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Commessa di Treviso si licenzia: "Non è vita lavorare ogni domenica"

Tiziana D’Andrea guida il gruppo “Domenica no grazie” e riceve le telefonate delle ex colleghe che denunciano condizioni di lavoro inaccettabili  

TREVISO. Negli ultimi giorni le telefonate fioccano: «L’ultima è di una signora che dopo vent’anni in una grande catena della moda si è licenziata perché non ce la faceva più, le domeniche erano diventate tutte lavorative, le avevano stravolto la vita» racconta Tiziana D’Andrea, ex commessa a Treviso, leader del movimento “Domenica no grazie”.

«A me era capitato lo stesso, mio figlio era diventato un pacchettino postale. E i contratti vecchi, con le maggiorazioni per i festivi, sono sempre d ...

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TREVISO. Negli ultimi giorni le telefonate fioccano: «L’ultima è di una signora che dopo vent’anni in una grande catena della moda si è licenziata perché non ce la faceva più, le domeniche erano diventate tutte lavorative, le avevano stravolto la vita» racconta Tiziana D’Andrea, ex commessa a Treviso, leader del movimento “Domenica no grazie”.

«A me era capitato lo stesso, mio figlio era diventato un pacchettino postale. E i contratti vecchi, con le maggiorazioni per i festivi, sono sempre di meno».

Inutile sottolineare che, dal suo punto di vista, il progetto di legge sulle chiusure domenicali è una battaglia vinta: «O è la volta buona questa, o non ce la faremo mai più. Il governo ha un’ampia maggioranza e non ha scuse. Come comitato abbiamo proposto un tetto di aperture domenicali l’anno (al massimo 12) e nessuna nelle altre festività. Abbiamo suggerito inoltre di introdurre una penale per chi non rispetta il tetto delle chiusure».

Chi è contrario al provvedimento agita lo spettro della perdita di posti di lavoro: «Nemmeno questo è corretto - spiega D’Andrea - la grande distribuzione non ha interesse a pagare i dipendenti di domenica, spesso aumenta le postazioni con le casse automatiche.

E al contempo spostando i flussi dei clienti dalla piccola alla grande distribuzione faccio chiudere i piccoli negozi, che avevano una percentuale di dipendenti non di molto inferiore. Ben vengano, al limite, le deroghe per le città turistiche, a patto che siano previsti dei paletti in base alla stagionalità».