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Vittorio Veneto

Simula, salva l’avversario e perde, lo sfortunato eroe del fair play

Davide De Martin del Vittorio Falmec confessa un tuffo e fa cancellare l’espulsione del difensore. «L’ho fatta troppo grossa, è stato istintivo ammettere la verità». Per lui complimenti ma anche sfottò

VITTORIO VENETO. Era il delitto perfetto, talmente perfetto che lui s’è pentito. E ha confessato. «Mi sono messo nei panni del mio avversario: al suo posto penso che avrei ammazzato l’arbitro. Non ce l’ho più fatta. Allora ho ammesso che mi ero buttato».

L’eroe del giorno è Davide De Martin, 21 anni, attaccante del Vittorio Falmec. Il suo gesto di fair play («molti mi hanno fatto i complimenti, a fine gara, ma qualcuno mi ha pure dato del cogl...») ha graziato un avversario, convincendo l’arbitro a rimangiarsi il cartellino rosso appena estratto.



Riavvolgiamo il nastro: campionato di Eccellenza, Vittorio Falmec contro San Donà. Domenica 7 gennaio. Partita tirata, siamo uno a uno. Mezz’ora del secondo tempo: gran palla in verticale per Davide De Martin, giovane attaccante esterno, vittoriese sbocciato calcisticamente nelle giovanili del Padova, figlio (e fratello) d’arte: papà Fabrizio ha giocato nel Torino, il fratello Massimo nelle giovanili del Milan, poi tanta serie C. Davide si invola verso l’area, inseguito da Modolo del San Donà. De Martin stramazza a terra quasi al limite. L’arbitro arriva con il passo di chi non ha dubbi: fallo da ultimo uomo, difensore espulso. Poi, il colpo di scena: Davide viene colpito da una folgorazione d’onestà, lì, seduto a terra, mentre guarda l’avversario che è talmente incredulo da riuscire appena a biascicare un «non l’ho neanche toccato» all’arbitro, proverbialmente inflessibile. «Allora ho confessato: è vero, non mi ha neanche toccato, mi sono buttato».

Davide, perché?

«Quasi mi sono stupito pure io, ma è stato istintivo. Quando ho visto arrivare l’arbitro e mettere mano ai cartellini ero convinto ammonisse me per simulazione. Poi ho visto il rosso al difensore, e mi sono messo nei suoi panni».

Ma ti eri buttato, insomma. Sembrava d’aver capito che fossi inciampato.

«No no, mi ero proprio buttato: ho sbagliato lo stop, la palla mi è schizzata sul ginocchio e ho perso il controllo. A quel punto mi sono lasciato cadere a terra».

L’arbitro aveva abboccato.

«Già, non so perché, forse è stato ingannato dalla prospettiva, era dietro. Ma era talmente plateale e inverosimile...».

Ti sei un po’ vergognato, insomma.

«È stato istintivo confessare. Era talmente incredulo il difensore che non ce l’ho fatta».

Ti hanno almeno ringraziato?

«L’arbitro no, non ha battuto ciglio: ha chiamato i due capitani, ha ritirato il cartellino rosso all’avversario. Non mi ha ringraziato, ma non mi ha neppure ammonito per la simulazione. Poi però mi ha negato un rigore netto e mi sono arrabbiato: “Prima sono stato onesto con te - gli ho detto - ora tu non lo sei con me”».

Neppure il karma ha fatto un gran lavoro, altro che onestà ripagata: poco dopo il San Donà ha segnato il 2-1 e avete perso.

«Già, sono convinto che non avremmo mai perso se fossi stato zitto. Magari la prossima volta sto zitto davvero!».

Beh, sarai orgoglioso però. Ma i compagni come hanno reagito?

«Devo dire di sì, sono orgoglioso. I compagni alla fine mi hanno fatto i complimenti quasi tutti. Certo, qualche battutina me la sono presa, alcuni mi hanno dato del cogl...».

E il mister?

«Mi ha fatto i complimenti, così come quello avversario» (Lele Pasa, ex Treviso, ndr).

Per che squadra tifi?

«Per la Juve».

 

 

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