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Nelle mense scolastiche di Treviso irrompe il pasto da casa

Il servizio del Comune per 2.400 ragazzi non prevede che si consumi cibo portato da fuori «Servirebbero stanze separate»

TREVISO. A pochi giorni dalla riapertura delle scuole è il Consiglio di Stato a servire sul piatto una sentenza che legalizza il pasto e il panino portato da casa, con un pronunciamento destinato a cambiare le carte in tavola nella refezione scolastica. Il pasto da casa è diventato legale. Il Consiglio di Stato ha infatti dato ragione ai genitori sul ricorso contro un regolamento che imponeva la mensa pubblica nelle scuole di Benevento. L’eco di una sentenza che spiazza le regole ferree dell ...

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TREVISO. A pochi giorni dalla riapertura delle scuole è il Consiglio di Stato a servire sul piatto una sentenza che legalizza il pasto e il panino portato da casa, con un pronunciamento destinato a cambiare le carte in tavola nella refezione scolastica. Il pasto da casa è diventato legale. Il Consiglio di Stato ha infatti dato ragione ai genitori sul ricorso contro un regolamento che imponeva la mensa pubblica nelle scuole di Benevento. L’eco di una sentenza che spiazza le regole ferree della mensa scolastica è giunto anche alle scuole trevigiane. E ancor prima al Servizio scolastico del Comune di Treviso, impegnato ieri pomeriggio in un incontro informativo sul servizio di refezione a scuola: «Con la recente sentenza ci dovremo porre il problema», dice Gloria De Prà, responsabile dell’Ufficio del Servizio scolastico del Comune di Treviso.

sale separate. «Oggi nelle scuole, dove esiste il servizio mensa, non si possono assolutamente consumare pasti portati da casa. Nel momento in cui viene allestito il servizio refezione a scuola il locale mensa è sotto l’intera responsabilità della ditta che prepara e somministra i pasti. Possono entrare solo i cibi portati dalla ditta per evitare contaminazioni e problemi di allergie». Ma una sentenza in materia che giunge dopo quella del Tar con tanto di sigillo del Consiglio di Stato sarà ora destinata a cambiare le carte in tavola. E nell’eventualità, le scuole dovranno prevedere oltre alla mensa un’area dedicata agli alunni che si porteranno il panino da casa? «La questione dovrà essere affrontata con le dovute cautele», spiega la dirigente. «E vista la recente sentenza, l’argomento sarà trattato insieme agli altri punti dell’ordine del giorno anche nel corso della imminente riunione con tutti i dirigenti scolastici degli istituti comprensivi della città».

iscrizione informatica. Da tre anni intanto è attivo nelle scuole materne, elementari e medie della città il sistema informatizzato di gestone dei pasti e dei pagamenti gestito dalla ditta Pastel in collaborazione con Euroristorazione. L’iscrizione alla mensa scolastica è obbligatoria per tutti gli alunni che usufruiscono del servizio e deve essere effettuata attraverso il sito. Chi non può accedere a Internet può chiedere assistenza presso il centro Euroristorazione di Silea o agli uffici del Comune di Viale Vittorio Veneto.

numeri e costi. Nell’anno scolastico 2017/18 sono stati 2.404 gli alunni in città - dalle materne fino alle scuole medie - che hanno utilizzato il servizio mensa. Di questi 1.545 hanno usufruito della tariffa piena fissata a 3,70 euro a pasto. Mentre sono stati 382 gli alunni ai quali è stata applicata la tariffa agevolata, 3,20 euro, prevista per le famiglie che iscrivono più figli al servizio di refezione, a partire dal secondo figlio. In crescita il ricorso alle tariffe agevolate in base al reddito: sono stati 252 l’anno scorso le famiglie degli alunni che hanno ottenuto il buono pasto al costo di 2,80 euro dopo aver presentato l’attestazione Isee. Altre 225 famiglie sono state esonerate dal pagamento della tariffa per decisione dei servizi sociali a causa di un grave disagio economico. In lieve aumento infine le richieste di diete speciali a causa di allergie o intolleranze alimentari: 58 quelle certificate dal servizio di Dietetica del Ca’ Foncello.