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Corsa all’oro digitale Anche nella Marca si paga in “bitcoin”

Negli ultimi mesi boom di scambi della moneta nata nel web Le istituzioni scettiche: «Rischia di essere una grande bolla»

TREVISO. La corsa all’oro digitale è scattata anche nella Marca. Una decina di attività commerciali accettano già i pagamenti in bitcoin (Btc), la “criptovaluta” più famosa al mondo. Scambiare la moneta corrente, l’euro, per una digitale che permette le normali transazioni e che, soprattutto, negli ultimi anni ha visto lievitare il proprio valore, è un’attività che ai trevigiani piace anche per il significato politico: riappropriarsi della gestione del denaro dopo i crac bancari e la crisi economica.

A scuola. Il fenomeno si studia anche nelle aule scolastiche. All’Ipsia Galilei di Castelfranco un gruppo di studenti della Terza E, coordinati dal professor Daniele Pauletto, ha effettuato una ricerca sui Btc a livello locale, per capire dove si possono spendere i crediti acquistati online. «Le attività più popolari sono quelle legate al turismo come alberghi, bed and breakfast, hotel, seguite dai servizi in generale» spiega il professor Pauletto. Più facile trovare esercenti che accettano i Btc nelle grandi città (oltre che, ovviamente, in una miriade di siti web), ma il fenomeno cresce a vista d’occhio.

L’esplosione. «Era un settore di nicchia ma ora stiamo assistendo a una vera esplosione» spiega il commercialista Marco Rubini, «sempre più professionisti mi chiedono come pagare o accettare pagamenti in criptovaluta. È un po’ come internet: quando è esploso è sembrato un gran caos, ma poi è rimasto e si è imposto. Con i Btc una comunità si sta riappropriando del potere di emettere e gestire il denaro, bypassando il sistema bancario che a livello locale non ha dato un grande spettacolo». H-Farm, a Roncade, sta seguendo da vicino l’evoluzione delle criptovalute. Assieme a Deutsche Bank ha selezionato cinque startup che hanno sviluppato soluzioni innovative basate sulla tecnologia blockchain, quella che sta alla base degli scambi. «I bitcoin hanno le caratteristiche per essere scambiati con una moneta» spiega Davide Faraci, responsabile del progetto per H-Farm. «Sono simili all’oro: sono l’unico bene, in ambito digitale, non duplicabile, scarso e facilmente trasferibile. Ad oggi non abbiamo ancora una visione di quello che succederà nelle aziende, so per certo che l’interesse cresce».

Gli scettici. Tra le istituzioni ufficiali i Btc, però, vengono guardati con sospetto. Non hanno un patrimonio reale alle spalle, come avviene per le monete tradizionali. E la crescita impetuosa degli ultimi anni, accompagnata ai crolli di questi ultimi giorni, è considerata sospetta. «La finanza ha già fatto abbastanza danni, noi li sconsigliamo» taglia corto Vendemiano Sartor, presidente Confartigianato Treviso, «se qualcuno vuole provarci, lo faccia a titolo personale.
Per me è solo una “catena di Sant’Antonio”». E anche dalla Camera di Commercio di Treviso e Belluno, guidata da Mario Pozza, non arrivano pareri lusinghieri: «Le monete virtuali sono una bolla che può esplodere da un momento all’altro».

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