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Mille alpini sulle orme degli arditi

A Vittorio Veneto la sfilata delle Penne nere impegnate nella Protezione civile

VITTORIO VENETO. Domenica a Vittorio  raduno dei 1200 alpini della Protezione civile del Triveneto. Prima la messa del vescovo Corrado Pizziolo in cattedrale, poi il corteo lungo l’itinerario percorso dagli Arditi il 31 ottobre 1918, quando liberarono la città, infine la cerimonia in Piazza del Popolo, alla presenza delle autorità e di almeno duemila persone, tra volontari e vittoriesi che li applaudivano. L’assessore regionale alla Protezione civile, Gianpaolo Bottacin, ha ricordato la proposta di legge della giunta-Zaia, da discutere prossimamente in Consiglio, sulla “naja” per i giovani dai 18 ai 28 anni. Otto mesi da prestare nelle fila dell’esercito, in particolare nei servizi logistici (perché oggi non c’è la leva) oppure nella Protezione civile.

Gli Alpini, come tante altre associazioni di volontariato, hanno bisogno di rinforzare le loro componenti. Da qui, appunto, il servizio civile secondo varie espressioni. «La Protezione Civile dell’Ana – ha detto il presidente Sebastiano Favero – è l’espressione di quella gente che fa le cose importanti che servono senza fare troppo rumore e senza chiedere niente a nessuno. Questi sono volontari veri, che operano sempre senza chiedere mai nulla in cambio. Tutti rivendicano diritti, ma dobbiamo ricordarci che esistono anche i doveri. Sappiamo di fare parte di una grande collettività. Voi della Protezione Civile Ana siete la grande forza, il grande messaggio, il messaggio che i nostri “veci” ci hanno lasciato. Dobbiamo e sappiamo credere nel futuro, e per fare questo dobbiamo spiegare ai nostri giovani i nostri valori. E questo lo possiamo fare perché ci siete voi».


I volontari della Protezione civile dell’Ana in Veneto sono oltre 4 mila, su 7 mila complessivamente. In 1200 hanno dimostrato, nel raduno vittoriese, e specificatamente in 24 campi distribuiti tra 10 comuni, di essere “un’eccellenza”, come l’ha definita Bottacin. «Il Centenario della Grande Guerra – ha concluso Favero – ci dice che dobbiamo credere nel futuro e per farlo dobbiamo aiutare i giovani a crescere negli ideali, nei valori, a credere che questa società sia ancora capace di dare qualcosa».
 

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