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Salgareda, fiume rosso nei giorni del Solstizio

La drammatica battaglia che ha deciso la sorte della Guerra

SALGAREDA. La drammatica battaglia del Solstizio si scatenò, lungo il corso del Piave, tra il 15 ed il 24 giugno 1918 e fu così chiamata da Gabriele D'annunzio perché inglobava, temporalmente, il solstizio d'estate che coincide con la notte tra il 21 e 22 giugno. Fu una poderosa offensiva scatenata dagli austroungarici che si proponevano di attraversare il Piave, sfondare le linee italiane, penetrare nella Pianura Padana ed arrivare così a Roma per la vittoria decisiva. A tal fine furono dis ...

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SALGAREDA. La drammatica battaglia del Solstizio si scatenò, lungo il corso del Piave, tra il 15 ed il 24 giugno 1918 e fu così chiamata da Gabriele D'annunzio perché inglobava, temporalmente, il solstizio d'estate che coincide con la notte tra il 21 e 22 giugno. Fu una poderosa offensiva scatenata dagli austroungarici che si proponevano di attraversare il Piave, sfondare le linee italiane, penetrare nella Pianura Padana ed arrivare così a Roma per la vittoria decisiva. A tal fine furono dispiegate 60 divisioni. Doveva essere per l'Italia una nuova Caporetto. Ma questa volta il nostro esercito, che poteva anche contare sull'apporto di truppe inglesi, francesi ed americane, non si fece trovare impreparato e, dopo 9 giorni di pesantissimi combattimenti riuscì a bloccare l'avanzata nemica.

Gli austroungarici aspettavano quel momento da quasi 8 mesi e cioè dall'inizio del novembre del 1917. La guerra si era, infatti, da allora impantanata lungo il corso del Piave, da Cavazuccherina fino all'altipiano di Asiago. Il federmaresciallo Borosovic, che comandava le forze nemiche della pianura, si prefiggeva di attraversare il Piave nei punti che riteneva più vulnerabili, in particolare a Cimadolmo sfruttando l'isoletta delle grave di Papadopoli e poi, più a valle, nella zona ricompresa tra Ponte di Piave e San Donà di Piave dove il letto del fiume si restringeva. L'attacco fu preceduto da un pesantissimo bombardamento messo in atto dalle artiglierie austroungariche con lo scopo di indebolire le prime linee italiane. Ma il generale Armando Diaz, e tutti i nostri Comandi, conoscevano il progetto di Borosovic grazie sia all'osservazione area realizzata anche con dei palloni frenati, sia alle notizie che arrivavano dai territori occupati a mezzo di piccioni viaggiatori. Lo sforzo bellico messo in campo dagli Austriaci fu enorme ed, in un primo momento, diede dei risultati importanti. Alcuni reggimenti, partiti da Pieve di Soligo e Falzè riuscirono, infatti, già nel pomeriggio del 15 giugno, a conquistare il Montello e il paese di Nervesa. Nella loro avanzata verso Arcade le truppe nemiche furono fermate dai nostri soldati che, nell'occasione, ebbero l'apporto dei fanti francesi.

Fu in questo drammatico teatro di battaglia che morì Francesco Baracca, l'asso della nostra aviazione che, all'epoca, contava su un eccezionale gruppo di piloti tra i quali si ricordano Ernesto Cabruna e Giannino Ancilotto, considerati, rispettivamente, gli eroi di Ponte di Piave e San Donà di Piave. I Reggimenti del federmarescallo Borosovic, in poche ore, occuparono anche le grave di Papadopoli dove, al fianco degli Italiani, si trovavano schierati alcuni reparti inglesi. Gli invasori vennero bloccati a Fagarè di San Biagio ed a Candelù da una poderosa resistenza dei nostri Arditi, Nell'occasione molti soldati Austroungarici vennero fatti prigionieri, tra di loro c'era anche il tenente croato Luigi Stepinac che, alla fine della seconda Guerra Mondiale, diventerà cardinale di Zagabria e che, a breve, dovrebbe essere dichiarato Santo. Nei primi giorni della battaglia del Solstizio gli austroungarici gettarono numerose passerelle anche nella zona ricompresa tra Salgareda e San Donà di Piave, ostacolati dai bombardamenti della nostre artiglierie ed aviazione. Riuscirono, comunque, ad attraversare il Piave in più punti, anche servendosi di un gran numero di chiatte. Raggiungessero così Zenson di Piave e da lì puntarono su Meolo e Monastier.

Il 15 giugno di 100 anni fa fu drammatico: in poche ore morirono decine di migliaia di uomini di entrambi gli schieramenti. La corrente del Piave trasportava verso il mare un'infinità di cadaveri e le acque del fiume, che a fine guerra si meritò l'epiteto di "Sacro alla patria", in alcuni punti, si colorò addirittura di rosso tanto cospicuo era sangue perso dai combattenti. Gli sforzi dei genieri austriaci vennero compensati ed, al tramonto, il fiume venne attraversato anche da due Reggimenti della Cavalleria ungherese. Fu allora che il generale Diaz ordinò lo spostamento in quel settore, allora difeso dalla Terza Armata comandata dal duca D'Aosta, di altre Divisioni. Da Padova arrivò anche la Terza Brigata di Cavalleria. Ed il 18 giugno a San Pietro Novello di Monastier, oltre che nel centro del capoluogo, il settimo reggimento dei Lancieri di Milano si scontrò violentemente con il nemico. Furono ore terribili: c'era il forte rischio che la nostra linea difensiva saltasse. Le infiltrazioni nemiche erano continue e gli arditi supportati dalla nostra cavalleria erano ormai allo stremo. All'alba del 19 giugno il 1° e 2° squadrone dei Lancieri di Milano resistettero eroicamente ad una nuova controffensiva ungherese. Ormai i nostri soldati non avevano più munizioni. Fu allora che il comandante del Gruppo ordinò la carica a cavallo, ma tanti Lancieri, perso il loro quadrupede, si lanciarono a piedi contro il nemico per affrontare il corpo a corpo. La notte del 20 giugno arrivano dalle retrovie i rinforzi e, finalmente, quel che restava del 7° Lancieri di Milano poteva riposarsi. Il bollettino di guerra numero 1.123 del 21 giugno così recitava "... mille lancieri di Milano nella lotta ad occidente di Zenson di Piave hanno aggiunto una nuova pagina gloriosa alla storia del loro Reggimento e dell'intera Arma di Cavalleria." Tra i superstiti c'era il caporal maggiore Carlo Caroli che, il 22 giugno 1997, all'età di 100, rilasciò una commovente intervista alla tribuna. Fu proprio grazie al coraggio ed al sacrificio di tante migliaia di ragazzi come Caroli, provenienti da tutte le regioni d'Italia, che la battaglia del Solstizio alla fine fu vinta dal nostro esercito. Tutti gli austroungarici, che non furono catturati, la sera del 24 giugno 1918 erano ripiegati sulla sinistra Piave. Senza quella vittoria, il successivo 4 novembre, per l'Italia non ci sarebbe stata la liberazione di Vittorio Veneto.