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I giovani 2.0

Treviso, “smanettoni” da record: 1.600 messaggi al giorno

La media Serena ha indagato, con un gruppo di studenti, come si usano i social: ne è emerso un quadro inquietante

Uso del telefonino in classe, è caos In un istituto di Padova, causa uso smodato, i telefonini vengono sequestrati all'ingresso; in un altro di Pordenone il preside vieta di ricaricarli in aula; alle medie gli smartphone vengono consegnati prima delle lezioni. Mentre si attende ancora la circolare che rende operative le linee guida ministeriali per l'uso in classe, è quanto mai accesa il dibattito sul ruolo del cellulare: strumento didattico o di distrazione? (a cura di Cinzia Lucchelli)

TREVISO. Immersi fino al collo nel mondo delle chat a 11, 12, 13 anni, come in un gigantesco frullato, dove dentro finisce di tutto. Con i messaggi che solo per parlare di scuola possono raggiungere cifre da capogiro: 360 al giorno. Questa la media del numero delle notifiche whatsapp che fioccano come neve in un qualsiasi gruppo tra compagni di classe. E spesso soltanto per parlare dei compiti per casa. In tre giorni c'è chi ha raggiunto quota 2.700 notifiche. E chi in un giorno solo ne ha avute 1.600. Senza contare poi la tempesta di messaggi social che ancora piovono a dirotto nei telefonini dei giovanissimi . Se poi alle chat della scuola si aggiungono quelle degli amici, del gruppo sportivo, della famiglia – quando tutto va bene – i numeri si moltiplicano in maniera esponenziale.

La vita digitale senza sosta dei preadolescenti trevigiani tra gli 11 e i 14 anni esce nuda e cruda allo scoperto. Con i numeri di una abitudine alla messaggistica senza freni e all'accesso al web da capogiro. E per la prima volta in una scuola media trevigiana l'uso ossessivo di chat diventa motivo di drammatizzazione teatrale in uno spettacolo dal titolo: “Oggi mi sento social” che vedrà in scena questa sera 25 alunni di prima media dell'istituto comprensivo Serena. Attori sul palco del teatro Eden per raccontare la vita vissuta sul filo della tastiera dello smartphone dalla generazione 2.0. Un mondo per lo più sommerso agli adulti, portato a galla grazie agli spunti di riflessione sull'uso dei telefoni cellulari messi in circolo dal laboratorio teatrale, realizzato dalla scuola in collaborazione con la regista di teatro Giovanna Cordova: «Ho lanciato la riflessione educativa proposta dagli insegnanti iniziando a fare ai ragazzi alcune semplici domande», spiega la sessantenne regista, un passato da avvocato penalista e dal 2000 curatrice della scuola di teatro Associzione Tema Cultura con sede a Treviso, Mogliano e Mestre. «Ho chiesto: cosa fate con il telefonino? E ancora. In Internet cosa andate a guardare?”».

Da qui il racconto dello “tsunami” di messaggi che investe i giovanissimi ha preso il largo. A partire dai numeri stupefacenti dell'utilizzo delle chat che loro per primi portano allo scoperto. Con picchi anche di 1.600 messaggi al giorno: «C'è un flusso mostruoso che appare come un delirio», spiega la regista. «Certamente non rispondono a tutte le notifiche ricevute, ma ne sono comunque assuefatti. Tanto che l'uso che gli adolescenti e preadolescenti fanno dei social oggi è ormai diventato una questione sociale. E per comprenderne la portata basti pensare che nel 2017 in Italia l'80 per cento dei ragazzi ha ricevuto dai genitori in regalo il primo smartphone a 10 anni».

Partendo proprio dall'overdose di messaggi che inonda di messaggi i ragazzi la scuola media Serena ha provato per la prima volta attraverso lo straordinario strumento del teatro a cambiare le carte in tavola. Senza per forza demonizzare i social e le chat. Semplicemente prendendo “il toro per le corna”. Invitando i giovani alla riflessione di un uso consapevole: «La sfida sta nel cercare di far comprendere il modo giusto di usare i social, mettendo in evidenza le opportunità di Internet. Solo in questo modo possiamo tenerli lontani dai pericoli del web», mette in chiaro la curatrice del laboratorio teatrale. Un avviso ai giovanissimi naviganti che la scuola si è sentita di dover mettere in chiaro: «Non volevamo certo demonizzare il telefonino», spiega la preside, Michela Busato, «quanto piuttosto valorizzarne l'uso consapevole. E dare spunti di riflessione ai più piccoli. E pure far comprendere ai genitori che per educare all'uso consapevole dello smartphone non si fa mai abbastanza».

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