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Regole e burocrazia uccidono la storica «Marcia del freddo»

Gli organizzatori si arrendono, salta l’edizione numero 44 «Troppo rigide le norme di sicurezza, servono 200 volontari» 

VITTORIO VENETO. Per motivi di sicurezza salta uno dei più classici appuntamenti di inizio d’anno. Il 6 gennaio, infatti, non si terrà, seppur annunciata da tempo, la “Marcia del freddo” e la sera prima, come è già noto, si accenderanno solo una decina di panevin, la metà dell’anno scorso, perché i promotori di questa tradizione hanno trovato eccessive complicazioni nell’adozione delle recenti misure di sicurezza. La marcia, che ha per teatro Piazza Ceneda, avrebbe raggiunto la 44esima edizione e le adesioni erano arrivate da tutto il Veneto e dal Friuli. Ben 1.400, infatti, gli appassionati che mediamente vi partecipano. «Non me la sono sentita di farmi carico della responsabilità penale di eventuali incidenti o infortuni – spiega il patron Adriano Pagotto – Le nuove norme sulla sicurezza sono molto severe e impongono anche a piccole organizzazioni come la nostra gli stessi vincoli dei grandi eventi».

La manifestazione portava da sempre la firma del “Gruppo marciatori Domo”, fondato da Antonio Pagotto, padre di Adriano, prematuramente scomparso tre anni fa. «Mio padre ne soffrirà quando verrà a sapere da lassù dell’interruzione – spiega il figlio – ma non ho avuto neppure il tempo di farmi un’assicurazione per affrontare con animo più sereno le diverse incombenze. Ciò che provvederò a fare il prossimo anno». Si è letteralmente spaventato, Adriano Pagotto, leggendo i regolamenti che gli ha recapitato il Comune. «Noi possiamo provvedere a un centinaio di volontari per presidiare i diversi incroci stradali e predisporre i ristori per i partecipanti, ma se avessimo dovuto applicare tutte le norme indicate nel dossier, avremmo dovuto contare su un numero doppio di volontari». Ai numerosi incroci stradali che i marciatori attraversano, infatti, gli uomini del presidio debbono intervenire con transenne per la chiusura al traffico e mettere in campo dei blocchi di cemento o le proprie auto per bloccare il passaggio di eventuali malintenzionati. Non solo, gli addetti alla sicurezza avrebbero dovuto aprire e successivamente chiudere il transito dopo ogni passaggio di marciatori. «C’è chi va piano e chi va forte – ricorda Pagotto – per cui le nostre manifestazioni podistiche continuano per due, a volte tre ore. E sarebbe diventato quasi impossibile, pertanto, togliere e rimettere transenne ed auto. Decisamente troppo difficoltoso». Pagotto e collaboratori hanno inoltre individuato ulteriori disagi. Lungo determinati percorsi della gara, specie lungo i sentieri di collina, ci sono alberi abbattuti dai recenti eventi atmosferici nonché smottamenti che impediscono un facile transito. «Con i volontari avremmo dovuto lavorare per giorni ai fini di una manutenzione che potesse garantire la massima sicurezza ma – conferma Pagotto – la nostra organizzazione non ha uomini e mezzi sufficienti per
questo tipo di emergenza». Il “Gruppo marciatori Domo” assicura che per la prossima edizione ogni problema sarà risolto. “Ci auguriamo, comunque, che da parte delle autorità di competenza ci sia un’interpretazione meno severa dei regolamenti, tenendo conto della nostra realtà».



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