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Famiglia di Sacile sterminata in Macedonia, la figlia confessa

Blerta Pocesta, 28 anni, è crollata dopo 24 ore di interrogatorio. Foto e video avevano già smontato il suo alibi

GAIARINE. Ai funerali dei genitori Amit e Nazmie e della sorellina Anila, celebrati a Debar, Blerta Pocesta, 28 anni, singhiozzava disperata. Pochi giorni dopo la primogenita di Amit e Nazmie, è stata invece fermata dalla polizia macedone come indiziata per il triplice omicidio, insieme con due presunti complici, Ferdi Gashi, 31 anni, di Gostivar (con il quale i media macedoni ipotizzano una frequentazione) e Veap Klobochishta, 61 anni, di Debar, zio di quest’ultimo. A sgretolare l’alibi di ...

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GAIARINE. Ai funerali dei genitori Amit e Nazmie e della sorellina Anila, celebrati a Debar, Blerta Pocesta, 28 anni, singhiozzava disperata. Pochi giorni dopo la primogenita di Amit e Nazmie, è stata invece fermata dalla polizia macedone come indiziata per il triplice omicidio, insieme con due presunti complici, Ferdi Gashi, 31 anni, di Gostivar (con il quale i media macedoni ipotizzano una frequentazione) e Veap Klobochishta, 61 anni, di Debar, zio di quest’ultimo. A sgretolare l’alibi di Blerta, foto e video che l’hanno immortalata all’aeroporto, tabulati telefonici e le tracce del Dna nella villetta degli orrori. Poi la confessione.

I ruoli nel delitto. Per l’autorità giudiziaria macedone c’è stato da subito «il ragionevole sospetto» che a uccidere nel sonno padre, madre e figlia di 14 anni, nella villetta di Debar, sia stata la figlia maggiore Blerta. I due uomini, zio e nipote, avrebbero invece fornito supporto all’azione criminosa in ruoli diversi: l’uno le avrebbe procurato la pistola, l’altro l’avrebbe aiutata a fuggire.

Dubbi sul moveNte. «Resta da contestualizzare il movente del triplice omicidio – ha precisato il questore Marco Odorisio – le verifiche procedono per escludere un eventuale movente economico, intra-famigliare o di altra natura». Gli inquirenti hanno ipotizzato di primo acchito motivazioni economiche, legate alla proprietà di beni, dietro al delitto. Si è appreso che Blerta, commerciale sempre in giro per l’Europa per lavoro, aveva fatto da garante, con la sua busta paga, per il mutuo acceso dal padre per l’acquisto della casa a Cornadella. Si sonda anche la pista di un’assicurazione sulla vita, della quale avrebbero potuto beneficiare le figlie alla morte dei genitori. La Procura di Pordenone ha disposto ulteriori accertamenti sulla ricostruzione dei rapporti economici fra le vittime e la primogenita. Al vaglio anche motivazioni di carattere personale, legate a eventuali screzi.

LE INDAGINI. Il contributo degli inquirenti pordenonesi è stato determinante nella soluzione positiva del caso. «Abbiamo fornito, grazie alla squadra mobile, elementi probatori molto significativi», ha precisato il procuratore Raffaele Tito. L’inchiesta sul fronte italiano è stata seguita dal procuratore in persona, con il pm Monica Carraturo. La prima nota informativa dalla Macedonia è arrivata però in Questura la sera del 29 agosto, ben tre giorni dopo il triplice omicidio. L’indomani gli investigatori della mobile di Pordenone erano già sulle tracce di Blerta.

I TENTATIVI DI DEPISTAGGIO. Subito gli investigatori della squadra mobile hanno scoperto che la 28enne sacilese, scampata come la sorella Mukades al massacro, non si trovava in Italia, come aveva invece dichiarato agli inquirenti, quando il delitto è stato commesso: era in Macedonia. Come ha spiegato il questore Marco Odorisio, la polizia di Pordenone ha accertato che Blerta si è imbarcata all’aeroporto di Venezia alle 6.25 del mattino di sabato 25 agosto.

INTERROGATORIO E CONFESSIONE. La giovane ha confessato il triplice omicidio dopo 24 ore di interrogatorio. Stando ai media macedoni l’ingaggio sarebbe costato 700 euro e la promessa di un impiego in Italia per il giovane, la pistola 400 euro.