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Smart working, all'Osram di Treviso si lavora anche da fuori azienda

l progetto pilota valido fino a luglio 2019, mira a concretizzare il principio che il benessere dei lavoratori e delle loro famiglie passa anche attraverso un buon equilibrio tra la vita professionale e la vita privata

 

TREVISO. Grazie alla sperimentazione, avviata nel mese di luglio per la durata di un anno, i dipendenti potranno, attraverso degli accordi individuali regolamentati, lavorare anche fuori stabilimento
 
Avvenute nel mese di luglio, la sottoscrizione dell’accordo tra Osram e Organizzazioni Sindacali di categoria, e la sua regolamentazione, rappresentano la prima applicazione di lavoro agile, o smart working, avviata in provincia di Treviso grazie a un accordo di carattere sindacale.
 
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TREVISO. Grazie alla sperimentazione, avviata nel mese di luglio per la durata di un anno, i dipendenti potranno, attraverso degli accordi individuali regolamentati, lavorare anche fuori stabilimento
 
Avvenute nel mese di luglio, la sottoscrizione dell’accordo tra Osram e Organizzazioni Sindacali di categoria, e la sua regolamentazione, rappresentano la prima applicazione di lavoro agile, o smart working, avviata in provincia di Treviso grazie a un accordo di carattere sindacale.
 
Non un benefit individuale concesso dall’azienda, non una modalità strategica per intercettare quelle professionalità difficilmente reperibili nel marcato del lavoro. Il progetto pilota di smart working varato in Osram, grazie all’impulso dato dai Sindacati di categoria, valido fino a luglio 2019, mira a concretizzare il principio che il benessere dei lavoratori e delle loro famiglie passa anche attraverso un buon equilibrio tra la vita professionale e la vita privata.
 
Nello stabilimento trevigiano di Osram di via Castagnole sono impiegati lavoratori con elevata professionalità, buona parte di loro residente a diversi chilometri di lontananza dal posto di lavoro. Una situazione che innegabilmente e inevitabilmente si ripercuote sulle loro vite e sulle loro famiglie. Ecco allora che, su spinta di FILCTEM CGIL Treviso, FEMCA CISL Belluno Treviso e UILTEC UIL Treviso Belluno, si è aperta una trattativa con l’azienda allo scopo di verificare, attraverso dei focus group organizzati con le RSU e i responsabili delle diverse aree produttive, la possibilità di definire delle modalità di lavoro agile riguardo alle 230 posizioni presenti in azienda.
 
Modalità che, regolamentate e regolate da accordo individuale, permettano ai dipendenti, in maniera occasionale e concordata con l’azienda, di sviluppare l’attività lavorativa anche in un diverso luogo dallo stabilimento, con l’indispensabile e necessario supporto di tecnologie informatiche.
 
“Con questo accordo - spiegano Cristina Furlan, segretario generale FILCTEM CGIL, Gianni Boato, segretario FEMCA CISL, e Giorgio Agnoletto, segretario UILTEC UIL -, siamo riusciti a rimuovere dalla mera prerogativa aziendale una modalità lavorativa innovativa che facilita la conciliazione di vita professionale e familiare, e che poggia su un una visione collaborativa, di fiducia e di trasparenza dei rapporti tra ditta e dipendente.
 
Il lavoro agile - sottolineano i segretari generali di categoria - è un terreno sul quale come sindacati dobbiamo misurarci, perché rappresenta una delle possibili risposte, e anche opportunità, del mondo del lavoro, e dunque della contrattazione di secondo livello, alla rivoluzione digitale”.