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Una biglia nel riso: si spezza un dente

Parte la richiesta danni alla Scotti, il pacco acquistato alla Crai di Caerano, ma entrambe le aziende negano responsabilità

CAERANO. Mangia un risotto e si spezza un dente: nel piatto c’era una biglia di vetro. Ora lo sfortunato protagonista, 63 anni, fa causa alla Riso Scotti, produttrice del pacco incriminato per conto della linea “Bio” della Crai.

L’incredibile incidente è successo quasi un anno fa ma - secondo lo studio legale che segue la vicenda per conto dell’insolito ferito - l’azienda produttrice del riso, acquistato a Caerano San Marco, nega qualsiasi responsabilità. «Doveva essere un tranquillo pranzo t ...

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CAERANO. Mangia un risotto e si spezza un dente: nel piatto c’era una biglia di vetro. Ora lo sfortunato protagonista, 63 anni, fa causa alla Riso Scotti, produttrice del pacco incriminato per conto della linea “Bio” della Crai.

L’incredibile incidente è successo quasi un anno fa ma - secondo lo studio legale che segue la vicenda per conto dell’insolito ferito - l’azienda produttrice del riso, acquistato a Caerano San Marco, nega qualsiasi responsabilità. «Doveva essere un tranquillo pranzo tra amici sul Grappa, ma a uno di loro è finita nel piatto una biglia trasparente di un centimetro di diametro. Per fortuna il malcapitato non l’ha inghiottita, ma masticandola gli ha reciso un dente». Protagonista un uomo residente a Marcon. La compagnia di amici in escursione sul Grappa si ferma a mangiare in località Lepre, a San Nazario (Vicenza), in una casa degli alpini, e di primo si prepara del riso, acquistato da uno degli amici, cucinato con soffritto di cipolla e condito con olio e grana padano. Durante il pasto, però, il commensale avverte una fitta a un dente: si mette la mano in bocca e trova una pallina traslucida, di vetro, del diametro esatto di 10,8 millimetri. Il dolore, accompagnato da sanguinamento, è tale che devono accompagnarlo subito da un dentista che, constatato il danno irrimediabile, non può che estrarre il premolare inferiore lesionato.

Ma come c’è finita quella sfera nel pacco di riso arborio marca Crai Bio? Di certo c’è che la confezione, acquistata quello stesso giorno al negozio Crai “Le Madonnette” di Caerano e conservata come prova, con il “corpo estraneo” e lo scontrino, «non presentava alcuna manomissione, il che fa pensare a una contaminazione avvenuta nella fase di lavorazione o confezionamento del prodotto», dice lo studio 3A di Venezia.

Il danneggiato ha subito fatto presente il problema ai soggetti coinvolti chiedendo anche i danni: di sole spese odontoiatriche, tra estrazione, impianto e corona, ha dovuto sborsare quasi tremila euro. Ma gli hanno tutti risposto picche. «La Crai si è affrettata a precisare che il riso incriminato è stato prodotto dalla Riso Scotti Spa, nello stabilimento di Pavia, e il legale di quest’ultima ha respinto ogni addebito di responsabilità per la sua assistita, asserendo che “i sistemi di controllo qualità della produzione rendono impossibile il passaggio sulla linea di produzione di corpi estranei di quelle dimensioni”».

A quel punto l’uomo si è rivolto allo studio, che ha affidato a un tecnico un approfondimento sulla possibile natura della sfera. «La biglia presenta difetti visibili in controluce che lascerebbero intendere che non sia nuova ma abbia “lavorato” prima di finire nella confezione di riso, rafforzando l’ipotesi che possa trattarsi di un componente meccanico, come un cuscinetto a sfere, del macchinario di una linea produttiva. Appare più che verosimile che la biglia fosse all’interno del sacchetto sottovuoto». La battaglia legale continua.