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Savassa e Fadaldo dimenticate Strade senza manutenzione

Il presidente di quartiere De Nardi: «Non è giusto emarginare queste zone»  «Da anni nessuna pulizia alle caditoie, e rari gli sfalci dell'erba lungo le carreggiate 

VITTORIO VENETO

Strade trascurate tra Savassa, Fais e Fadalto. La pioggia di segnalazioni è finita sul tavolo del presidente di quartiere della Val Lapisina. Tanto che nei giorni scorsi ha riunito i consiglieri di circoscrizione alle ex scuole elementari di Nove. Obiettivo, fare il punto della situazione e mettere a verbale quanto evidenziato dai cittadini negli ultimi mesi. «Da un anno da Savassa a Fadalto», fa sapere il presidente di quartiere Silvano De Nardi, «non vengono più effettuare l ...

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VITTORIO VENETO

Strade trascurate tra Savassa, Fais e Fadalto. La pioggia di segnalazioni è finita sul tavolo del presidente di quartiere della Val Lapisina. Tanto che nei giorni scorsi ha riunito i consiglieri di circoscrizione alle ex scuole elementari di Nove. Obiettivo, fare il punto della situazione e mettere a verbale quanto evidenziato dai cittadini negli ultimi mesi. «Da un anno da Savassa a Fadalto», fa sapere il presidente di quartiere Silvano De Nardi, «non vengono più effettuare le pulizie della caditoie, le ramaglie restano dove sono e i pozzetti sono al limite». Altri ritardi riguardano anche lo sfalcio dell'erba. I punti più critici sono nelle vie Fais, Pravidal e Vizza, oltre alla parte di via Naronchie che conduce al santuario di Santa Augusta. Criticità sono state evidenziate anche a Fadalto Basso. In alcuni punti della strada è ormai tempo anche rifare il manto d’asfalto. I residenti chiedono inoltre che venga messa mano alla manutenzione del ciglio stradale. «L'auspicio è che la situazione si normalizzi al più presto», conclude De Nardi, «vorrei ricordare che questi cittadini pagano le tasse come tutti gli altri ed è giusto che abbiano un minimo di servizi». Intanto è già pronto l'ordine del giorno per la prossima riunione della Val Lapisina. Tra i punti caldi la situazione dei piloni dell’A 27, la necessità di realizzare piste ciclabili all'uscita del traforo e la messa in sicurezza della provinciale 35 che da Longhere porta a Revine, teatro di numerosi incidenti mortali e dove ancora non si è messo mano. —

Francesca Gallo