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Progetto capannoni, si può fare

L’esempio di Nice: «Non abbiamo consumato suolo ma costruito su cubature preesistenti»

ODERZO. «È una proposta avvincente, la stiamo già affrontando». Così parlò Vincenzo Artico, assessore all’urbanistica di Oderzo, commentando la proposta lanciata dal segretario dem Sandro Martin di un progetto per i fabbricati industriali dismessi.

Anche a Oderzo il problema dei capannoni abbandonati si fa sentire eccome: la zona industriale ne è piena, e anche a ridosso del centro città esistono alcune criticità. «Lo studio eseguito dai ragazzi dello Iuav ha mappato tutti questi casi e ha immaginato un futuro per molti di loro» ricorda Artico. L’assessore non concorda con l’architetto Pierangelo Turchetto, secondo cui i capannoni sarebbero potuti diventare aree sportive. La questione si era già presentata quando alcune società sportive avevano guardato ai fabbricati per svolgervi gli allenamenti delle giovanili: «Gli edifici però non erano idonei alla pratica sportiva a causa delle loro misure».

Una fotografia precisa del numero e della posizione dei capannoni, almeno per quanto riguarda la città, è già stata scattata. Di abbattere gli edifici, per ora, non se ne parla: «Per abbattere bisogna acquisire, e per acquisire servono soldi» dice Artico. «Gli organi competenti diano ai comuni i fondi che servono a comprare e demolire» conclude.

Ma da Oderzo arriva anche un esempio di un’imprenditoria che ha preferito ristrutturare dei capannoni sfitti piuttosto che edificarne di nuovi su dell’altro terreno. Hanno comprato dei volumi non più utilizzati e realizzato dei nuovi fabbricati. È il caso della Nice spa, la multinazionale dell’automazione che sorge nella zona industriale di Rustignè.

«Secondo noi preservare il territorio è importante e, quando ci siamo trovati nella condizione di espanderci, ci siamo guardati attorno alla ricerca di opportunità» spiega Lauro Buoro, presidente di Nice. L’azienda acquistò tre capannoni nell’arco di 7 anni e costruì l’attuale sala conferenze «The Nice Place» e un nuovo magazzino. «L’imprenditoria deve stare attenta al territorio, che rimarrà per sempre. Non volevamo consumare altro terreno, è una nostra particolare attenzione».

La decisione di riqualificare dei capannoni preesistenti ha accorciato i tempi della burocrazia, notoriamente piuttosto lunghi. «Ma se un’impresa, come abbiamo fatto noi, apporta grosse migliorie ai fabbricati acquistati (i loro capannoni hanno un impatto energetico vicino allo zero, ndr), forse sotto il piano strettamente economico non ne vale la pena».

I vincoli della borsa però non hanno fermato il progetto della multinazionale opitergina che ha sede a Oderzo ed è quotata

in Borsa: «Abbiamo investito più risorse, ma sapevamo che sul lungo periodo avremmo salvato il nostro territorio» conclude Buoro. Un esempio difficile da seguire per molte aziende. Ma un’imprenditoria illuminata non può ignorare l’esempio di Nice.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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