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Dopo la “strana” febbre padre Boa migliora

MORGANO.«Da due giorni padre Maurizio non ha più la febbre, non creiamo allarmismi. È provato, ma siamo fiduciosi». A parlare è Ermanno Boa, uno dei cinque fratelli del missionario originario di...

MORGANO.

«Da due giorni padre Maurizio non ha più la febbre, non creiamo allarmismi. È provato, ma siamo fiduciosi». A parlare è Ermanno Boa, uno dei cinque fratelli del missionario originario di Badoere di Morgano rientrato in questi giorni nella Marca in seguito a dei problemi di salute che l'hanno colpito in Sierra Leone, dove da decenni opera nelle comunità dei Giuseppini del Murialdo di Padova, e ricoverato al Cà Foncello. Ancora non sono note, però, le cause di quell'improvvisa febbre c ...

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MORGANO.

«Da due giorni padre Maurizio non ha più la febbre, non creiamo allarmismi. È provato, ma siamo fiduciosi». A parlare è Ermanno Boa, uno dei cinque fratelli del missionario originario di Badoere di Morgano rientrato in questi giorni nella Marca in seguito a dei problemi di salute che l'hanno colpito in Sierra Leone, dove da decenni opera nelle comunità dei Giuseppini del Murialdo di Padova, e ricoverato al Cà Foncello. Ancora non sono note, però, le cause di quell'improvvisa febbre che hanno costretto il missionario 74enne al rientro in patria per cure ed accertamenti «È stato ricoverato venerdì scorso, ma non ci sono ancora stati comunicati gli esiti degli esami svolti dai medici» prosegue il fratello, «nelle prossime ore sapremo qualcosa di più, in particolare sul tipo di febbre che l'ha colpito, ma pur essendo segnato le sue condizioni sono in ripresa, è calmo e vigile». Parole che sollevano i molti amici e conoscenti di padre Maurizio, mobilitatisi anche nei social, ai quali è arrivato un messaggio simile a quello del fratello anche da parte di una delle nipoti del missionario. Inizialmente, infatti, varie erano state le voci sul tipo di virus tropicale che avesse colpito il giuseppino. Una figura, quella di padre Boa, conosciuta un po' in tutta Italia, dal Padovano al Viterbese, dove era stato parroco tra il 1986 e il 1996. Poi la missione e l'impegno contro guerra ed ebola nei territori vicini alla capitale Freetown, da cui è stato costretto a rientrare. A.B.V.