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Incidenti sul lavoro a Treviso: otto morti in tre mesi, «Un’ecatombe senza fine»

Treviso. Cgil, Cisl e Uil chiedono alla prefettura e alle imprese più risorse per la sicurezza Appena una settimana fa lo sciopero di quattro ore: «Più rischi con la ripresa»

TREVISO. Carichi di lavoro insostenibili per far fronte alla ripresa degli ordinativi, aziende che non applicano i contratti del settore, attenzione ancora troppo bassa sul tema della sicurezza da parte di dipendenti e titolari. È la giungla post-crisi, descritta da Cgil, Cisl e Uil, in cui sono maturati i sette incidenti mortali sul lavoro nei primi 71 giorni del 2018. Oggi, martedì 13 marzo, si aggiunge l'ottavo decesso: un operaio è morto a San Biagio, travolto dal carico di un muletto.

Dall’agonia di Franco Zanellato, 54 anni, morto 15 giorni dopo la caduta alla Supercar Allestimenti di Villorba, alla tragedia di Michele Bianco, 53 anni, schiacciato dalla benna di una ruspa, fino al lutto di ieri, un altro padre di famiglia come vittima. In due mesi e mezzo si è già superato il numero di morti bianche dell’intero 2017. Roberto Romanò è morto esattamente una settimana dopo lo sciopero la protesta in Piazza dei Signori da parte delle forze sociali, per chiedere alla prefettura un tavolo di lavoro sul tema sicurezza in azienda.



Più soldi per la sicurezza. Lunedì 5 marzo il prefetto di Treviso, Laura Lega, aveva incontrato una delegazione delle forze sociali promettendo di non abbassare la guardia sul tema. Ieri l’ennesimo episodio ha scatenato la reazione dei tre segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil: «Bisogna evitare questa ecatombe» scrivono in una nota congiunta Giacomo Vendrame, Cinzia Bonan e Brunero Zacchei, «bisogna investire culturalmente ed economicamente sulla sicurezza. Non si può pensare che in un territorio come quello trevigiano, in una fase di ripresa e in un momento in cui si parla di Industria 4.0, si possa ancora morire nei luoghi di lavoro. Auspichiamo che il prefetto, che si è dimostrato molto disponibile nel corso dell’incontro di lunedì scorso, avvii quanto prima la riorganizzazione del tavolo provinciale sulla sicurezza, includendovi anche i consulenti del lavoro. Chiediamo poi alle rappresentanze datoriali di fare la loro parte per avviare percorsi condivisi e interventi che mirino a diffondere la cultura della sicurezza e incentivare gli investimenti necessari».

La giungla dei contratti. Un altro tasto su cui battono le forze sociali è l’elusione contrattuale: «Un fenomeno che comporta nuovi rischi per i lavoratori» spiegano Mauro Visentin della Fillea Cgil Treviso, Marco Potente della Filca Cisl Belluno Treviso e Gianluca Quatrale della Feneal Uil Treviso Belluno, «chiediamo l’intervento urgente di tutte le parti coinvolte per fare chiarezza e determinare azioni comuni. Le federazioni dell’edilizia stanno conducendo da tempo una battaglia contro le aziende che non applicano il contratto corretto. Così sfuggono ai controlli e alle verifiche attuate dalle casse edili e dagli enti bilaterali del settore, eludendo le norme obbligatorie di sicurezza previste dal contratto nazionale».

I rischi della ripresa. Dei sette infortuni mortali del 2018, già tre sono quelli verificatisi in un cantiere. In questi casi le forze sociali verificano che le aziende fossero regolarmente registrate alle Casse Edili locali, con relativa applicazione del contratto di riferimento per i lavoratori. La Trentin, per esempio, era regolarmente registrata e applicava il contratto di settore. In molti altri casi gli incidenti hanno riguardato aziende metalmeccaniche. E questo potrebbe essere il prezzo da pagare alla ripresa. «Nel legno molte aziende che sono ripartite lo hanno fatto con turni di lavoro pesanti, perché in questi anni si sono svuotate di dipendenti e chi è rimasto oggi è chiamato a sopportare orari impensabili con molte ore di straordinario» spiega Marco Potente, Cisl, «questo aumenta il rischio di infortuni perché i lavoratori sono meno lucidi. I numeri di questo inizio anno sono allarmanti, al tempo stesso dimostrano che gli allarmi lanciati in queste settimane non erano infondate. Ma non possiamo essere noi gli unici a farli».

 

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