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Combinava finte nozze, in cella per 28 mesi donna di Conegliano

Conegliano. In carcere la giovane che con l’ex organizzava matrimoni falsi per far ottenere la cittadinanza

CONEGLIANO. Il suo ex compagno era finito in carcere lo scorso gennaio, per lei la condanna esecutiva è arrivata adesso. Olha Derevoriz, 25 anni, ucraina, domiciliata a Conegliano, dovrà scontare 2 anni 4 mesi e 16 giorni di reclusione per lo stesso reato: associazione a delinquere per favorire l’immigrazione clandestina. La polizia ha fatto scattare le manette ai suoi polsi nell’ambito del progetto “Wanted”, dando esecuzione all’ordine di carcerazione emesso dal tribunale di Lucca. La giovane è quindi stata portata alla Giudecca a Venezia.

“Promessi sposi” era stata l’operazione coordinata dalla squadra mobile della città toscana che aveva permesso di sgominare un gruppo che combinava dei finti matrimoni, tra kosovari e donne italiane di origini nomadi. In questo modo gli immigrati ottenevano la cittadinanza. Le nozze fasulle (dopo poco avveniva le separazioni) costavano fino a 30 mila euro per i “mariti”, che così si compravano il pass europeo, in particolare per andare in Svizzera.

L’Italia era il territorio di passaggio ed ottenere in questo modo la nazionalità. Secondo l’accusa al vertice dell’organizzazione c’era Lulzim Gashi, 38 anni impresario edile kosovaro di Gaiarine. Anche la sua ex compagna Olha Derevoriz era stata coinvolta nell’affare illecito. I due avevano abitato a Tarzo. Gli abitanti della zona erano rimasti incuriositi perché attorno alla villetta c’era un vivai di vetture di grossa cilindrata, tanto che il sindaco del paese aveva segnalato il fatto ai carabinieri. Le strade della coppia si sono poi divise. Entrambi però avevano continuato a vivere nel Coneglianese, finché non è arrivato il conto da pagare con la giustizia per avere creato quel giro di cittadinanze illegali. Gashi era stato tratto in arresto a fine gennaio, per una pena residua di 3 anni e 8 mesi. Una decina erano state le unioni civili combinate, una delle quali era stata celebrata nell’ambasciata italiana a Pristina.

È proprio da lì che iniziarono gli accertamenti, che hanno portato gli inquirenti ad individuare la banda e gli arresti avvenuti nel febbraio dello scorso anno. Oltre al kosovaro e all’ucraina erano state condannate cinque giovani donne sinti: le finte mogli e quella che le reclutava. I proventi venivano spartiti tra le parti. In questi giorni la squadra mobile di Treviso, attraverso il programma “Wanted”, in cui vengono ricercati

latitanti e individui destinatari di provvedimenti di cattura, ha rintracciato la venticinquenne ucraina di Conegliano. La giovane ha una pena da espiare di 28 mesi. Si trova adesso nel carcere femminile di Venezia a disposizione dell’autorità giudiziaria.


 

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