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Molestata dal collega in casa di riposo

Conegliano. Operatore sanitario rinviato a giudizio: l’inchiesta dopo la denuncia della donna per violenza sessuale

CONEGLIANO. Quando vedeva la collega camminare lungo i corridoi della casa di riposo, perdeva letteralmente la testa. Ad attirare la sua attenzione era in particolare il suo “lato B” tanto da perdere ogni controllo e allungare le mani sulle natiche della donna. Per questo motivo un operatore socio-sanitario (difeso dall’avvocato Mariagrazia Stocco) di una nota casa di riposo del Coneglianese, accusato di aver assunto in diverse occasioni un comportamento scorretto e a dir poco focoso nei confronti della collega di una decina d’anni più giovane di lui, è stato rinviato a giudizio, nei giorni scorsi, dal giudice Angelo Mascolo per il reato di violenza sessuale. Ad innescare il procedimento penale è stata la denuncia della donna che ha asserito di essere stata oggetto di pesanti molestie sessuali in tre diverse circostanze sul posto di lavoro, approfittando dell’assenza di potenziali testimoni. Il procedimento inizierà il prossimo novembre davanti ai giudici del collegio. I fatti risalgono al periodo tra il dicembre del 2016 e il febbraio del 2017. È in quel periodo che, secondo la pubblica accusa, un operatore socio-sanitario poco più che quarantenne avrebbe assunto, secondo la procura della repubblica di Treviso, un atteggiamento oltremodo molesto nei confronti di una collega trentenne.

Come spesso accade in casi simili a quello denunciato dalla donna, il quarantenne avrebbe iniziato prima con approcci verbali, pronunciando frasi di apprezzamento nei confronti dell’aspetto fisico della più giovane collega, e poi pensando di intuire qualche complicità, che evidentemente non c’era, vista la denuncia, si è spinto oltre allungando le mani sulle parti intime della donna. Un fatto questo che implica automaticamente il reato di violenza sessuale. Sono tre gli episodi che la procura della Repubblica di Treviso contesta nel dettaglio all’operatore socio-sanitario della casa di riposo coneglianese. Il primo, in base alla querela che fa parte degli atti d’indagine, sarebbe avvenuto il primo dicembre 2016 nel reparto dove i due lavoravano, il secondo, tre settimane più tardi, il giorno di Santo Stefano del 2016, e l’ultimo nell’automobile della donna, il 3 febbraio del 2017, dove probabilmente i due si erano trovati per dei chiarimenti. È dopo quest’ultimo episodio - al termine del quale la donna avrebbe preso anche uno schiaffo dopo aver rifiutato l’ennesima avance del collega - che è scattata la denuncia nei conftonti dell’operatore. L’operatore sociosanitario coneglianese è ora accusato di violenza sessuale per aver palpeggiato il “lato B” e altre parti intime della donna, per averla baciata sul collo e aver tentato anche di farlo anche sulla bocca della donna, la quale, rifiutando l’approccio, avrebbe appunto ricevuto uno schiaffo dal collega respinto. Ora l’operatore socio sanitario, dopo essere stato rinviato a giudizio dal gup Masdcolo, dovrà difendersi dalla pesantissima accusa di violenza sessuale a partire dalla

prima udienza fissata, davanti al collegio di giudici del tribunale di Treviso, nel prossimo novembre. In aula l’imputato avrà modo di difendersi e di controbattere alle pesanti accuse rivoltegli dalla collega della casa di riposo del Coneglianese.

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