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Un libro sull’eccidio La storia dei dieci martiri rastrellati a Zapparè

TREVIGNANOEra il 22 marzo del 1945 quando dieci persone, appartenenti a due famiglie di Trevignano, che risiedevano in località Zapparè, venivano fucilate a Montebelluna dalle SS. La storia li...

TREVIGNANO

Era il 22 marzo del 1945 quando dieci persone, appartenenti a due famiglie di Trevignano, che risiedevano in località Zapparè, venivano fucilate a Montebelluna dalle SS. La storia li ricorda come i dieci martiri e ora è stata edita da Danilo Zanetti una ulteriore pubblicazione che sarà presentata sabato alle 17.30 in un luogo simbolico: nel cortile della ex casa Durigon, quindi in una delle case dove 73 anni prima c’era stato il rastrellamento dopo uno scontro a fuoco con un gruppo ...

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TREVIGNANO

Era il 22 marzo del 1945 quando dieci persone, appartenenti a due famiglie di Trevignano, che risiedevano in località Zapparè, venivano fucilate a Montebelluna dalle SS. La storia li ricorda come i dieci martiri e ora è stata edita da Danilo Zanetti una ulteriore pubblicazione che sarà presentata sabato alle 17.30 in un luogo simbolico: nel cortile della ex casa Durigon, quindi in una delle case dove 73 anni prima c’era stato il rastrellamento dopo uno scontro a fuoco con un gruppo partigiano che si era rifugiato in quelle case. A curarla Primo Durigon, parente dei fucilati, e Tiziano Sovernigo, storico trevignanese.

È una pubblicazione incentrata sulle testimonianze di chi aveva vissuto quei giorni drammatici: i sacerdoti e i superstiti. Si aggiunge un capitolo nuovo: la pubblicazione delle sentenze a carico degli italiani ritenuti responsabili, quali informatori dei tedeschi, di quell’eccidio. I dieci martiri portano i nomi di Pietro, Vettore, Battista Bordin, Girolamo, Pietro e Lorenzo Durante, Giuseppe e Primo Durigon, Francesco e Bruno Semenzin, fucilati a Montebelluna nel luogo ora dedicato a loro e sepolti a guerra finita nel cimitero di Trevignano dopo una prima sepoltura in quello montebellunese. A rispondere di quell’eccidio come delatori erano stati chiamati a guerra finita Angelo Aggio, Narciso Rossi e Tarquinio Gobbetti, tutti e tre condannati in primo grado alla pena capitale mediante fucilazione. Alla fine fucilato fu solo, il 15 aprile del 1946, Narciso Rossi. Per gli altri due era stato accolto l’appello e, dopo una condanna a 20 anni (Aggio) e a 14 anni (Gobbetti), erano tornati in libertà nell’ottobre del 1948 grazie alla cosiddetta “amnistia Togliatti”. —

Enzo Favero