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Ritorno in fabbrica con la sorpresa Cig «Crescita rallentata per colpa dei dazi»

I fatturati delle aziende trevigiane comunque risalgono Ottime le prospettive per le imprese del settore artigiano



Chi si rivede, la cassa integrazione. E sapete perché? «A causa dei dazi, oltre che di altre turbolenze internazionali, compreso l’embargo russo», fa sapere Alessio Lovisotto, sindacalista della Fim Cisl. Una sorpresa, perché si sapeva che la crescita stava rallentando, ma non che prima delle ferie e, probabilmente al rientro, ci fossero aziende costrette a ridurre l’orario di lavoro. Lovisotto mantiene il riserbo sulle imprese in difficoltà momentanea; si limita a precisare che appartengono ...

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Chi si rivede, la cassa integrazione. E sapete perché? «A causa dei dazi, oltre che di altre turbolenze internazionali, compreso l’embargo russo», fa sapere Alessio Lovisotto, sindacalista della Fim Cisl. Una sorpresa, perché si sapeva che la crescita stava rallentando, ma non che prima delle ferie e, probabilmente al rientro, ci fossero aziende costrette a ridurre l’orario di lavoro. Lovisotto mantiene il riserbo sulle imprese in difficoltà momentanea; si limita a precisare che appartengono a quel settore della meccanica che stava riprendendo quota, più di ogni altro.



«Non sono tante e alcune di queste – precisa – hanno deciso di ricorrere alla cig per prudenza, perché le commesse dall’estero hanno cominciato a rallentare, a seguito soprattutto delle nuove misure imposte da Trump, che hanno ripercussioni a numerose latitudini». Le ferie stanno finendo. Tra oggi e lunedì prossimo riapre la maggior parte della fabbriche. E’ per lo meno singolare che nel pieno della ripresa, proprio il manifatturiero registri una battuta d’arresto, almeno in alcune nicchie produttive, quelle appunto toccate dai dazi. E che, di conseguenza, i lavoratori di queste aziende si trovino magari a dover fare i conti con orari a singhiozzo. E’ una sorpresa di questi tempi in cui la competitività si gioca anche sulla estrema flessibilità. «Si pensi che alcune industrie non hanno mai chiuso, se non i pochi giorni a cavallo di Ferragosto, talmente martellanti erano i mercati dell’esportazione», conferma Giuseppe Covre, titolare di Eureka, 250 addetti, di Gorgo al Monticano: «Da noi, infatti, c’è chi va in vacanza a gennaio e chi a dicembre: i mercati internazionali, da cui dipendiamo, esigono che non si chiuda mai».



Già l’anno scorso il manifatturiero aveva cominciato a recuperare i margini persi durante la crisi in misura maggiore di altri comparti. «In tanti casi il fatturato sta crescendo a due cifre», come ammette Covre, con riferimento al suo gioiello, che esporta in tutto il mondo il 68% di quanto produce. «Speriamo che i malesseri registrati alla vigilia del periodo feriale siano passeggeri e che arrivino dal Governo misure di stimolo soprattutto della domanda interna, che è ancora troppo debole, anche per quanto riguarda la realtà delle aziende di Marca». Quella estera, dazi a parte, traina con prepotenza. Ne sanno qualcosa la “3B” di Salgareda, la “Media Profili” di Mansuè, la “Friul Intagli” di Portobuffolè e Prata, tre colossi del mobile che si stanno specializzando nella produzione di componenti per i grandi centri di distribuzione, dove corre, sì proprio corre il cliente che ama il “fai-da-te” anche nell’arredo di casa o dell’ufficio; vedi le fortune dell’Ikea.



Ma l’Opitergino-Mottense funziona al massimo anche come “Plastic Land”, il distretto della plastica, dove le ferie si sono fatte col contagocce. L’Inglass di San Polo di Piave sta stracciando la concorrenza in tutto il mondo.Tante luci, dunque, ma anche qualche ombra nel post-ferie. Un esempio è dato dalla Benetton. Il sindacato attende questa e le aziende satelliti. «E’ ritornato Luciano, lavoratori e sindacato hanno tirato un sospiro di sollievo – conferma Nicola Brancher segretario dei Tessili Cisl - « ma le prossime settimane saranno decisive per capire che cosa intende effettivamente fare. La stagione meteo non è andata come avremmo voluto, quindi la situazione si è complicata. E poi la vicenda di Autostrade e di Genova probabilmente avrà dei riflessi anche nel settore di tradizionale attività del Gruppo. I lavoratori rientrano con un supplemento di preoccupazione – continua il dirigente cislino –e proprio per questo vorremmo una interlocuzione più diretta con i vertici dell’azienda, senza tanti filtri, perché anche noi abbiamo qualcosa da proporre».



La ripresa c’è, dunque, ma al rallentatore. Diverso è il caso dell’artigianato. Giuliano Rosolen della Cna di Treviso sfoglia dati rassicuranti per l’autunno. La crescita del comparto, in giugno, è stata di oltre il 3%. Le assunzioni a tempo determinato sono aumentate addirittura del 36% e sono state circa il 12% in più delle cessazioni. L’apprendistato è salito di circa il 20%, i contratti a termine del 26,4 e gli intermittenti del 25%. Ma non è tutto oro quel che luccica. «Il recente Decreto Dignità mette le imprese nella condizione di lasciare a casa i terministi – è quanto prevede Rosolen – e di assumerne di nuove, anziché di trasformare quei contratti nel tempo indeterminato. Avremo, dunque, più precarietà». —