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Il parroco di Treviso “super social” sotto inchiesta per violenza sessuale

Don Federico De Bianchi è accusato da alcuni pazienti ricoverati negli ospedali di Conegliano e Vittorio che lui visitava come cappellano dei malati

TREVISO. «Cari amici, simpatizzanti followers e curiosi di Facebook, fra pochi giorni me ne andrò lasciando, oltre a qualche buona opera, tante chiacchiere sul mio conto che la plebaglia ciarliera e ignorante si divertirà a fare. Sappiate questo: non sono stato mandato via dal vescovo, non sono pedofilo, anche se vado in una comunità che può avere preti con quella problematica. A Santa Giustina riappariranno persone sparite che riotterranno il potere sottratto. Poco importa per chi sa che il ...

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TREVISO. «Cari amici, simpatizzanti followers e curiosi di Facebook, fra pochi giorni me ne andrò lasciando, oltre a qualche buona opera, tante chiacchiere sul mio conto che la plebaglia ciarliera e ignorante si divertirà a fare. Sappiate questo: non sono stato mandato via dal vescovo, non sono pedofilo, anche se vado in una comunità che può avere preti con quella problematica. A Santa Giustina riappariranno persone sparite che riotterranno il potere sottratto. Poco importa per chi sa che il potere e il giudizio appartengono a Dio. Buona vita».

Era fine novembre dell’anno scorso quando don Federico De Bianchi, 43 anni, parroco di Santa Giustina e della Val Lapisina, a Vittorio Veneto, postò sul suo profilo Facebook questo messaggio in cui annunciava la sua partenza. Un annuncio che lasciò attoniti i tanti parrocchiani che gli volevano bene.

Lui, prete social, amato e stimato dalla stragrande maggioranza dei suoi parrocchiani, prima della sua improvvisa partenza, s’era congedato, forse senza volerlo, con clamore dai suoi parrocchiani. Un congedo “rumoroso” che avveniva mentre con riserbo la procura della Repubblica di Treviso indagava sul suo conto.

Un’indagine innescata dalla denuncia, sporta alle forze dell’ordine vittoriesi, di alcuni giovani pazienti (tutti maggiorenni) dei nosocomi di Vittorio Veneto e Conegliano che accusavano l’ex parroco di Santa Giustina di averli pesantemente molestati, dal punto di vista sessuale, palpeggiandoli nelle parti intime e baciandoli mentre erano distesi sui letti d’ospedale, in condizioni che impedivano loro di opporsi.

Accuse pesantissime, tutte naturalmente da dimostrare, di cui l’ex prete di Santa Giustina di Vittorio Veneto doveva essere perfettamente a conoscenza quando scrisse il post d’addio ai parrocchiani della sua comunità.

Secondo quanto è filtrato dall’indagine, sono almeno tre i giovani (ma potrebbero essere di più) che accusano il prete di averli molestati sessualmente mentre erano ricoverati nei letti degli ospedali di Conegliano e Vittorio Veneto. Come? Con palpeggiamenti e baci, approfittando del loro stato d’infermità, secondo quanto si apprende. Fatto questo che è costato all’ex parroco di Santa Giustina l’accusa di violenza sessuale.

Un’accusa che, stando a quanto si apprende, don Federico avrebbe respinto con sdegno fin da subito, accettando così di andarsene da Santa Giustina e prepararsi ad un’eventuale difesa da un’accusa così terribile ed infamante, specie per un giovane prete che aveva fatto dei social un punto di forza della sua immagine.