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Al Caravaggio la fede popolare

Centinaia di persone sono attese al santuario al confine tra Vedelago, Altivole e Montebelluna

VEDELAGO. Con grande orgoglio la comunità di Fanzolo custodisce nel suo territorio uno dei luoghi di culto più sentiti dal popolo cristiano del Veneto: è il Santuario della Madonna di Caravaggio sito al confine tra i comuni di Vedelago, Altivole e Montebelluna. Ogni anno, il 26 maggio, si rinnova il pellegrinaggio spontaneo di migliaia di persone che per devozione e tradizione si recano in santuario per rivolgere una preghiera all’immagine della vergine Maria. La statua in legno, il volto de ...

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VEDELAGO. Con grande orgoglio la comunità di Fanzolo custodisce nel suo territorio uno dei luoghi di culto più sentiti dal popolo cristiano del Veneto: è il Santuario della Madonna di Caravaggio sito al confine tra i comuni di Vedelago, Altivole e Montebelluna. Ogni anno, il 26 maggio, si rinnova il pellegrinaggio spontaneo di migliaia di persone che per devozione e tradizione si recano in santuario per rivolgere una preghiera all’immagine della vergine Maria. La statua in legno, il volto della Vergine che guarda amorevolmente alla pastorella in ginocchio per pregarla. In qualche modo, questa raffigurazione, era diventato il volto di una madre che vegliava sui raccolti della terra. Una Madre che proprio con l’inizio della primavera radunava attorno a sé una fiumana di persone, per lo più contadini e poveri. Il parroco di Fanzolo, don Ivan Feltracco, commenta: «stupisce vedere che in questo giorno accorrano persone di ogni età: famiglie con bambini, adulti, anziani, molte persone in carrozzina, giovani… segno di una devozione che nel corso degli anni si è rinnovata e che noi di Fanzolo abbiamo la responsabilità di sostenere, offrendo un luogo accogliente e un clima favorevole alla preghiera e al raccoglimento». Nella memoria della gente, si dovrà riconoscere che il santuario di Caravaggio è legato a manifestazioni di esorcismi ed era considerato il luogo in cui venivano accompagnate persone che si credevano possedute da spiriti maligni e bisognosi di esorcismo. A tal proposito scriveva nel 1955 il parroco don Giuseppe Casarin: «I pellegrini arrivavano da tutti i paesi delle Tre Venezie, specie dai paesi litoranei: dalla foce del Po a quelle dell’Isonzo. (…) Si notarono vari giornalisti e fotografi. Assieme ai numerosi devoti e curiosi furono portati, in prevalenza donne giovani e bambini, parecchi ammalati tutti affetti da nevrosi, da isterismo, tutti fissi nel pregiudizio di essere posseduti da spiriti maligni. Quanti? …certo più di un centinaio. Come il solito d’ogni anno: grida, invocazioni, contorcimenti, pianti, gemiti e…sudori di chi li assisteva».

Sono anni che non si assiste più a queste manifestazioni esteriori di ‘liberazione’ da spiriti cattivi, ma nell’immaginario della gente il santuario di Carvaggio non ha perso questa nomea. Spiega Don Ivan: «Dobbiamo invece riconoscere che sono ben altri i mali che rendono schiave le persone: il materialismo, l’indifferenza, la paura del prossimo, l’egoismo, l’idolo del denaro e del successo».