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Treviso, ogni domenica 18 mila lavoratori

Un dipendente su cinque occupato nei festivi a Treviso. Cisl e Cgil: «Garantire le adeguate maggiorazioni»

TREVISO. Per un lavoratore su cinque, nella Marca, lavorare di domenica è la normalità. Sono circa 18 mila i trevigiani che potrebbero essere coinvolti dalle proposte di legge, targate Lega e Movimento Cinque Stelle, per ridurre drasticamente le aperture della grande distribuzione nei giorni festivi. Tema che divide anche i professionisti trevigiani, con il comitato “Domenica no grazie” a fare il pieno di consensi di commesse e negozianti, e le forze sociali a richiamare l’attenzione sul ris ...

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TREVISO. Per un lavoratore su cinque, nella Marca, lavorare di domenica è la normalità. Sono circa 18 mila i trevigiani che potrebbero essere coinvolti dalle proposte di legge, targate Lega e Movimento Cinque Stelle, per ridurre drasticamente le aperture della grande distribuzione nei giorni festivi. Tema che divide anche i professionisti trevigiani, con il comitato “Domenica no grazie” a fare il pieno di consensi di commesse e negozianti, e le forze sociali a richiamare l’attenzione sul rischio di perdita di posti di lavoro.

È una recente indagine della Cgia di Mestre a fornire i numeri del fenomeno. In provincia di Treviso sono circa uno su quattro i lavoratori dipendenti impiegati di domenica, il settore con la concentrazione maggiore è quello degli alberghi e dei ristoranti (seguono commercio, pubblica amministrazione, sanità, trasporti). La quota sale a un lavoratore su quattro se si parla di professionisti autonomi. «Negli ultimi anni - segnala il coordinatore dell’Ufficio studi di Cgia, Paolo Zabeo - il trend degli occupati di domenica è aumentato costantemente sia tra i dipendenti che tra gli autonomi».

Le proposte del governo gialloverde hanno spiazzato Cgil, spesso critica contro l’abuso di aperture domenicali. «Sì, ma la soluzione non può essere la totale chiusura» spiega Giacomo Vendrame, segretario generale Cgil Treviso, «all’epoca delle venti aperture l’anno nei festivi si era trovato un giusto equilibrio. Ma quello che conta non è il numero esatto, è la contrattazione: negli ultimi tempi, complici lo scarso preavviso, il ricatto per lavorare nel fine settimana, le mancate maggiorazioni di stipendio, era diventato impossibile programmare i tempi di vita. Chi lavora ha bisogno di tutele, garanzie, maggiorazioni. E non è affatto scontato che chi lavora la domenica sia pagato di più. Vediamo cosa partorirà il governo, la nostra priorità sarà verificare che le condizioni di lavoro non siano peggiorative».

Cinzia Bonan, segretario generale Cisl Treviso-Belluno, segue da vent’anni le dinamiche della grande distribuzione: «La versione migliore era la legge Bersani, che prevedeva otto aperture per legge l’anno e altre quattro da concordare a livello territoriale. Siamo contrari alle aperture selvagge senza garantire un’adeguata remunerazione, ma quanto proposto dal governo mi sembra una boutade, puro populismo. La questione ha bisogno di una riflessione seria, e non va sottovalutato il rischio di perdere qualche posto di lavoro». Bonan ricorda che dall’avvento della grande distribuzione in poi gli addetti al commercio si sono decuplicati. Chiudere i negozi la domenica avrebbe ripercussioni negative sull’occupazione. Si ritorna sempre allo stesso punto: «Dare la giusta ricompensa ai lavoratori». Sempre con un orecchio a Roma.