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Vittorio, chiude l’ultimo ristorante in Val Lapisina

A Vittorio Veneto, in Val Lapisina, si arrende anche il “Caminetto”. La rabbia dei residenti: «Il quartiere muore, l’Alemagna chiusa ci dà il colpo di grazia»

VITTORIO VENETO. Inizio d’anno con il de profundis in Val Lapisina. Chiude l’ultimo ristorante, “Area 51, trattoria al Caminetto”, di Nove. Nei 12 chilometri di tornanti da Forcal al Passo Fadalto, con la strada chiusa di notte e aperta a senso unico alternato di giorno, resiste solo un bar.

«Il 2018 rischia di essere l’anno del definitivo declino – anticipa Silvano De Nardi, il presidente del quartiere – Quando termineranno i lavori del traforo di Sant’Augusta, per noi rischia di essere la fine, perché anche Enel e Terna, le due grandi aziende che operano in valle, hanno ormai un personale molto risicato».

“Area 51, trattoria Al Caminetto” ha chiuso i battenti ieri; l’ultimo cenone lo ha fatto la sera del 31 dicembre. «Si comunica a tutti i nostri affezionati clienti ed amici che da oggi, 1 gennaio 2018, il locale resterà chiuso per cessata attività – si legge in un post nella pagina Facebook del ristorante – Un grazie di cuore a tutti quelli che ci hanno creduto. A breve comunicheremo la nostra nuova attività, buon anno nuovo». In valle si dice, infatti, che subentrerà una nuova gestione. Ma si tratta soltanto di indiscrezioni. «Ce lo auguriamo – afferma ancora De Nardi – perché altrimenti dovremmo davvero recitare il de profundis per la nostra comunità». L’unico bar che resta aperto, peraltro sempre a Nove, è “Al gallo”; a poca distanza, ma solo d’estate viene aperta un’attività di ristoro dedicata prevalentemente ai motociclisti. Sulla Sella del Fadalto, in Comune di Alpago, sono attive due attività di ristorazione, ma distano almeno sette chilometri da Nove. Là dove un tempo c’era una piccola cooperativa, in località Fadalto è presente un circolo con bar, ma è privato e lo gestisce un gruppo di centauri.

«Da anni, ormai, in Val Lapisina c’è la desertificazione di ogni attività lavorativa, ed è questo che più preoccupa – afferma Bruno Fasan, che abita in Fadalto – Abbiamo fatto il conto che sono andati persi, in vent’anni, almeno 150 posti di lavoro tra esercizi pubblici, ristorazione, attività commerciali, servizi, artigianato e piccola industria. Ma quel che è peggio è che a seguito della carenza di lavoro se ne vanno anche le persone. In poco più di cinque anni, la popolazione è diminuita di oltre mille unità e oggi è di poco superiore a quota 2.800». Persino gli immigrati hanno preso il largo, a causa della crisi. A fine anno si concluderà il cantiere del traforo di Sant’Augusta e verrà meno anche l’introito del personale che viveva tra Porta Cadore e Forcal.

«A causa del disagio riscontrabile sulla Statale di Alemagna, in seguito alla caduta della frana sul Fadalto, anche

le attività collocate all’inizio e al termine della valle – sottolinea con preoccupazione Fasan – lamentano che stanno operando a singhiozzo. Se non si provvederà ad una riapertura in tempi brevi della strada, temo che ci saranno ulteriori disattivazioni».


 

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