Quotidiani locali

Panevin, tradizione e sicurezza

Parola d’ordine: buonsenso. Arcade blinda la sua pira, a Treviso fuochi limitati in numero e dimensioni

Panevin, scatta il conto alla rovescia in vista dell’Epifania. Soprattutto ad Arcade, dove gli alpini hanno innalzato come sempre la pira più alta della Marca. Un esercito di oltre cento persone.

Un evento partecipatissimo che, in particolar modo dallo scorso anno (quasi 10 mila le presenze nel corso della serata), ad Arcade come altrove ha dovuto fare i conti con le misure antiterrorismo: trattori e blocchi di cemento anche quest’anno faranno da barriera agli accessi principali della piazza, uomini delle forze dell’ordine in borghese tra la folla, con divieto di scoppiare petardi e botti. Tutti provvedimenti introdotti anche quest’anno dall’amministrazione comunale guidata dal leghista Domenico Presti: «Cureremo tutto nei minimi dettagli e saranno garantite le stesse forze di sicurezza dello scorso anno», spiega Presti, «probabilmente chiuderemo anche più strade, tutto grazie alla forza del volontariato e della serietà di Questura e forze dell’ordine». Qualche accorgimento ed attenzione in più, insomma, ma tutto secondo tradizione. Compresa quella che vuole sia l’attuale governatore del Veneto Luca Zaia ad accendere il grande falò. Infine l’avvertimento: «Non voglio sentire alcuna polemica su smog e quant’altro. Sia chiaro: il panevin di Arcade non si tocca».

Sono due le ordinanze previste dall’amministrazione comunale di Arcade. La prima vieta l’utilizzo di petardi durante la serata del panevin del 5 gennaio, la seconda - in vigore dal 30 dicembre al 31 gennaio - nega la possibilità di accendere privatamente fuochi o panevin fatti in casa. Il panevin è uno solo: quello in piazza. Previste sanzioni per i trasgressori dai 50 ai 200 euro.

Arcade a parte, che comprensibilmente difende una leadership riconosciuta, il resto è, come dice il presidente della Provincia Stefano Marcon, una serie di divieti e concessioni ispirate al buonsenso: «Dall’ente Provincia - spiega Marcon - non sono stati imposti divieti generali e si è molto lasciato fare ai sindaci, che hanno emesso, casomai, ordinanze riferite al territorio di pertinenza. I criteri che governano il tutto sono due: da un lato la salvaguardia della sicurezza e la salute, dall’altro la tutela di una tradizione che ci appartiene. Non verrà fatta guerra ai panevin», prosegue Marcon, «ma si baderà a salvaguardare il territorio da incendi e inquinamenti».

Roghi limitati e controllati quindi, come a Treviso dove l’amministrazione Manildo ha ribadito le indicazioni date gli anni scorsi: sono ammessi solo i fuochi di quartiere autorizzati, e comunque di diametro non superiore ai due metri e altezza solo di un metro e mezzo. «Luoghi di incontro, più che roghi», spiegano da Ca’ Sugana. Otto e non più tredici i panevin autorizzati a Conegliano (quattro sono stati spenti dalle norme per la sicurezza); dieci e non più venti quelli nel territorio
di Vittorio Veneto, sempre per la stessa ragione. E intanto tutti guardano al meteo. Oggi dovrebbe ritornare il bel tempo, ma per la sera tra il 5 e il 6 gennaio è previsto il ritorno della pioggia, che dovrebbe anche abbattere ogni fumo nocivo prodotto dai roghi.(a.b.v.)

TrovaRistorante

a Treviso Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PERCORSI

Guida al fumetto: da Dylan Dog a Diabolik