la media giornaliera pari a 120 microgrammi al metro cubo» e aggiunge: «Ebbene lo scorso anno nella nostra città questo limite è stato superato per 74 giorni, a fronte di un limite massimo fissato in 25 giorni l'anno. Nel Tarantino abbiamo un valore più contenuto pari a 56 giorni di sforamento». Il capoluogo della Marca non si salva nemmeno per l'altro grande spauracchio dell'ecosistema, noto cancerogeno per la salute umana: il benzopirene. Presente nei fumi dei carburanti, il benzopirene a Treviso si è attestato su livelli pari a 1,8 nanogrammi/m³ (il limite consentito è di 1 nanogrammo), gli stessi presenti nella zona dell'Ilva nel 2010. Ribadisce il chimico: «Anche a Taranto avevamo livelli pari a 1,8 nanogrammi, con la differenza che negli ultimi due anni lì si è intervenuti con attività di bonifica e risanamento ambientali e con la chiusura di molti forni dell'acciaieria. Alla luce di questi interventi, è probabile che la situazione del quartiere Tamburi sia ad oggi migliore rispetto al nostro capoluogo». E precisa: «Nessun allarmismo, i danni alla salute provocati dall'inquinamento vanno sempre riscontrati sulla base di indagini epidemiologiche. Non sempre possiamo affermare con certezza che al superamento del valore massimo ci sia un incremento di patologie e decessi».

A fronte dei rilevamenti sulle emissioni, sarebbe comunque bene provvedere. Un invito che Morossi rivolge alle istituzioni affinché si attivino con un'azione coordinata: «Per diminuire l'inquinamento bisogna agire su larga scala, a livello regionale o almeno provinciale. Serve coraggio, anche al costo di essere impopolari». Tra i provvedimenti più urgenti, suggeriti dall'esperto, la limitazione della la circolazione su gomma. «Il traffico incide per un terzo sulle polveri, moderarlo attraverso una riconversione a trasporto pubblico accompagnata dal potenziamento di piste ciclabili, ztl e percorsi pedonali, potrebbe essere una buona strada».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Zuppetta di sedano rapa, mela verde, quinoa, mandorle e cavolo nero

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi