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Operazioni senza trasfusioni e a Montebelluna accorrono i testimoni di Geova

Il reparto di chirurgia dell’ospedale di Montebelluna si specializza nelle tecniche micro-invasive Ora è un punto di riferimento per i pazienti che rifiutano le donazioni di sangue per motivi religiosi

MONTEBELLUNA. La chirurgia del San Valentino, diretta da Maurizio De Luca è diventata il punto di riferimento per i testimoni di Geova trevigiani e non solo. Per un semplice motivo: lì operano con tecniche che consentono di evitare trasfusioni di sangue. I testimoni di Geova rifiutano infatti il consenso a trasfusioni di sangue e così, per superare il problema, in chirurgia hanno messo a punto delle tecniche mini-invasive che evitano poi di entrare in conflitto se necessitasse la trasfusione. E contemporaneamente si risparmia anche sangue, delle cui scorte c’è sempre bisogno.

Il primario della chirurgia montebellunese aveva cominciato a porre attenzione al problema quando lavorava ancora all’ospedale di Vicenza, ora al San Valentino ha perfezionato la tecnica e così il reparto che dirige è diventato un punto di riferimento per i testimoni di Geova che devono sottoporsi a interventi chirurgici.

E ovviamente tali tecniche vanno a vantaggio anche di tutti gli altri pazienti. «Quando non viene dato il consenso per la trasfusione di sangue diventa necessario intervenire con altri sistemi, ad esempio aumentando il ferro – spiega Maurizio De Luca – i testimoni di Geova non danno il consenso e quindi si trattava di entrare in conflitto o trovare delle soluzioni. Anch’io in passato sono entrato in conflitto quando ero ancora a Vicenza per un intervento su un bambino che aveva la peritonite.

Da allora ho cominciato a porre attenzione alla questione e cercare soluzioni alternative». E quindi la chirurgia del San Valentino è diventata la preferita per i Testimoni di Geova della zona? «Vengono anche da fuori, siamo diventato un punto di riferimento per i testimoni di Geova di tutto il Trevigiano e anche fuori provincia – spiega De Luca – perché si è diffusa la voce che qui si interviene senza dover poi ricorrere alla trasfusione di sangue. Lo stesso avviene a Vicenza. Loro hanno un punto di riferimento che tiene i contatti con i sanitari e ci manda a Montebelluna pazienti anche da fuori.

Purtroppo in numerose realtà ospedaliere questo rifiuto ha creato non pochi conflitti con i medici, in particolare chirurghi di ogni specialità, i quali si sono sentiti non proprio a loro agio nella gestione di un’emorragia con le richieste di questi pazienti. Per tale motivo molti testimoni di Geova da anni si recano presso la chirurgia di Montebelluna per farsi operare». Ovviamente ciò che vale per i testimoni di Geova vale anche per tutti gli altri pazienti.

«È diventata un’esperienza virtuosa a vantaggio di tutti i pazienti, perché questo ha fatto migliorare nel tempo le tecniche mediche e chirurgiche per poter dare garanzie di bassa o assente emorragia in corso di intervento chirurgico. Garanzie di cui godono vantaggi tutti i nostri pazienti. Ormai anche negli interventi di chirurgia maggiore, come neoplasie polmonari, esofagee, gastriche e coliche, riusciamo in chirurgia a Montebelluna quasi sempre a non trasfondere

grazie a una puntuale valutazione preoperatoria, a interventi chirurgici mirati e mini-invasivi fatti con micro-accessi toracoscopici e laparoscopici e grazie alla tecnologia che ci offre strumenti a energia che consentono perfette coagulazioni dei tessuti».
 

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